L'Estraneo PDF Stampa E-mail
Scritto da Cinzia Baldini   
Venerdì 20 Gennaio 2017 09:43

 

L'ESTRANEO di ALBERT CAMUS 

 

 

 

Più che un testimone, il protagonista di questa breve opera è uno spettatore rigido e distaccato, un registratore fedele di situazioni che sembrano quelle di un altro. L’effetto, scaturito in parte dall’uso della prima persona singolare, è di tenere lontana, provvisoriamente, l’angoscia profonda che traspare nei romanzi esistenzialisti. L’indole di Meursault fa il resto. Radicalmente anaffettivo, poco appare interessarlo e può permettersi, sebbene infastidito e annoiato, di mostrarsi amichevole. Nel racconto che egli conduce difettano i sentimenti, a tratti trapela il fastidio di dover esibire ciò che ci si aspetta da lui. Il tono è il medesimo quando parla di sé, della madre, del proprio lavoro. In una parola Meursault è ai margini persino di se stesso, anche se integrato nel consorzio umano.

 

I sentimenti paiono privi di significato e, di conseguenza, manca una volontà che li veicoli. È incapace di vagliarli, al massimo reclama la generica benevolenza che non lesina ai suoi simili. In apparenza non è nemmeno questione di luoghi. Lo straniero è ambientato ad Algeri, c’è l’eventualità di recarsi a Parigi, ma la cosa lascia l’uomo indifferente. Preferisce rimettersi alla volontà altrui. Quando Maria gli chiede di sposarlo si affida a ciò che piace a lei, se si tratta di nominare l’avvocato d’ufficio nel processo penale che lo coinvolge, è lieto che la giustizia si prenda carico di tale incombenza.

Estraneo ai sentimenti, è un uomo di pulsioni e di impulsi. Accetta di bere, perché gli piace molto, un caffellatte offerto dal portiere dell’ospizio in cui è morta sua madre, incurante che il P.M. in seguito lo consideri sconveniente:

 

Un figlio aveva il dovere di rifiutarlo davanti al corpo di colei che lo aveva dato alla luce.

 

L’aver dimostrato – diversamente dagli altri –insensibilità, gioca a suo sfavore. Meursault dopo il funerale della madre inizia una relazione con una ex collega e ride durante la proiezione di un film comico con Fernandel. A causa dell'impulso e di sfortunate circostanze si rende responsabile di un delitto che lo porrà agli arresti, poi di fronte al boia.

 

Meursault, tuttavia, non è differente da chi lo dichiara colpevole. È la natura a condannarlo, per via di emozioni che non concepisce ed è incapace di simulare. Se non è pentito di aver ucciso un arabo, non gli salta in mente di fingere un atto di contrizione.

Si trovasse dall’altra parte, probabilmente starebbe con i suoi accusatori. Non c’è scampo. Nel vegliare la madre morta lo coglie la sensazione (che ricusa immediatamente) di una condizione comune:

 

Avevo addirittura l’impressione che quella morta, coricata lì in mezzo a loro, non significasse niente ai loro occhi. 

 

Per il momento la sensazione che riceve è lasciata cadere. Non gli viene in mente, però, di allontanare da sé quella che produce su coloro che testimonieranno contro di lui al processo. Essendo estraneo a ciò che lo riguarda, è lontano dall’inevitabile ipocrisia che ne discende. Meursault non si difende, né si lamenta, non domanda scusa, né ha di che pentirsi. Collocandosi ai margini, in questo modo ripudia sia il tribunale sia il gregge cui dovrebbe appartenere. Assume su di sé l’archetipo dell’anticonformista, ancorché inconsapevole. Una volta condannato sarà espunto definitivamente dal consorzio civile, da (corpo) estraneo diventerà straniero, incarnando in pieno il mito di Sisifo perseguitato dal masso che trasporterà in eterno.

 

Non so se il termine étranger in italiano possa essere reso indifferentemente sia con estraneo sia con straniero. Straniero rende l’idea di qualcuno che è al di fuori, che ha un’altra provenienza, esprime una connotazione originaria. Per intenderci, un Italiano che si trovi a suo agio all’estero rimane sì uno straniero ma non può dirsi estraneo alla comunità in cui si è integrato. In quanto cittadino francese, Meursault è straniero come tutti i Francesi che vivono ad Algeri, siedono e lo accusano in tribunale. Da qui si vede la complessità dello status dell'uomo. L’intuizione quasi casuale del protagonista sopra accennata, si fa strada tra le pieghe che il racconto acquista nella seconda parte, facendosi romanzo esistenzialista

Meursault non può che essere estraneo rispetto alla morte di sua madre, di sconosciuti, dell’arabo cui ha tolto la vita sparando non uno, ma cinque colpi di rivoltella. Meno irrilevante è, invece, che sia lui stesso a passare tra le mani del boia. Provare sentimento, empatia verso la morte degli altri, significa porre in discussione la propria esistenza.

 

La condizione di Meursault diviene universale. La sua condanna a morte è trascurabile perché prima o poi morirà. Anticipa un evento ineluttabile che affronterà comunque, il dramma di dover morire tutto intero e per sempre. Che sia adesso o tra vent’anni non ha importanza. Ecco che si annuncia l’angoscia fino ora trattenuta, che nelle ultime pagine si tramuta in una reazione disperata e inutile a un mondo che si rivela nella sua assurdità. 

 

Eppure il romanzo scioglie un problema filosofico di non poco conto. La percezione dell'esistenza (seguendo il pensiero di Fichte, essere vivi e non smorti) che si manifesta paradossalmente nell’improvvisa e spaventosa consapevolezza della propria mortalità:

 

Mi sono messo a urlare con tutta la mia forza e l’ho insultato e gli ho detto di non pregare e che è meglio ardere che scomparire.

 

A quale genere appartiene Meursault con un pensiero che, ridotto fino all’osso, nega se stesso? Difficile rispondere perché chi ha coscienza di esistere ne viene sopraffatto. Ciò che è vivo morrà. Se non morisse, non potrebbe dirsi vivo. Da questo derivano l’improvviso risveglio di Meursault, la sua ribellione, il desiderio di fuggire, fosse solo un'unica possibilità:

 

Altre volte, ad esempio, fabbricavo dei progetti di legge. Riformavo le pene. Avevo osservato che l’essenziale è di dare al condannato una possibilità di salvarsi. Anche una sola su mille bastava. E così trovavo che si potesse inventare una combinazione chimica la quale, somministrata, uccidesse il paziente (pensavo: il paziente) nove volte su dieci.

 

Entra in gioco la volontà tardiva di chi vorrebbe un esito diverso da quello che non capisce, fino alla paradossale liberazione.

 

 

 

La soluzione di comodo che aveva trovato, puntare gli occhi dentro di sé ignorando il resto che gli ruota intorno, apre le porte al superamento del suo dramma trasformandolo in un Sisifo al quale la propria condizione non pesa affatto. Se ne fa carico, insomma, portandola fino in cima. E quando rotola giù, se ne fa carico di nuovo, non potendone fare a meno.

 

 

Davide Dotto

 

 

 

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

 

http://www.libreriauniversitaria.it/straniero-camus-albert-bompiani/libro/9788845277634?a=415021

 

 

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