Sostiene Pereira PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Dotto   
Mercoledì 22 Febbraio 2017 06:12

SOSTIENE PEREIRA di ANTONIO TABUCCHI

 

 

 

Quando gli comunicano che la polizia ha ucciso un carrettiere che riforniva i mercati, Pereira cade dalle nuvole. Si domanda in che mondo viva se, dedito alla cronaca per trent’anni, non riesce a star dietro alle voci che si rincalzano.

Forse l’antelejano assassinato sulla sua carretta era socialista e quindi inviso all’autorità, ma Pereira di cronaca non si occupa più. Ha l’ossessione della morte e si distrae da quella che si respira intorno. Pereira sopravvive più che vivere e ovvia, con la sua pagina culturale, a una sintomatica immobilità dello spirito.

Pereira sa benissimo che la città di Lisbona (è il 1938) è presidiata dalla forza pubblica pronta a stanare i sovvertitori dell'ordine imposto da Salazar. È cosa, però, di cui non si cura. Il suo compito è confezionare per il Lisboa elogi funebri di cui si può aver bisogno ogni volta che muore uno scrittore importante. Insomma, desidera tenersi lontano dai pasticci.

E questi arrivano, quasi evocati dall’indole e dall’inclinazione del giornalista. Il suo pensiero dimesso e raccolto gli permette di sondare nel profondo luoghi, situazioni e persone, salvo mantenere le distanze e non esserne al corrente più del dovuto. Si trova a un bivio tra presente (storia) e passato (letteratura), tra verità e fantasia che non sa come riconoscere: 

la filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità.

Si percepisce la tensione di chi vuole comunque informare in maniera corretta. Procede per altre strade, elude lo scontro diretto e esplicite prese di posizione. Incisivo è l’invito della signora Delgado - che incontra durante un viaggio in treno - a darsi da fare, esprimendo il proprio libero pensiero, aggirando gli ostacoli che la ragione e la prudenza pongono davanti.

Qualcosa però in lui si è mosso. Ha assunto da poco un giovane praticante, Monteiro Rossi, autore di un saggio sulla morte. Gli ha affidato la redazione di necrologi di scrittori famosi. Se ne pente subito, ma per inerzia non torna sui suoi passi, e lascia che le cose si sviluppino loro malgrado.

Lo accoglie e lo tratta da figlio, ne riceve confidenze che lo allarmano. Al ragazzo ricorda che in Spagna vi è la guerra civile, ma non si scherza nemmeno in Portogallo tra perquisizioni e censura. È chiaro che Monteiro Rossi è addentro a eventi cui Pereira non vorrebbe partecipare, né raccontare. Per esempio pubblicare gli articoli che gli manda significherebbe dar fuoco alle polveri e mettersi nei guai: Filippo Tommaso Marinetti, Gabriele D’Annunzio, Vladimir Majakovksij… 

I guai, quelli veri, non vengono mai soli. Il mite e accorto Pereira è una miccia accesa e senza opporre alcuna forma di resistenza o di vero dissenso, presta il fianco ai rivoluzionari, avvicendandosi tra Monteiro Rossi, Marta, il cugino Bruno. Aderisce a una volontà non del tutto inconscia, a un io egemone che si fa strada dentro di lui:

[Marta] Dottor Pereira lei è stato veramente magnifico, dovrebbe essere dei nostri.

[Pereira] Senta signorina, replicò, io non sono né dei vostri, né dei loro, preferisco fare per conto mio, del resto non so chi sono i vostri e non voglio saperlo, io sono un giornalista e mi occupo di cultura, ho appena finito di tradurre un racconto di Balzac…

Ciò che Pereira contesta è che Marta, Bruno e Monteiro Rossi abbiano troppo la testa nella politica (nel presente, nella filosofia e nelle sue fantasie). Più importante della Politica è la Letteratura. Alla spada sceglie la penna. Pereira è dalla stessa parte, non è un avversario; entra nella partita da una seconda porta, avendo cura di non chiudere l’altra.

Nondimeno si sorprende a pensare cose nuove, le persone in cui si è imbattuto lo suggestionano, i suggerimenti che recepisce non gli sono estranei. L’invito è esprimere un potenziale che chi gli sta accanto ha notato e di cui lui non si rende conto. Non si pretende che cambi casacca, o idea. Anzi, quelle che possiede vanno benissimo. In apparenza subisce l'autorità, è fino all'ultimo disperatamente politically correct, a condizione che non si sacrifichi lo spazio angusto dove si sente libero e al quale non intende rinunciare. Limitarlo significherebbe innescare nel dimesso Pereira una reazione che nemmeno i più arditi rivoluzionari potrebbero escogitare.

È quasi con noncuranza che traduce una novella patriottica di Alphonse Daudet. Con lentezza sta aprendo gli occhi al presente, al quale non guarda da tempo.

 

 

Davide Dotto 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

 

http://www.libreriauniversitaria.it/sostiene-pereira-testimonianza-tabucchi-antonio/libro/9788807883040?a=415021

 

 

 

 

 

 

 

 

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