Fiore di cappero PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Dotto   
Lunedì 24 Aprile 2017 10:36

FIORE DI CAPPERO di ANTONELLA ZUCCHINI

 

 

La casa non sarebbe stata ugualmente mia, perché nostra non è la casa che ci facciamo, ma la casa che ci viene tramandata dai nostri padri, quella che riceviamo apparentemente gratis, in realtà attraverso il lavoro onesto o disonesto che sia, delle generazioni”.

Salvatore Satta, Il giorno del giudizio

 

 

Inizio del XX secolo. La dura vita dei campi fa da schermo ai sentimenti che Piero e Ida provano e non hanno molte occasioni di rivelarsi. I giovani avvertono una sospetta agitazione nell’incrociarsi, e quasi ne hanno fastidio.

Piero riceve la chiamata e parte soldato. Ida, che si rifiuta di dire di chi sia il bambino che aspetta, le prende di santa ragione. È estromessa dalla famiglia fino al matrimonio che tutto ripara, e non le sembra vero. Arriveranno due figlie – Assunta ed Ersilia -, quindi Mario, nato nel ’30. Ma prima c’è la guerra mondiale, il sisma del Mugello che ha sollevato, da sotto i piedi, una terra già martoriata di suo. Poi il fascismo, la guerra civile.

 

Anna vive nei nostri giorni. È la nipote di Piero e Ida. Con Mario, suo padre, non è mai andata d'accordo. L'uomo si ostina a non farsi visitare dal medico, non sta bene. Anna,  a parte i doveri filiali e un'emergenza temporanea, non capisce perché sia tornata.

 

Nel corso della sua permanenza nell’animo succede qualcosa. Se le giovani generazioni per definizione rompono i ponti col passato, questi e quello vengono riesumati. Suo padre, le zie Assunta ed Ersilia, sono una porta aperta o, volendo, una parentesi non chiusa. Anna non conosce il passato dei suoi avi, eppure assomiglia molto a nonna Ida. Le radici che ignora sono scritte nel suo DNA, insieme a una consapevolezza nuova che si fa strada e le aprirà gli occhi:

 

Questo mondo fatto di saggezza e di grandi valori, di duro lavoro e di umiltà, di spirito di sacrificio e di solidarietà, questo mondo mi ha reso parte integrante di una storia che mi appartiene, che rappresenta le mie origini, le mie radici e pertanto non può essere né perduta né dimenticata.

 

È proprio leggendo Fiore di cappero che viene in mente un passo del romanzo di Salvatore Satta, Il giorno del giudizio, da cui si evince che, se desideriamo prendere coscienza di noi stessi, è necessario confrontarsi con la storia di chi ci ha preceduto. C’è da stupirsi di quanto poco traspaia. Mancano memorie, i diari, le fotografie d’epoca sono rare. Introvabili i ritratti dei nonni e dei bisnonni. Per non parlare dei luoghi in cui essi hanno vissuto, completamente trasformati nei decenni. Per salvare qualcosa si devono frequentare gli antiquari, scartabellare tra i libri di storia che su parecchie cose tacciono.

  

Anna vive a Londra da otto anni. Non muore dalla voglia di rientrare nella provincia fiorentina, in quel prezioso crocevia di mercanti e imbonitori che è Pontassieve. Tuttavia l’idioma toscano che riscopre non manca di strapparle un sorriso. Forse perché di coloro che sono venuti prima conserva, nonostante gli attriti e le incomprensioni, una sembianza, la cultura, il lessico che le è famigliare, un intercalare. Anna ha voglia di recuperare i ponti che i posteri tendono a bruciare, vinti dalle promesse di un futuro sempre più incerto:

 

"A volte è necessario tornare indietro per poter andare avanti." 

 

 

Davide Dotto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

 

https://www.libreriauniversitaria.it/fiore-cappero-zucchini-antonella-ciesse/libro/9788866602125?a=415021 

 

 

 

 

 

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