Cuore di giovane maschio ferito PDF Stampa E-mail
Scritto da Mariano Grossi   
Sabato 23 Dicembre 2017 02:52

 

CUORE DI GIOVANE MASCHIO FERITO di GUGLIELMO CAMPIONE

 

Approfondire il Guglielmo Campione ”bambino dell’amore”, per fotografare le lacrime reali e psichiche che le prime delusioni sentimentali generano queste struggenti liriche del disamore, in quel reperto di scioccante purezza interiore che solo il fanciullo tradito riesce ad esternare, dopo che compulsammo ne “Il lungo cammino del fulmine” tutto il suo interessantissimo percorso intimo evoluto dall’amore e disamore a quello della maturità  codificato con Amore e Psiche e Amore e Divino, ha un fascino retrospettivo di una bellezza e coinvolgimento unici.

Come ne “Il lungo cammino del fulmine”, l’ermeneuta può trovarsi in varie difficoltà nella decrittazione delle sue metafore, sinestesie, allegorie, ipallagi, dei suoi ossimori e paradossi che si aggrovigliano in un ermetismo che è un guanto di sfida ruvidissimo per l’esegeta di turno.

I canti del “Cuore di giovane maschio ferito” (Ilmiolibro Edizioni), appaiono come una sorta di sottosezione crudelissima della prima parte de Il lungo cammino del fulmine, intitolata per l’appunto Amore e Disamore: la rabbia, la delusione, l’orgogliosa coscienza del sé umiliato nel confronto cogli antagonisti d’amore, crogiolate e nutrite dagli studi classici e dall’ingrediente episteme psichica che l’autore coltivava in contemporanea con le proprie ταραχα contingenti, ispirano la visione di un mondo in cui i parametri di dedizione, rispetto, fedeltà e trasparenza appaiono deformati e ribaltati, spiralizzandone un simbolismo che per il neofita rischia di diventare talvolta caliginoso ed inaccessibile.

Come dice Cinzia Baldini: ”Guglielmo Campione è un corso d’acqua che si conosce piano piano e diventa familiare e alla fine è come se su quel fiume si fosse nati”.

Ma l’impressione personale più essenziale in quest’analisi è l’inopinabile, a tutta prima, lezione universalizzante della vicenda che se può, ad un primo acchito, apparire individuale e strettamente personale e privata, ad una lettura più attenta e approfondita ha in sé estensibilissimi connotati generali che ne fanno un’occasione di riflessione antropologica e psicologica sul mondo affettivo maschile: uno stringente spaccato della naturale dualità tra uomo e donna in una società che, negli anni 80 del secolo scorso, oramai registrava la piena emancipazione della donna, decisa ad autodeterminarsi e farsi piena padrona delle sue scelte, scalzando i tabu vigenti che circoscrivevano ancora e solo al maschio la possibilità e il diritto al confronto tra i partner e la relativa “collezione” degli stessi, e la fedeltà come ultimo periferico optional nel rapporto sentimentale.

L’autore, in quegli anni poco più che ventenne, appare come un maschio che sente il proprio specifico che lo scevra e lo smucchia dal ciarpame inacculturato della massa maschile post sessantottesca, ma vive come una mutilazione questa nuova possibilità paritaria del tradimento: è lungi dalla sua sfera psichica, lo sconvolge, tanto più quando esso si realizza a causa di un partner così dissimile e antipodico a sé.

Ne deriva una ribellione intima del sé che, pur prendendo coscienza di una donna oramai lecitamente e legittimamente affrancata e omologata ai parametri maschili, vive con profonda delusione le sue incapacità di discrimen tra partner e partner (emblematiche in tal senso “I traditori non puzzano d’anima”, ”Il poeta” o ”Imbrogliare e tradire”) .

Ahinoi, oggi reazioni così nobilmente autoriferite, dolorosamente autometabolizzate e cauterizzate non si registrano più in un mondo in cui la virtualità ha distrutto sia la dialettica psichica interiore degli esseri umani che la reale interlocuzione maschio-femmina: il dolore auto-elaborato in attesa di guarigione autonoma cantato dall’autore, con riferimento al suo primo volume, lascia il posto invece ad un’assenza di pensiero e di sublimazione che genera un’aggressività incontrollata nei drammi di cui son piene le cronache di femminicidio. Lungi dal repellere o impellere la rabbia per un rifiuto, come visibile nell’epopea del disamore dell’autore, il maschio odierno l’espelle e la deflagra sovente esizialmente sulla partner fuggiasca.

Leggere dunque la teoria del disamore di Guglielmo Campione può fornire uno spaccato di una società che oggi si è decolorata e dileguata. Anche per questo si deve esser grati all’autore per una produzione poetica oltre che per l’incredibile didattica della sublimazione delle proprie più intime emozioni istoriate dalle figure retoriche e dal bagaglio culturale classico che ne caratterizzano tutta l’opera, perché, volente o nolente, chi legge queste liriche sente chiaramente ronzare nelle orecchie Saffo, Catullo e Properzio ed è un fracasso dolcissimo!

 

Mariano Grossi

 

 

 

 

 

 

 

Autore: Guglielmo Campione

Pag. 168 - Euro 12,00

Editore: Ilmiolibro

Genere: Poesia

Anno 2017 

 

 

 

 

 

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