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Nunzio Donato e il mondo di Iulabor
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Scritto da Daniele Picciuti   
Sabato 06 Giugno 2009 20:27
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Nunzio Donato e il mondo di Iulabor
Intervista a Nunzio Donato
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INTERVISTA A NUNZIO DONATO

D: Nunzio, innanzitutto benvenuto su Art-Litteram. E poi ti rivolgo subito una domanda che mi ronza in testa fin da quanto ho terminato la lettura dei due libri. L’impressione che ho avuto è che queste due storie siano parte di una vicenda più ampia. Le hai pensate insieme o una è stata il naturale seguito dell’altra?

R: Grazie per l’accoglienza! A dire il vero, sono due storie separate. L’Oscuro e Zenami sono nati molto tempo prima. Avevo voglia di scrivere qualcosa e ho iniziato a battere furiosamente sulla tastiera. Poi sono stato coinvolto nel progetto della SDMG, per la Delos, e ho ideato il personaggio di Alilara e la storia che è alla base de La Gemma del Dolore. Quando Franco Forte mi ha chiesto di scrivere un nuovo romanzo, con gli stessi personaggi, ho ripreso il progetto precedente e l’ho modificato per dare un seguito a ciò che nel primo libro era rimasto in sospeso: la fuga del Demone.

D: Quindi, se ho capito bene, La Gemma del Dolore è in realtà un’opera più fresca rispetto a Zenami.

R: Del progetto originale, sono rimasti solo i personaggi di Zenami e l’Oscuro e l’incipit nella taverna, più qualche idea sparsa qua e là. Tutto ciò che segue dopo è stato ampiamente rimaneggiato per inserire Alilara e Nemesis e dare seguito alla caccia al Demone.

D: Forse per esigenze editoriali hai dovuto sacrificare qualcosa?

R: Domanda facile e difficile a un tempo. Data la particolare natura della collana, ideata per essere snella e di facile lettura, molte cose le ho dovute epurare in fase di editing. Più storia o più azione? Più background o più approfondimenti? Trovare il giusto bilanciamento non è semplice, soprattutto per chi, come me, è alla prima esperienza con il mondo dell’editoria. In ogni caso, per rispondere direttamente alla tua domanda, sì: ho sacrificato qualcosa. Tanto per dirne una, nel primo libro la sequenza della Torre era molto più articolata e Lord Haeragan aveva più dialoghi. Nel secondo libro, il personaggio dell’Oscuro rimaneva… oscuro. In una prima stesura, l’alone di invincibilità era molto più marcato e alla fine del libro rimanevano molte domande in sospeso. Zenami, ad esempio, veniva braccato da sicari ingaggiati dalla Gilda… e tanto altro. Ma, come ho già detto, per esigenze editoriali (120.000 caratteri sembrano tanti, ma finiscono molto presto!) ho dovuto dare un senso compiuto alle storie.

D: Hai letto la mie impressioni. Hai la possibilità di ribattere se vuoi.

R: Accidenti, non saprei da dove cominciare. Molte cose che hai colto durante la lettura sono vere e sensate e, in fin dei conti, sono espressioni della tua sensibilità e, quindi, soggettive.
Onestamente, non ho ben capito se alcune cose le vuoi sapere o no. Quando gli avvenimenti sono accennati, ti lamenti che non sono spiegati. Quando li spiego, ti lamenti che rovinano il pathos.
Forse, il mio errore è stato tacere ciò che andava evidenziato e palesare ciò che doveva rimanere misterioso. Insomma, uno dei tanti errori del principiante! Ma è per questo che amo le recensioni come le tue: vere, sincere e che mi permettono di crescere come scrittore.
Per il resto, come ho già detto, è questione di sensibilità personale. Molti lettori hanno gradito il primo libro, altri il secondo. Alcune ragazze, pensa un po’, si sono innamorate del personaggio dell’Oscuro. Altri hanno amato la freschezza di Zenami. Altri ancora, sono stati conquistati dalla piccola Irija. E tutti, bene o male, hanno apprezzato Alilara.
Sulla questione dei cliché o del già visto, non c’è molto da dire. L’idea che avevo, quando ho deciso di aderire al progetto, era quella di portare le atmosfere dei videogiochi nella collana. Il target è quello degli adolescenti, che al giorno d’oggi, ahinoi, leggono poco e videogiocano molto. Non avevo nessun intento riformatore, né innovatore. Ho solo scritto delle storie che potessero piacere a dei ragazzi in pieno travaglio ormonale. Eroi forti, personaggi nei quali immedesimarsi, per i quali fare il tifo. Avrei potuto descrivere Alilara come bassa, brutta e molto in carne. O l’Oscuro come un mingherlino fortissimo. Magari sarebbe stato anche originale. Ma non era quello che volevo. Altro esempio, che tu hai evidenziato nella recensione, è l’eccessiva cattiveria di Lord Haeragan, da te etichettata come violenta e sfacciata e, di fatto, stereotipata. Fermo restando il parere personale, non vedo perché uno debba essere cattivo a metà. Zerrath, alias Haeragan, era uno Schiavista, una persona che uccideva e rendeva prigionieri altri esseri umani al solo scopo di trarne un ritorno economico. Nel libro ha uno scopo: ritrovare la sfera e la Strega. Tutto il resto è secondario. La vita degli altri è secondaria. Si considera più forte e invincibile, perché dovrebbe perdere tempo a filosofeggiare? Insomma, mi piacerebbe davvero sapere cosa te l’avrebbe reso un personaggio più gradito. Lui è quello che è e basta.
Sai, a volte, quella che manca è proprio la fantasia di chi legge. Ti faccio un esempio. Molti lettori, sia maschietti che femminucce (ma non adolescenti), dopo aver letto la descrizione di Alilara e del suo abbigliamento, mi hanno chiesto: la solita bellona da fantasy! Ma non ha freddo, quando se ne va in giro mezza nuda? E io ho pensato: una Strega abile come Alilara, capace di manipolare gli elementi a suo piacere, capace di creare ghiaccio e fuoco, di far emergere l’acqua da un terreno brullo e arido, può mai avere il problema del cambio di stagione? E qui entriamo nella magia del detto o non detto, di quello che va spiegato e di quello che va immaginato, e tutto ricade sull’abilità dello scrittore e di quello che riesce a trasmettere.
Ah, una cosa sulla quale non sono assolutamente d’accordo, è l’appunto sul, cito testuale: fastidioso infodump. Ok, sono di parte, ma un fastidioso infodump è diverso da ”l’escamotage da scrittore in debito di caratteri”, utilizzato per spiegare un passaggio della storia rimasto oscuro. Conosco molte persone che ripetono cose risapute solo per ricevere attenzione e approvazione, ed è quello che ha fatto Zenami. Gli altri personaggi sono consapevoli della cosa e, anzi, ne sono un po’ scocciati, tant’è che Alilara “frena il fiume di parole” per non dover risentire la stessa storia per l’ennesima volta. In ogni caso, sono a disposizione per eventuali dibattiti a proposito della questione.
Per concludere, sono piuttosto soddisfatto delle tue recensioni. Avere dei riscontri solo positivi, a volte palesemente fasulli, non mi aiutano di certo a maturare, perciò ben vengano appassionate valutazioni come le tue!

D: Allora, mi pare ci siano due questioni  che vale la pena approfondire. La prima: Lord Haeragan. La sua malvagità è una tendenza dell’anima che, diversamente da una creatura demoniaca, dovrebbe naturalmente avere un limite umano. Mi spiego: nella vita di tutti i giorni anche la persona più orribile di questo mondo può avere degli aspetti che esulano dalla cattiveria. Ti porto degli esempi casuali: sensibilità alla musica, una passione nascosta per i fiori, una innata pietà per i ciechi (visto che lui è orbo da un occhio) e così via. Parlo di sfaccettature, che a volte sono la chiave per rendere originale un personaggio altrimenti cliché.

R: Interessante. Ma mi pare ovvio che Lord Haeragan abbia delle passioni: le donne, il vino e i soldi. Scherzi a parte, quello che dici è giusto, ma avrebbe avuto senso inserirlo nel testo? In origine, davo un cenno sul passato del Lord: a sua volta rapito dagli Schiavisti, cresciuto fra loro, divenuto uno di loro e, all’età giusta, pronto per diventare il loro capo, a scapito del precedente. In fase di epurazione, ho eliminato tutto. Volevo che col personaggio non ci fosse alcuna empatia. Nell’ambito della storia, lui rappresenta il male, quello che non si ferma davanti a nulla, che non ha pietà. Quello che, avendo la possibilità di scegliere fra bene e male, sceglie quest’ultimo. Elemento generale che evidenzio in un dialogo fra Alilara e il Demone. Ed è proprio qui che scatta la diversità di approccio, di mentalità. Alilara cresce in un clima di violenza, accecata dalla vendetta. Potrebbe scegliere il male, come il Lord, e per un po’ resta in bilico, finché non incontra il Mutaforma. E poi c’è Kitlan: buono, puro, stracolmo di ideali. Nella mia visione d’insieme, ho rappresentato diverse sfumature di colore: nero per il Lord, grigio per Alilara, bianco per Kitlan. Per come la vedo io, non avrebbe avuto senso rendere grigio anche il Lord.
E poi, tutto deve anche essere visto nell’ottica della collana. In un tomone di cinquecento pagine, gli aspetti che evidenzi tu sarebbero stati essenziali. Ma in meno di cento pagine devi fare delle scelte, e la mia scelta è stata Alilara.

D: Secondo, l’infodump. Nel caso specifico, il passaggio oscuro poteva esser spiegato in due righe di narrazione - anche perché il lettore sa o si aspetta che le cose siano andate in quel modo – e il resto dello spazio a disposizione avrebbe potuto essere usato, ad esempio, per descrivere più approfonditamente lo stato d’animo di Zenami.

R: Anche qui, questione di punti di vista. Nella mia lunga carriera di lettore, ho trovato che spesso un dialogo vale più di interi paragrafi di esternazioni. Mi è sembrato più stimolante rendere vivi l’agitazione, l’orgoglio, la necessità di essere accettato che ha Zenami, con un dialogo che spiegava cosa fosse successo, piuttosto che con qualche linea di narrazione.
A mia difesa, però, posso dire che tu sei stato il primo e unico, finora, ad aver inteso quel passaggio in tal maniera.

D: Come avrai letto, la sensazione di un legame coi giochi di ruolo è stata forte. Puoi confermarla o smentirla?

R: Confermo in toto. Più che altro, però, i legami sono di ispirazione puramente video ludica. Ai GdR, dal vivo intendo, non ho mai giocato. Ma, da appassionato di computer e videogiochi, ho passato in rassegna tutta la pletora di titoli che sull’argomento sono usciti: Baldur's Gate, Neverwinternights 1 e 2, Planescape: Torment, Icewind Dale, più i vari Diablo, Morrowind, Oblivion e tutto ciò che ha connotazioni da rpg e action rpg. E anche jprg, ossia quelli giapponesi, come la saga di Final Fantasy, per citare la più nota.

D: Il Mutaforma non è un personaggio del tutto originale. Tuttavia sei stato bravo a delinearlo, così come il mistero legato alla sua creazione. Rimane a mio avviso il tema più intrigante. Pensi di scrivere qualcosa che vada ancora più a fondo nella cosa?

R: Grazie. In effetti, è il tema portante del terzo libro (oops, spoiler).

D: Dunque hai in progetto un terzo libro. Vedremo ancora Alilara?

R: Il terzo libro è in fase di epurazione: ci sono Alilara e tutta la compagnia di personaggi già conosciuta nei due libri, più qualche sorpresa, e un nuovo/vecchio cattivo da cliché, che però…
Insomma, in realtà, è già bello che pronto, ma in casa Delos ci sono dei fermenti per quanto riguarda paletti restrittivi e target, quindi il testo è in continua evoluzione.

D: A quale dei personaggi da te presentati in questi due libri ti senti più legato? E Perché?

R: Scontatamente, devo rispondere Alilara. Magari può sembrare banale, ma scrivere di un personaggio femminile, io che sono maschietto, non è così semplice. Ok, forse ha qualche atteggiamento da maschiaccio, ma ho dovuto lavorare molto sulla sua psicologia. Soprattutto nel primo libro, il dilemma interiore che la dilania mi ha parecchio coinvolto. Insomma, è il tipo di ragazza che mi piacerebbe incontrare nella vita reale!
Quelli che mi hanno divertito, invece, sono il Mutaforma e l’Oscuro. I motivi sono molto personali e riconducono ai ricordi d’infanzia. Sarà che sono cresciuto con pane e nutella e cartoni animati giapponesi. Un connubio letale!

D: Altri progetti editoriali?

R: Sì. Altri libri per la SDMG, slegati dall’universo di Iulabor, e il classico romanzo nel cassetto. Poi, ho in ballo un progetto a quattro mani con un bravissimo scrittore già affermato, oltre che persona squisita. Ma non vi dico chi è…

D: Cosa pensi del fantasy italiano?

R: Tutto il bene possibile. Certo, la Troisi la si ama o la si odia, ma comunque ha avuto l’indiscusso merito di dare una sferzata all’ambiente nostrano. Personalmente, ho molto apprezzato i lavori di Milena Debenedetti, Francesco Falconi, Antonia Romagnoli… solo per citarne alcuni. Se non l’avete già fatto, vi consiglio di cercare i loro lavori, perché meritano.

D: Se dovessi consigliarne uno in particolare, cosa sceglieresti?

R: Il Segreto dell’Alchimista, di Antonia Romagnoli. Un buon mix di elementi, una sana lettura.

D: Grazie per averci dedicato il tuo tempo e in bocca al lupo da parte di tutta la redazione di Art-Litteram.

R: Grazie a voi per avermi ospitato e crepi il lupo. Alla prossima!
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DANIELE PICCIUTI