Pelle d'anima PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Novellino   
Venerdì 07 Settembre 2018 01:07

 

PELLE D’ANIMA di ANNAMARIA PETRILLO

 

Il libro di Annamaria Petrillo (Aletti Editore) raccoglie ottantasette poesie, tutte titolate, disposte senza un rigoroso ordine tematico ma orientate a formare, alla fine, una tessitura, i cui punti sono l’amore, il dolore, il distacco, il senso del tempo che passa, il paesaggio dell’amata terra natia, la nostalgia. E ci sono anche tratti di carattere più filosofico come la fragilità dell’esistenza, il suo significato ultimo, la consapevolezza del mistero di cui facciamo parte.

Leggendo di seguito, ma adagio, questi componimenti, si ha la sensazione di essere guidati attraverso l’esperienza di un’anima che riflette tanti aspetti presenti in tutte le animi sensibili, disposte a stupirsi. A mio avviso, il discorso poetico, per quanto si sviluppi da un punto di vista soggettivo, ha il potere di elevarsi su un piano più universale e diventare uno specchio nel quale è possibile (e pure lecito) ricercare qualcosa della propria immagine. E a ciò contribuisce anche un senso profondo, non sentimentalistico, della religiosità.

La poetessa narra innanzitutto di avere sofferto per la perdita di persone care, di avere subito un distacco dalla propria Terra, l’Irpinia, quindi di avere tanto sofferto. Ma la sua sofferenza non è definitiva, non copre tutto con l’onda della disperazione. “E finalmente, persi i chiodi del dolore,/scenderà la pace/sulla mia anima nuda”.

La vita è un’esperienza faticosa, ma vale la pena di essere vissuta. “Sferraglia a fatica il treno della vita/lungo tortuosi binari”. Ma una meta c’è. Anche se non la conosciamo in tutti i suoi contorni, è nelle mani di Dio. Infatti, “Bisogna lasciarsi portare al vento della vita”.

E la vita richiama il senso del tempo. I filosofi l’hanno a lungo scandagliato, scoprendo forse che non è la ragione a svelarne la natura, ma il cuore che capta e ascolta il flusso dell’esistere. Ma non c’è da illudersi, non si tratta di un idillio. “Quello che è stato non sarà più/e folate di tespesta soffiano/su quello che verrà.” Ma pure: “Sento il peso delle ore fuggite/ma dietro l’angolo vi è sempre/la forza del domani”.

La poesia di Annamaria si può definire canto dell’anima. I versi scorrono, a volte si richiamano, in alcuni casi si fanno caparbiamente riflessivi, in altri sembrano scaturire in modo spontaneo. Comunque sono sempre siceri, autentici nel loro tentativo di dare voce a qualcosa di intimo, di personale, in cui tutti possiamo specchiarci.

 

Giuseppe Novellino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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