Lolita PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Dotto   
Sabato 07 Aprile 2018 02:08

 

LOLITA di VLADIMIR NABOKOV

 

 

 

 

«Lolita,» dissi «forse questo non sta né in cielo né in terra, ma devo dirlo. La vita è molto breve. Da qui a quella vecchia macchina che conosci così bene ci saranno venti, venticinque passi. È un tragitto brevissimo. Falli, quei venticinque passi. Subito. Immediatamente. Vieni così come sei. E vivremo per sempre felici e contenti».

Per un disguido fastidioso Humbert Humbert, in cerca di un alloggio, capita nella pensione della vedova Charlotte Haze. Sulle prime non ha alcuna intenzione di rimanervi, se non fosse per un fattore decisivo: non la stanza, non il giardino, ma la dodicenne Dolores Haze (Lolita). 

La signora Haze riesce nell’intento di conquistare il pigionante, diventandone la consorte. Ciascuno in fondo, in forza di una sorte benigna, ha guadagnato qualcosa: una famiglia, un marito, un patrigno, la stabilità del focolare.

Tuttavia è solo l’inizio di una storia molto particolare. Humbert Humbert conserva un diario in cui registra con cura i rivolgimenti dello spirito di cui consegna una parvenza di razionalità, giustificazione e metodo:

Lo so che è da pazzi tenere questo diario, ma il farlo mi dà uno strano brivido; e solo una moglie amorosa potrebbe decifrare la mia microscopica grafia. Lasciatemi dichiarare con un singhiozzo che oggi la mia L. ha preso il sole sulla cosiddetta «loggia», ma sua madre e un’altra signora erano sempre tra i piedi. Certo, avrei potuto mettermi sulla sedia a dondolo e fingere di leggere, ma per non correre rischi ho girato al largo: temevo che l’orribile, insano, ridicolo e patetico tremore che mi scuoteva mi avrebbe impedito di fare la mia entrée con una minima parvenza di disinvoltura.

Insomma: Humbert Humbert sposa la vedova Haze esclusivamente per frequentare la ragazzina che, nel frattempo, viene spedita nella colonia estiva, lontana miglia e miglia da lui. Se la signora Haze non avesse scoperto e letto il diario, le cose potevano sistemarsi in una sorta di normalità. Tuttavia serpeggia in Humbert Humbert l’ossessione che non accetta impedimenti di sorta, in perenne ricerca di soddisfazione. Non mancano intenti uxoricidi, ai quali difetta la decisione nel concretizzarli. Nel libro di Nabokov vediamo il protagonista immaginare il delitto, nel corso di una nuotata al lago:

La soluzione naturale era sopprimere la signora Humbert. Ma come? Nessun uomo può compiere il delitto perfetto, ma il caso sì.

È quasi una scena alla Hitchcock, volendo, intensificata nel 1962 dal film di Stanley Kubrick in tutt’altro scenario. Invece del lago vi è una pistola, appoggiata sul comodino durante un vivace confronto tra i coniugi.

È proprio il caso a sciogliere l’intreccio. La signora Haze, sconvolta, viene a conoscenza delle insane mire di Humbert nei confronti della figlia. L’uomo si scagiona ricorrendo al pretesto di un romanzo che sta scrivendo. La donna, senza che lui se ne accorga, esce di casa e, nelle vicinanze, viene travolta e uccisa da un’auto in corsa. 

Il patrigno, con la scusa della malattia della madre, preleva dal campeggio la figliastra, iniziando un lungo viaggio senza meta, dimorando in centinaia tra alberghi e motel.

Il diario non esiste più. Il contenuto è rievocato in una logorroica arringa difensiva rivolta ai “signori e alle signore della giuria” a seguito di un fatto di sangue che verrà narrato alla fine, ma i cui effetti si avvertono sin dall’inizio. Humbert cerca, di pagina in pagina, di allontanare la riprovazione inevitabilmente attirata su di sé, ma anche di scovare l’origine della crepa che percorre la sua esistenza.

I giochi sono già fatti. Quando Humbert ha perso Lolita per sempre, tenta di riavvicinarla. Come Gatsby nel romanzo di Francis Scott Fitzgerald, vuole recuperare un rapporto ormai concluso.

Humbert è un uomo malato, e ne è consapevole. Lo è anche il misterioso Clare Quilty, un drammaturgo statunitense autore de La piccola ninfa, una figura ambigua, trasformista, un’ombra malefica al loro inseguimento. Un personaggio che ha tutte le fattezze di un acerrimo nemico. 

In comune, tra i due, la stessa fissazione, una perversione molto netta. Humbert vuole e deve attribuire ad altri le proprie voglie degradanti e rischiose, o negarle. Disperato, però, il riferimento di Dante con Beatrice, di Petrarca con Laura. Nel caso di Humbert l’età non è un accidens. L’unione con Charlotte Haze è, per forze di cose, un matrimonio a termine:

Sapevo di essermi innamorato di Lolita per sempre; ma sapevo anche che lei non sarebbe stata per sempre Lolita. Il primo gennaio avrebbe compiuto tredici anni. Entro un paio d’anni avrebbe cessato di essere una ninfetta e si sarebbe trasformata in una «ragazza», e poi, orrore degli orrori, in una college-girl.


 
 

Humbert appare prigioniero di un arco temporale che non contempla l'immediato futuro: Dolores crescerà, ma nel corso dell'ultimo incontro si rifiuta di vedere la realtà davanti agli occhi. Vorrebbe strapparla al marito, alla famiglia che si è costituita quando, la sua, si è sgretolata. Di sicuro Humbert non poteva diventare la sua famiglia, per ovvie ragioni nemmeno Quilty. 

Se ripercorriamo il romanzo a ritroso, è evidente che la perorazione di Humbert è tanto efficace da distogliere l'attenzione dalla sua protagonista e dalle proprie responsabilità. Dolores Haze (Lolita) non aveva più una casa dove stare. Morti i genitori, si è trovata nelle mani di un tipo poco raccomandabile che non era in grado di educarla, consigliarla nel momento più delicato della sua età. Non priva di risorse, è sopravvissuta senza troppo danno a due uomini pericolosi (Humbert e Quilty); uscita dall’infanzia, ha perciò definitivamente chiuso una porta, ponendo nel nulla qualunque presupposto per dare un seguito alle attenzioni di Humbert.

 

 

Ebbene la cecità di questi non è diversa da quella di Quilty. Anche Quilty non vede oltre l’immediato, non prende sul serio i propositi di vendetta di Humbert, né si accorge di quanto sta per accadergli, o nell'istante in cui accade. Entrambi, insomma, si mostrano totalmente succubi della perversione che ottunde il loro intelletto. 

Prendere una netta posizione nei confronti di quest'opera non è facile, per il rischio che venga contraddetta dalla lettera del testo. Il sentimento provato dal narratore nei confronti di Dolores (se di sentimento si tratta) è troppo ambiguo perché si possa parlare di amore o di una passione sublimata. A complicare le cose è il tempo stesso del racconto: le emozioni che traspaiono nell'autodifesa sanno di giustificazione postuma, attenuano la crudeltà di fondo del personaggio e non è detto corrispondano in pieno a quelli provati nel momento delle vicende. Lo stesso narratore decanta le proprie doti di romanziere. Se non inventa, indora la pillola.

 

 

Davide Dotto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti

Mostra/Nascondi modulo commento.
 

Ricerca nel sito

Syndication

We use cookies to improve our website and your experience when using it. Cookies used for the essential operation of the site have already been set. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information