Canone inverso PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Dotto   
Mercoledì 17 Gennaio 2018 01:02

 

CANONE INVERSO di PAOLO MAURENSIG

 

 

 

Canone inverso si apre con l’acquisto, nel corso di un'asta, di uno Jacob Steiner, un violino del Seicento, creazione di un apprezzato liutaio tirolese. L’ultimo proprietario è stato un istituto psichiatrico di Vienna. A caratterizzare lo strumento è la testina antropomorfa intagliata sul manico. Il compratore incappa in un misterioso contendente che lo vorrebbe indietro, disposto a offrire il doppio, se non il triplo. Inizia così un racconto nel racconto, a strati. Dà voce a uno scrittore che raccoglie la testimonianza di un violinista il quale, parlando di sé, lascia emergere un passato inquieto.

Nell’insieme il romanzo è consacrato alla musica e ai suoi doni:

“Salvo i più giovani, all’inizio della carriera, quando non hanno subito ancora deformazioni visibili, continuano per qualche tempo a fare musica, senza adagiarsi sul violino come su un guanciale, e per quanto lo sforzo sia a volte modesto e lo spartito non contenga grandi cose, suonano come se l’esito del concerto dipendesse unicamente dal loro strumento.”

Spiccano e si confrontano diverse personalità. Da una parte uno scrittore per il quale la musica rappresenta un elemento importante del proprio bagaglio culturale, dall’altra un musicista che si è votato a essa con passione ossessione. Nonostante ciò, il talento di quest’ultimo è speso al soldo di un uditorio da taverna, come evidenzia l'episodio da cui affiorano i ricordi.

La sola istruzione, e approfondito indottrinamento al seguito, non sempre è sufficiente a toccare le corde giuste. Se lo scrittore può accontentarsi di trarre il suo materiale, non così succede a un caparbio seguace, che soffre del rapporto tra la mediocrità dei più e il genio di pochi.

 Per un anno andai a lezione una volta la settimana e mai si parlò di musica, ma solo del modo in cui adattare il corpo alla musica.”

In chi si rispecchia l’autore? In colui che raccoglie la storia legata allo strumento musicale, o in colui che la rivive? A chi appartengono le parole del romanzo?

Alla luce della rivelazione finale, tale da rimescolare le carte, non è facile rispondere. La domanda stessa nasconde un trabocchetto perché ci costringe a riconsiderare la storia così come l'abbiamo percepita, la quale si sgretola in una dimensione pirandelliana che ci abbandona allo sconcerto. Ci accorgiamo di non sapere chi siano i personaggi che abbiamo incontrato. La narrazione si sfalda dall'interno, tanto che dovremmo sul serio riprendere la lettura dall’inizio, procedendo a ritroso - all'inverso - andando a caccia delle tracce che l’autore ha comunque lasciato.

Merita una riflessione la trasposizione cinematografica del 2000, a cura di Ricky Tognazzi. Essa si è presa le sue libertà, adoperando correttivi senza i quali sarebbe risultata impossibile. Si è aggiunto un personaggio filtro (la figlia di Jeno Varga), l’esibizione del violinista alla taverna non avviene nella Vienna del 1985, a trecento anni dalla nascita di Bach, ma nel corso della primavera di Praga, quella dei carri armati russi, creando un attracco calzante al lungo flashback che narra l’amicizia di Jeno Varga e di Kuno Blau.

Alla fine assumere una posizione sul romanzo implica prenderne un’altra riguardo al film. Si potrebbe ritenere per esempio che Maurensig, nello strutturare il tutto abbia osato troppo, aggredendo l’intreccio fino a renderlo evanescente. In tal caso non troveremmo da ridire su una pellicola che, facendo di necessità virtù, ha in qualche modo eluso le difficoltà del testo.

 

 

Davide Dotto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

 

https://www.libreriauniversitaria.it/canone-inverso-maurensig-paolo-mondadori/libro/9788804595205?a=415021

 

 

 

 

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