Un mito chiamato Alessandro PDF Stampa E-mail
Scritto da Patrizia Palese   
Giovedì 01 Febbraio 2018 01:18

 

UN MITO CHIAMATO ALESSANDRO

 

 

 

Si dice che fu lui stesso a curare la sublimazione della propria immagine trasformando la realtà di un condottiero geniale in quella di un essere sovrumano e probabilmente fu davvero così; con un lucido calcolo politico, portò avanti la tesi di una sua natura divina e a forza di pensarlo finì per crederci davvero. Di certo dobbiamo concedergli che le sue imprese non potevano essere confinate in un ristretto panorama umano e ben presto assunsero la dimensione di mito. I reperti che parlano di lui sono innumerevoli e molti di essi sono conservati al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo.

Stiamo parlando, come avrete intuito, di Alessandro Magno.

 

  

 

Del resto se a trent’anni hai conquistato l’intero mondo conosciuto di allora è gioco-forza che si debba possedere assolutamente una forza soprannaturale.

Alessandro, o meglio, Alessandro III, sovrano di Macedonia, nato nel 356 e morto nel 323 a.C., entrò nella storiografia e nel mito di pari grado intrecciando l’uno all’altro in maniera indissolubile. Le sue biografie fin dall’inizio contengono allusioni alla sua natura divina e non si esclude che il condottiero stesso abbia alimentato tali congetture.

Callistene, poeta di corte e storiografo, fu incaricato da Alessandro stesso di registrare gli eventi della sua grande spedizione militare. Eppure queste descrizioni ci sono pervenute attraverso fonti successive. Nella letteratura poi Alessandro Magno viene descritto come un eroe, come un brillante condottiero che non ha rivali nell’audacia, nell’intuito strategico e nello spirito di iniziativa. Ma viene anche descritto come un alcolizzato megalomane, facilmente in preda a scatti d’ira che potevano cadere su chiunque e, a volte, anche le persone più vicine a lui pagavano con la vita la sua collera. L’epiteto di Magno, che deriva da scritti greci, romani e occidentali è ben lontano da quello che veniva usato in Oriente: Alessandro il Terribile.

Ma come viene fuori un personaggio del genere? È utile allora conoscere un po’ della sua biografia e della sua famiglia.

Quando Filippo, suo padre, salì al trono nel 360 a.C. la Macedonia entrò dalla porta principale nella storia dei popoli. Nella corte macedone, grazie al sovrano, furono introdotte usanze greche, e lo stesso Filippo stimolò lo sviluppo delle arti e dell’economia, riorganizzando l’esercito e creando, ex novo, una potente forza con soldati professionisti. Sotto il suo governo la Macedonia divenne la maggiore potenza della regione. Da lui e da Olimpiade nacque Alessandro il 21 luglio 356 a. C.

Filippo incaricò Aristotele di educare suo figlio alla greca e il giovane ebbe come esempi gli eroi greci Achille e Ercole che continuò ad onorare anche durante le sue spedizioni militari dedicando a loro giochi e sacrifici. Il suo libro maestro fu l’Iliade e la sua aspirazione fu quella di incarnare l’ideale omerico dove l’importanza veniva data alla lotta per l’onore e la gloria, anche perché in quel tempo l’unico vero eroe era solo di stampo omerico.

A 18 anni si distinse sul campo di Cheronea, nel 338 a.C., guidando l’ala sinistra dell’esercito macedone in una battaglia decisiva contro Atene e mostrando di essere un  ottimo comandante, nonostante la sua età. Con quella battaglia la Macedonia vinse e Filippo ebbe il controllo dell’intera Grecia, eliminando così l’autonomia delle città greche. Due anni dopo Filippo venne assassinato e Alessandro a 20 anni, nel 336 a.C., diviene re della Macedonia ed egemone, cioè signore della Lega di Corinto, che altro non era che l’alleanza panellenica che riuniva le polis.

 

 

 

Alessandro nutriva per Achille un’ammirazione che sconfinava nel culto, in quel tempo, infatti, la fama dell’eroe omerico era indiscutibilmente condivisa da molti e, sicuramente, fu uno dei motivi che lo spinsero a eguagliarne la fama. Altro eroe da lui preso ad esempio fu certamente Ercole, modello di vita da seguire, e Dioniso, il dio greco, tanto che, essendosi trovate tracce del culto del dio nel regno del Bosforo Cimmerio, ossia nella regione settentrionale del Mar Nero, arrivò fino in India per onorarlo.

 

 

 

Alessandro cercò di emulare Dioniso, il dio del vino, figlio di Zeus e della principessa tebana Semele, perché Dioniso viaggiò per tutto il mondo e introdusse la coltura della vite. Valutando che egli era un semidio, la devozione delle popolazioni con cui entrava in contatto era stupefacente, anche perché istituiva presso di loro il suo culto. Quando poi il Dio ritornò, gli fu concesso di rimanere nell’Olimpo e fu accettato da tutti gli Dei.

 

   

 

Alessandro, conquistando l’impero persiano, vide il suo destino simile a lui. Egli con un esercito di circa cinquantamila uomini e una grande flotta attraversò l’Ellesponto e arrivò a Troia, proprio nel luogo dove era morto Achille, il suo eroe e ne visitò sia la sua tomba che quella del suo amico Patroclo. Nel tempio dedicato ad Athena vi erano le armi che la leggenda voleva fossero appartenute ad Achille. Alessandro prese con sé lo scudo e la lancia e con il loro possesso, si sentì in grado di lottare contro i persiani. Infatti il primo scontro avvenne presso il fiume Granico dove ottenne una memorabile vittoria.

 

 

 

Ma Alessandro aveva ambizioni altissime che divennero chiare a tutti, quando giunse a Gordio, all’interno dell’Anatolia nel 333 a.C. In questo luogo si trovava un carro consacrato a Zeus e, secondo una leggenda, avrebbe conquistato l’Asia, chiunque avesse sciolto il nodo del giogo del carro stesso, quello che poi passò alla storia come il nodo gordiano.

 

 

 

Da principio Alessandro tentò con i metodi canonici di farlo senza riuscirci e fu allora che impugnando la spada diede un fendente dividendo il nodo in due parti e proclamò che il nodo era stato sciolto. Naturalmente nessuno osò contraddire la mossa di Alessandro, anche perché c’era un’ulteriore leggenda che diceva che se si fosse offeso chi avesse sciolto il nodo, non importa come, sarebbe stato incenerito e zittito da Zeus in persona con tuoni e fulmini.

Negli anni che seguirono, l’ascesa di Alessandro continuò fino a farne l’unico dominatore dall’Anatolia all’India, dal Nilo alle steppe asiatiche estendendo l’impero persiano in tutto il mondo conosciuto orientale. Fu allora che egli stesso fece istituire un culto sulla sua persona, manifestando tutto ciò dopo una visita all’oracolo di Zeus Ammone, nel deserto egiziano; egli infatti dichiarò, tornando dal deserto, che era stato dichiarato figlio di Zeus. Subito dopo iniziarono le leggende fra cui quella di sua madre Olimpiade in cui si asseriva che era stata fecondata dal padre degli Dei il quale aveva assunto, per l’occasione, la forma di serpente.

 

  

 

E si arriva al 323 a.C., quando da Babilonia sull’Eufrate, il re macedone, signore del mondo di allora, si preparava a invadere l’Arabia, non stanco e ancora voglioso di nuove conquiste. Questa volta però tutto si ferma il 13 giugno, quando Alessandro muore in circostanze ancora oggi non chiare e senza lasciare un successore. Il grande condottiero non aveva ancora compiuto 33 anni.

 

 

 

La tradizione vuole che sul punto di morire, Alessandro convocò i suoi generali e dettò loro le sue ultime tre volontà:

1.     1.  Che la sua bara fosse trasportata sulle spalle dei medici del tempo

2.     2. Che i tesori che aveva conquistato (oro, gioielli ecc.) fossero sparsi sulla strada verso la sua tomba

3.     3. Che le sue mani fossero lasciate penzolare fuori della bara

Uno dei generali, scioccato da queste ultime volontà, chiese ad Alessandro quali erano i motivi di queste sue disposizioni. Alessandro rispose: “Voglio che siano proprio i medici a trasportare la mia bara, per dimostrare che non hanno potere davanti alla morte. Voglio il suolo ricoperto dai miei tesori per far ricordare che i beni materiali qui conquistati, qui restano. Voglio le mani al vento, perché la gente veda che veniamo a mani vuote e a mani vuote andiamo via”.

Alla sua morte, il suo regno fu suddiviso fra i suoi generali e i suoi diadochi (successori), ma non fu un’operazione semplice; seguirono guerre interminabili che favorirono la nascita dei regni ellenistici, alla fine del IV sec. a.C. Alessandro esercitò ancora nel mondo allora conosciuto, un’innegabile influenza: aprì vie commerciali, abbatté barriere politiche e culturali, stimolò le arti, la filosofia, le scienze. Alla sua corte vivevano biologi, storici, geologi che avevano l’incarico di registrare ogni cosa venisse incontrata durante le imprese belliche. Fondò numerose città a cui diede il suo nome, prima fra tutte Alessandria d’Egitto, dove fece risiedere i suoi uomini migliori, sia greci che macedoni e fu anche per questo motivo che le popolazioni autoctone conobbero le usanze greche e gli uomini di Alessandro conobbero le usanze locali. Egli, rispettando tutte le tradizioni egiziane, ebbe come premio da parte degli egiziani stessi una fedeltà assoluta e tutti gli epiteti riservati a un sovrano fra cui FIGLIO DEL DIO RA.

Tutti questi influssi sopravvissero ancora molti anni dopo la morte del condottiero.

Da sempre la figura di Alessandro ha ispirato scrittori e artisti. I romani erano dei grandissimi ammiratori del macedone, del suo coraggio dei suoi successi e le battaglie da lui intraprese accendevano la loro fantasia. Nel periodo imperiale furono scritti diversi libri su Alessandro, tra cui i volumi di Quinto Curzio Rufo e il ROMANZO DI ALESSANDRO, che altro non era che una cronaca avvincente, per lo più fantasiosa, del regno macedone. Nei secoli che seguirono questo cosiddetto romanzo fu riscritto e ampliato in varie lingue, adattandolo ai gusti dell’epoca e dei luoghi. Nel medioevo, per esempio, le storie erano piene di sentimenti di pietà cristiana inventando tutto ciò che era possibile inventare, come, per esempio, quello che si vedeva in alcune raffigurazioni del periodo medievale, dove Alessandro viene rappresentato in una specie di sommergibile in viaggio negli abissi marini. Nel tardo Medioevo egli diventa il rappresentante della cortesia e della cavalleria. Nel rinascimento italiano fu una delle figure più amate, tanto che scene tratte dalla sua vita, adornarono numerose stanze di palazzi nobiliari.

Molti sovrani europei si ispirarono ad Alessandro, come Luigi XIV (1638-1715); egli infatti vagheggiò una deificazione della monarchia francese così come fu quella che istituì Alessandro. Luigi XIV infatti si definì il NUOVO ALESSANDRO e incaricò Charles Le Brun di eseguire una serie di dipinti su Alessandro per il Louvre. Dato che in quel periodo la Francia dettava legge per quanto riguardava la moda, nelle corti europee i palazzi furono decorati da dipinti con scene tratte dalla vita di Alessandro.

Nella letteratura, il Macedone, appare spesso come protagonista e come un buon sovrano. Persino i monarchi musulmani, persiani e indiani lo ammiravano e lo chiamavano ISKANDER. Egli è presente anche nella letteratura russa attraverso la mediazione bizantina, in quanto i sovrani bizantini lo consideravano loro diretto antenato. Nella storia della Russia dal X al XII secolo i reali russi adottarono il credo ortodosso e fecero di Alessandro il loro eroe. Nel XVIII secolo Caterina la Grande (1762-1796) aspirò a emulare le gesta di Alessandro e questo fu uno dei motivi per cui battezzò suo nipote con tale nome e lo educò raccontandogli le gesta del Macedone avendone le stesse ambizioni politiche. Intendeva, infatti, creare un vasto impero facendo sì che proprio durante il suo regno, in Russia, si affermasse la monarchia assoluta.

Ma cosa fece in realtà Alessandro? Quanto di vero sappiamo di lui?

 

 

 

Alessandro quando salì al trono dopo l’assassinio del padre, soffocò nel sangue ogni tentativo di bloccare la sua successione, ma seppe anche esaltare ampiamente sia sul piano letterario che iconografico l’abilità venatoria.

Di donne legate a Alessandro rimane famosa Campaspe; per il suo ritratto Il Macedone volle il maggior artista del momento e Plinio ci racconta che Apelle si innamorò talmente tanto della cortigiana, che la ebbe in dono dal re stesso. Nel 327 a.C. Alessandro sposò Rossana la bellissima principessa della Bittriana, e di lei si diceva che fosse la donna più bella dell’Asia, ma questo matrimonio non ebbe i favori dei macedoni vicino al re.

Egli sapeva premiare anche i re sconfitti: in India il re Poro si oppose fino all’ultimo all’avanzata di Alessandro che però lo sconfisse sull’Idapse, ma ciò non gli impedì di divenirne suo fedele vassallo. Del resto egli seppe legare a sé anche gli egiziani rispettando le loro tradizioni tanto che gli stessi gli donarono il titolo di Figlio del dio Ra.

Molti furono gli artisti che lo immortalarono, come ad esempio nei i dipinti di Pietro Antonio Rotari (Alessandro Magno e Roxane), ma l’eredità lasciata da Alessandro può essere ammirata anche nei rilievi di Palmira che mostrano quanta presa ebbero le tradizioni greche anche al di fuori dalla Grecia o nei testi su papiro che nel IX secolo erano ancora scritti in greco.

 

 

 

Ma anche in tempi a noi contemporanei il mito di Alessandro continua a suscitare interesse, come per lo scrittore Valerio Massimo Manfredi, che fece di lui il protagonista di una trilogia dal titolo ALEXANDROS, senza dimenticare il film di Oliver Stone dal titolo ALEXANDER.

Valerio Massimo Manfredi, scrivendo ALEXANDROS, ha creato una trilogia che ha avuto un grandissimo successo vendendo sei milioni di copie, tradotta in tutte le lingue. L’autore spiega anche, in una intervista, che la fortuna di Alessandro si fonda sul fatto che nel momento in cui muore praticamente è il signore del mondo allora conosciuto e nessuno sembra in grado di opporsi al suo potere. Per alcuni studiosi se lui non fosse morto così giovane probabilmente il mondo sarebbe stato migliore; avremmo avuto per esempio invece dei giochi nell’arena, le gare olimpiche, avremmo avuto più letteratura, più teatro e probabilmente più democrazia. Insomma una civiltà più sofisticata, migliore rispetto a quella creata dai romani, ma sono ipotesi. Certamente il mondo sarebbe stato plasmato a immagine e somiglianza di Alessandro dalla sua cultura, quindi un mondo completamente diverso, più apprezzabile. Per esempio la sua idea di eliminare le barriere etniche si fondava su un mondo basato sulla cultura greca, ma aperto all’eventuale contributo da parte di altre etnie. In parte anche Roma fece suo questo concetto, anche perché le componenti locali e regionali, erano state profondamente ellenizzate e quindi adattate a un processo già iniziato e accettato dalle popolazioni.

Sempre dal libro di Valerio Massimo Manfredi è interessante poter leggere come l’autore plasma la storia sotto il marchio del romanzo… forse perché in effetti la sua vita fu un vero romanzo.

 

ALESSANDRO A TROIA

 

Dall’alto della collina Alessandro si volse a guardare la spiaggia, a contemplare uno spettacolo che si ripeteva quasi uguale a distanza di mille anni: centinaia di navi allineate sulla riva del mare, migliaia e migliaia di guerrieri, ma la città alle sue spalle, Ilio, erede dell’antica Troia, non si preparava ora a un assedio decennale, anzi, gli apriva le porte per accoglierlo, lui discendente sia di Achille che di Priamo.

Vide i compagni che salivano a cavallo per raggiungerlo e spronò Bucefalo verso la rocca. Voleva entrare per primo ed solo nell’antichissimo santuario di Atena Iliaca. Affidò lo stallone a un servo e varcò la soglia. Nell’interno, immerso nella penombra, luccicavano forme incerte, oggetti dai contorni indefiniti, e dovette abituare lo sguardo che fino a un momento prima era stato abbagliato dal cielo splendente della Troade, dal sole a picco di mezzogiorno. L’antico edificio era gremito di reliquie, di armi che ricordavano la guerra di Omero. Su ognuno di quei ricordi annebbiati dal tempo una dedica, un’iscrizione: la cetra di Paride, le armi di Achille con il grande scudo istoriato.

Si guardò intorno, posando gli occhi su quei cimeli che mani invisibili avevano mantenuti splendenti per la pietà e la curiosità dei fedeli attraverso i secoli. Pendevano dalle colonne, dalle travi del soffitto, dalle mura della cella: ma quanto c’era di vero? Quanto era frutto dell’astuzia dei sacerdoti, del loro desiderio di guadagno? Sentiva in quel momento che l’unica cosa sincera in quella confusa congerie, che ricordava la ressa di oggetti in un mercato piuttosto che l’arredo di un santuario, era la sua passione per l’antico poeta cieco, la sua sconfinata ammirazione per degli eroi ridotti in cenere dal tempo e dagli innumerevoli eventi che si erano consumati fra le sponde degli Stretti. Era giunto all’improvviso,come un giorno suo padre Filippo nel tempio di Apollo a Delfi, e nessuno lo aspettava…” (da V.M.Manfredi ALEXANDROS)

Oggi possiamo dire che su di lui si è detto tutto e il contrario di tutto, come del resto accade per personaggi che straripano dalla loro umanità per diventare miti e leggende, e lui, Alessandro il Macedone lo è davvero.

 

 Patrizia Palese

 

 

 

 

 

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