La scuola cattolica PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Novellino   
Sabato 05 Maggio 2018 01:37

 

LA SCUOLA CATTOLICA di EDOARDO ALBINATI

 

 

 

 

 

Arduo definire romanzo, per i tipi della Rizzoli Editore, questo tomo di 1294 pagine. Contiene corpose narrazioni, descrizioni d’ambienti e di persone, lunghe riflessioni, veri e propri saggi di carattere sociologico, aforismi e pensieri. Il tutto amalgamato in modo perfetto, al fine di ricostruire non solo la vita dello scrivente (e voce narrante), ma anche quella di tanti suoi coetanei che nei primi anni Sessanta si erano trovati a frequentare l’Istituto San Leone Magno nel quartiere Trieste a Roma. Pur sempre una storia, comunque. E come tutte le storie anche questa di Edoardo Albinati ha il suo punto nevralgico, la sua scena madre intorno alla quale ruotano altri fatti: il famoso delitto del Circeo, consumato nella tarda estate del 1975.

Riassumere in poche righe il magmatico contenuto del libro è cosa ardua. Comunque ci provo. La storia prende le mosse dalle aule di quella scuola privata, sui cui banchi sedevano i rampolli della media borghesia romana, i quali ricevevano un’educazione di stampo cattolico. Poca severità, formalismo, ambiguità culturale, ripetitività nozionistica erano i caratteri salienti di quella prassi formativa. Gli studenti, tutti maschi, finivano con il respirare un’atmosfera sessualmente morbosa, omofobica, macista. Crescevano nel perbenismo borghese, ma vivevano con inquietudine il loro sviluppo psicosessuale, in una società che nei primi anni Settanta si poteva definire in mezzo al guado: non più basata sui vecchi principi, che il Sessantotto aveva già messo in discussione, ma non ancora aperta ad una piena libertà di costumi.

Tra i compagni del nostro autore c’era quell’Angelo Izzo che, assieme a due amici, rimorchiò due ragazze carine, le portò in una villetta del Circeo, le seviziò, le stuprò e alla fine le uccise; le rinchiuse nel portabagagli della macchina che poi parcheggiò in un viale del quartiere Trieste per andare a prendersi un gelato.

La tragedia viene ricostruita nei minimi particolari. L’autore ne esplora le motivazioni, che risultano radicate nel terreno della borghesia romana  e del perbenismo tra cattolicesimo e individualismo liberal-modernista. Intorno al fattaccio pullulano altre storie e ministorie che vedono quasi sempre protagonista il nostro autore. In buona sostanza, si delinea uno spaccato della nostra Italia nella seconda metà del secolo scorso.

Secondo me, l’autore erige un monumento alla vita e cerca di interpretarla alla luce della propria esistenza, di ciò che ha visto e sperimentato nel corso degli anni. La vita gli appare come un affascinante caos, pulsante e sempre imprevedibile. Il dramma dell’uomo sta nel desiderio, sistematicamente frustrato, di mettere ordine in quel caos attraverso la presunta armonia sociale, l’impegno politico, l’affettività e i buoni sentimenti, la religione, la cultura. Invece tutto cambia, tutto muore, tutto si trasforma con il tempo. Perfino l’arte tenta di fare il suo servizio in questo senso: “La fantasia non si adopera per fuggire da questo mondo, ma, al contrario, per abitarlo senza impazzire e per tentare di viverci conferendogli il senso che non ha”.

Albinati tradisce una certa nostalgia di Dio, anche se ha imboccato (e responsabile ne sono i suoi educatori cattolici) la strada dell’agnosticismo. Molte sono le pagine dedicate alla fede e alla spiritualità, oltre a quelle di denuncia del fariseismo. Si intravede tuttavia l’anelito verso un enigmatico e inafferrabile trascendente.

Non è un libro da leggere tutto d’un fiato (anche perché alla fine il povero lettore dovrebbe essere soccorso con l’ossigeno), ma da gustare lentamente, anche seguendo le indicazioni dello scrittore che suggerisce di saltare delle pagine, andare avanti, ma anche ritornare indietro. Come si dovrebbe leggere uno zibaldone, insomma. Ma la lettura diventa avvincente in più punti, luminose isole narrative, intriganti e assai coinvolgenti.

Ha vinto il Premio Strega nel 2016.

 

 

Giuseppe Novellino 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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