Il giocatore PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Dotto   
Sabato 03 Giugno 2017 01:59

 

 

IL GIOCATORE di FEDOR DOSTOEVKSKIJ

 

 

 

 

 

Il giocatore di Dostoevskij, pubblicato a breve distanza da Delitto e castigo, ha centocinquantanni. È ambientato in Germania, nell'immaginaria Ruletenburg (nome che è tutto un programma). Anche Fumo, romanzo di Turgenev uscito in quel periodo, è collocato in Germania: a Baden Baden. 

 

Il giocatore e Fumo hanno molto in comune: il medesimo materiale umano, il ritratto indecoroso della società russa, ma pure l’insensato brusio che alimenta un’esistenza priva di significato, vana e boriosa, dalla quale è difficile allontanarsi. Se ne il giocatore nessuno sembra salvarsi, almeno in Turgenev vi è il tentativo e la sana speranza di cambiare strada, abbandonando la dissipazione delle risorse e degli animi. 

Nelle pagine di Dostoevskij ciascun personaggio è preso dalla smania di raccontare, di sapere e di far sapere. Diventa un fiume in piena, le parole gli sfuggono, non riflette sulle conseguenze. A dominare è l’emozione del momento che vince su tutto, anche sul pensiero. Ognuno è un libro aperto che lascia trapelare i rispettivi sentimenti. 

Nell'opera ci sono essenzialmente due giocatori: Aleksej Ivànovic (che vive cercando di darsi un tono e di gestire la passione che nutre nei confronti di Polina) e l'anziana Antonida Vasil'evna, la nonna della famiglia presso la quale è precettore. Gli altri, più che appressarsi alla roulette si appressano, spingono, suggeriscono. 

Il giocatore è un tutt’uno con lo scrittore. Entrambi, a loro modo, analizzano, studiano, calcolano; prevedono la mossa, pronosticano il gioco più opportuno. Questo viene detto senza sottintesi:

 

... io qui osservo e noto niente affatto per descrivere la roulette; prendo le misure per me stesso, per sapere come comportarmi in avvenire.

 

In Aleksej al primo posto c’è il gioco. Trascinato dalla roulette, il resto è in secondo piano, perde d’importanza. Lo stesso denaro una volta ottenuto lo infastidisce e non vede l’ora di liberarsene, magari puntandolo nuovamente al banco. Se non lo gioca, lo dà via. Ciò succede quando Polina gli affida settecento franchi e, dandogli precise istruzioni, gli chiede di andare al casinò per suo conto, e di vincere: 

 

 

 

Mi occorre a qualunque costo del denaro, e bisogna trovarne, altrimenti sono perduta.

L'anziana nonna, figura burbera, divertente e incontenibile, al pari di Aleksej è afferrata dalla febbre del gioco. Eppure non ne sembra schiava, persegue un obiettivo inequivocabile: non intende lasciare nulla ai suoi eredi, anche a costo di dilapidare le proprie sostanze. Le sue intenzioni sono espresse a chiare lettere, e non una sola volta.

Per gli altri il gioco è un episodio che può risolvere provvidenzialmente un problema, è uno strumento ma non la ragione di vita: vivono prendendo denaro a prestito; si rivolgono a chi pratica l’usura, si fanno credere ricchi e nel frattempo ipotecano i beni rimasti. Vi sono, in ognuno, una filosofia a parte, un approccio e una ritualità differenti. Appare quasi che Aleksej si trovi in una posizione migliore e sia più parsimonioso. Ma così non è. Seguono tutti il corso del medesimo fiume.

Aleksej è avvolto dal fumo da cui Litvinov – personaggio del romanzo di Turgenev sopra citato – vuole sottrarsi. Soccombe al comune destino. In quanto russo (lui, il Generale, la nonna) non è capace di tenersi i capitali: li sperpera a casaccio e sregolatamente, al contrario dell’incivilito uomo occidentale (si veda M.lle Blanche e Des Grieux).

 

 

 

Il gioco in sé e per sé è qualcosa di perverso e diabolico, come i Demòni (e non Dèmoni) altrove raccontati. Dietro a chi vince somme strepitose vi è la rovina di un altro. Per certi versi potrebbe venire in mente La giacca stregata di Dino Buzzati.

Il giocatore puro è indemoniato, non ha misura. La cosa si fa evidente quando Aleksej punta al casinò cifre sempre più esorbitanti moltiplicando la posta iniziale, fino a consegnare a Polina qualcosa come duecentomila franchi. Giustamente la figliastra del Generale non ne vuole sapere e glieli getta in faccia. Ha capito che Aleksej non è affidabile, un eventuale rapporto sarebbe dato alle ortiche comunque.

 

Aleksej è irrecuperabile - ma non si salvano certo gli altri personaggi. Più di un giudizio fa il punto sulla sua situazione. Quello di Astley è esplicito, definitivo e diretto: 

«Non vi do mille sterline ma soltanto dieci luigi, appunto perché so che mille sterline o dieci luigi in questo momento sono per voi assolutamente la stessa cosa; tanto le perdereste al gioco.»

 

Davide Dotto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

 

https://www.libreriauniversitaria.it/giocatore-dostoevskij-fedor-bur-biblioteca/libro/9788817018678?a=415021

 

 

 

 

 

 

 

 

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