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Napoli velata di Ferzan Ozpetek PDF Stampa E-mail
Scritto da Sandro Capodiferro   
Venerdì 16 Febbraio 2018 01:54

NAPOLI VELATA di FERZAN OZPETEK

 

 

 

  

 

 

Mistero, carnalità, esoterismo, ossessione, ritualità, sono questi gli ingredienti che il regista Ferzan Ozpetek ha utilizzato per la messa in scena del suo ultimo film Napoli velata. Una densità narrativa che coinvolge fin dalla prima inquadratura: il piano sequenza di una scala che sovverte l’equilibrio, regalando la vertigine magica dell’ignoto. Siamo a Napoli, e di Napoli, della sua gente, dei suoi modi, della sua storia, è intriso tutto il racconto. Una professionista e un uomo deciso, dominante, il loro incontro di sguardi che già contiene le parole sfacciatamente viscerali dei loro corpi. Giovanna Mezzogiorno e Alessandro Borghi (nel film Adriana e Andrea) due attori al massimo della loro forza interpretativa, sembrano non aver limiti già dal primo istante; appaiono sicuri entrambi di ciò che vogliono e della necessità di aversi lì e subito. Ma il destino disegnerà per loro una trama sconvolgente, un mistero celato tra le pieghe dei rioni affollati di una città in perenne movimento. Napoli e le sue maschere vengono dipinte dal regista in una fotografia che fa di ogni inquadratura un’opera che dà il senso, intessendo di colori e voci e profumi, una città che andrebbe riscoperta e celebrata proprio per questa forza di essere ancora oggi maledettamente bella e vera. Mentre risuonano le note di Vasame, interpretata da una suadente Arisa, intorno ai due protagonisti ruotano figure dal sapore mistico ma assolutamente reale. Come Pasquale (un Beppe Barra da standing ovation), Adele (un’Anna Bonaiuto che va oltre la pellicola con sguardi fuori campo pieni di significato), le inquietanti Ludovica e Valeria (Lina Sastri e Isabella Ferrari che il regista ha voluto trasformare in questo film in tutto ciò che può far tremare una coscienza), senza nulla togliere a Rosaria (ottima Maria Pia Calzone) e a tutti gli altri interpreti. Sebbene si tratti di un thriller (o di un mistery come il regista stesso lo ha definito) non mancano le dissertazioni psicologiche, intimistiche e dal sapore magico alle quali Ozpetek ci ha da sempre abituati. Durante la conferenza stampa a valle della proiezione in anteprima, confessa di essere appassionato da Napoli e dalla sua gente, dai suoi riti, dalle sue ombre, da quel velo che svela, come nel prodigio statuario del Cristo, appunto, velato. Siamo di fronte a un giallo molto femminile, è vero, ma anche gli interpreti maschili contengono una femminilità che commuove, tutta napoletana, come afferma l’iconica Luisa Ranieri, sottolineando quanta ce ne sia anche nel personaggio di Antonio (intensamente Biagio Forestieri). È una femminilità espressa in tutte le sue forme, dalla maternità alla sensualità, dal conforto all’aggressività, dal disagio all’eleganza di uno sguardo consapevole sul mondo. La visione agli spettatori di una grande opera è assicurata. Un film che lascia con il fiato sospeso e resta nel cuore come, citando Lina Sastri, Napoli, che va guardata come una domanda con poche risposte e, aggiungo io, semplicemente applaudendo.

 

 

 

Sandro Capodiferro

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