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La grande pioggia e il fiume PDF Stampa E-mail
Scritto da Maria Pina Ciancio   
Mercoledì 08 Novembre 2017 02:02

 

LA GRANDE PIOGGIA E IL FIUME di LINA UNALI

 

Il libro “La grande pioggia e il fiume” è stato pubblicato per la prima volta nel maggio del 2017. Si tratta di un volume di circa 50 pagine, con copertina dura e sovraccoperta, su cui figurano, oltre a immagini di carattere evocativo di un fortunato viaggio in Cina, poesie scritte dall’autrice negli ultimi mesi del 2016 e nei primi del 2017, per lo più in rievocazione precisa di episodi del passato.

L’argomento varia dalla reazione alla scoperta poetica di antiche culture asiatiche, come quella cinese, che Unali studia da molti anni, alla presentazione di momenti meno distanti nel tempo e nella spazio, vissuti con attenzione e sentiti con meraviglia.

Il libro si apre con l’escursione di un gruppo di europei praticanti il Tai Chi Chuan alla tomba del Maestro Fu Zhong Wen, a Yong Nian, nella provicia del He Bei, la cui statua nera è esposta su un ripiano di legno adorno di fiori recisi, posto all’interno del Mausoleo che si erge sulla riva del fiume gonfiato dalla grande pioggia al punto da far temere l’annegamento a chi ad esso si avvicina.
Si potrebbe dire che si riapre poi con l’evocazione maestosa del tempio principale dei Monti Wudan (provincia del Hubei) dove si ergono tanti altri templi e monasteri taoisti costruiti a diverse altezze e in tempi diversi.

Il monosillabo WU che compone il termine Wudan significa arti marziali: il carattere cinese è composto dal radicale che sta per fermare e da quello che sta per lancia , uno prima e l’altro dopo, tra loro collegati nel significato di fermare le lance all’avanzare dei nemici. Quindi il poetare si riapre in un altro mondo materiale e culturale in cui la guerra, un particolare tipo di guerra, legata alla conoscenza dell’io e allo studio delle energie, è ampiamente esaltata e insegnata.

Il padiglione della Salute si trova all’interno del grande tempio e per anni visitandolo Lina Unali ha riletto quell’epigrafe incisa su una lastra di bronzo che è in bella mostra sulla parete così detta delle Benedizioni e della Longevità. Ha memorizzato “che la longevità deriva dalla stretta osservanza quotidiana/ dei regimi, dal far si che i desideri sensuali siano ridotti al minimo, dalla / cultura interiore/ e dalla pratica del Chi Gong”.

Poi, pian piano, dopo che la Cina è esaltata anche per il suo giusto modo di educare l’infanzia, rendendola disciplinata e gioiosa (La pouponnière”), Unali comincia l’esplorazione emozionata del passato personale. In “Pensieri coniugali” in cui scrive: ”Nella nostra vita coniugale,/ c’era quel silenzio che ora rivivo in questa casa/dove abiti da solo da molti anni, una bella quiete sorge ammirata del passato e si riproduce /nel presente”:

Prende corpo anche il bizzarro passato in cui la coppia era unita dal perdere tutto.

 

Andare a Rapallo senza soldi,

 

per dimenticanza, e sapere che non ci sei tu che gentilmente me li presta

e mi toglie la preoccupazione di esserne priva.

 

Eravamo uguali,

sempre pronti a perdere oggetti, sempre pensando a cose

che attraversavano la mente a fiotti,

 

si dimenticava quel che si aveva

in mano.

 

Il passato personale si fa avanti anche con i ricordi della vita universitaria, forse l’anticipo di quell’interesse continuo per gli studi che dominerà la vita di Lina Unali. Il professore a bordo della nave Constitution, Angelo Monteverdi, fa un gradito cenno di saluto alla sua allieva che viaggia come gli altri studenti Fulbright di ritorno dall’America in terza classe mentre lui è sul ponte di prima classe.

Il motivo che lega tra loro tante persone di docenti scomparsi è un dolore che non si dissipa.

Poi, con il trascorrere delle pagine si giunge alla figura emblematica della tata sarda Paolina che ha sopportato tante fatiche trasportando pane e altre cibarie da una parte all’altra della città di Roma, dall’orto di guerra lungo la Via Panama a Via di Villa S. Filippo, durante i bombardamenti di Via Nomentana in cui molti perirono semplicemente tentando di prendere acqua da bere alla fontanella antistante il Convento dove abitava con le suore, i suoi datori di lavoro e il loro tre bambini.

Alla fine della raccolta, l’evocazione di alcune parole di origina fenicia come Mitza, Fonte, Tzirigare, Toccare, Pibitzitri, Ape e il nome stesso dell’isola di Sardegna, Shardana, tuttora presenti nel tessuto linguistico sardo fanno da leit motif alle composizioni poetiche, le trasformano in flusso armonioso di coscienza, le mettono segretamente in musica.

 

(Lina Unali, La grande pioggia e il fiume, Edizioni Democratiche Sarde (edes), ISBN 978-88-6025-406―1, Euro 17,00)

 

Maria Pina Ciancio

 

 

 

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

https://www.libreriauniversitaria.it/grande-pioggia-fiume-unali-lina/libro/9788860254061?a=415021

 

 

 

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