Succede ad Aleppo PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Dotto   
Venerdì 31 Agosto 2018 14:59

SUCCEDE AD ALEPPO di DOMENICO QUIRICO

 

 

 

 

Aleppo è tra il cielo e l'inferno. Era, ed è, per me che la vivo da sei anni, un groviglio, una impervia salita all'eterno, un isterismo di terrore, di vanità umana, di nefaste ossessioni, di ostinati sconosciuti eroismi. Quando vi arrivai la prima volta aveva appena cominciato a cavar sangue alle sue vittime, a patire la veglia lugubre del Tempo, a porre tutto in un colore di ombra che è tipico della nostra epoca; ed è il colore del riconoscibile dolore di ogni giorno, la vita come sappiamo che viene vissuta. Aleppo è insieme Guernica e Stalingrado, Sarajevo e Grozny... [Domenico Quirico]

Non è facile trovare le parole per esprimere e rappresentare l'esperienza di Domenico Quirico in terra siriana. Chi non vi è stato fatica a immaginare e di certo non sono sufficienti libri, reportage per accorciare la distanza tra chi è dentro e chi è fuori dalla guerra civile in corso.

La città di Aleppo fotografata sulla pagina scritta ci colpisce, quindi, “scoscesa e come senza abitanti, burrascosa e recondita, terribile apparizione nella storia e sempre come morta”. 

È una città i cui superstiti cercano di strappare attimi di normalità nel chiuso della battaglia, non dimentichi della devastante distruzione intorno: non ci sono strade, mancano punti di riferimento, la geografia dei luoghi è completamente stravolta.

“Le strade hanno inghiottito le strade, le pietre sono solo la prima pietra”

Per il resto gli insorti chiedono a Bashar Assad ciò che nei paesi occidentali è dato per scontato: uno stato di diritto che consenta di vivere e non solo di sopravvivere.

Domenico Quirico racconta in che maniera è avvenuta la trasformazione di chi abita ancora ad Aleppo. Non sono e non saranno quelli di prima. La paura non serve, non salva nessuno. La speranza è che il regime venga sconfitto, e ciascuno possa affermare una dignità mai venuta meno: quella che impone di rispondere con le armi - che mancano - alle feroci vessazioni di Assad:

"Confesso un'ammirazione quasi religiosa per il popolo che ho incontrato ad Aleppo. Senza distinzione per quelli che combattono e per quelli che sono dietro, uomini e donne, perché tutti sono superiori alle speranze dei fiduciosi, ai dubbi dei disperati".

Chi ha potuto è fuggito da Aleppo, ma molti sono rimasti al loro posto:

 

 

 

"Dietro di me lascerei anche le rovine della mia anima (...) C'è forse una valigia così grande che possa portare via con me anche la mia anima?"

Tracciare una sintesi di quanto avviene in Siria non è affatto semplice. Le vicende che interessano Aleppo rincorrono articolazioni e questioni senza le quali è difficile una chiara idea d'insieme. La guerra in Siria è connessa al conflitto Arabo-Israeliano (per la perdita delle alture del Golan), all'Egitto (col quale si è unita politicamente nella breve esperienza della RAU), all'Iran e via dicendo.

La storia della Siria dal secondo dopo guerra è caratterizzata da un colpo di stato dietro l'altro (salvo la lunga pausa di stabilità tra il 1970 e il 2011, anno della Primavera araba). Solo nel 1949 ve ne sono stati tre. Dal 1963 è al potere il partito Ba'th, diviso in correnti in lotta tra loro. Dal 1970 il governo è nelle mani degli Assad (Hafiz al- Assad fino al 2000, cui è succeduto il figlio Bashar). La peculiarità è che lo Stato è in mano a una minoranza (sciita) che usa da decenni il pugno di ferro contro oppositori (strictu sensu additati quali terroristi), che costituiscono  la maggioranza della popolazione (sunnita). A essa si sono infiltrate frange di Al-Qaida e dell'Isis cui non può di certo essere assimilata:

Non abbiate paura di noi, la maggior parte dei rivoluzionari sono giovani, secolarizzati, non islamisti. La rivoluzione ad Aleppo è una rivoluzione borghese, di professori, uomini d'affari, insegnanti.

Questo la dice lunga sull'estensione di una guerra civile che si fa conflitto totale contro un popolo. 

 

 

Davide Dotto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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