L'Eleganza del riccio PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Dotto   
Venerdì 16 Dicembre 2016 16:07

 

L’ELEGANZA DEL RICCIO di MURIEL BARBERY

 

 

L'eleganza del riccio è un'opera a due voci rese, nella versione italiana, da due traduttrici: Emanuelle Caillat (Paloma) e Cinzia Poli (Madame Michel). Esse si alternano tra un capitolo e l'altro esprimendo una concezione del mondo che tra loro fa ponte, creando corrispondenze. Non è un caso che si richiami costantemente Anna Karenina di Lev Tolstoj, dove si avvicendano le storie di Anna Karenina/conte Vronskij e di Levin/Kitty.

 

Il rimando non è tale da condizionare o veicolare totalmente la struttura del racconto. Se in Tolstoj abbiamo due storie che procedono parallele, costituendo un romanzo dentro il romanzo, L'eleganza del riccio mantiene la sua unità di tempo e di luogo, raccogliendosi al numero 7 di rue de Grenelle, un bel palazzo privato con cortile e giardino interni..., salvo trascurabili sconfinamenti.

 

 Madame Michel è la portinaia dello stabile, asseconda un modello di comodo contravvenendovi sottobanco. Così protetta, nel suo rifugio si ritaglia uno spazio e una libertà altrimenti non consentiti. Intelligente e colta, divoratrice di libri e di musica, lascia trapelare di sé solo ciò che gli altri si aspettano. Non spera in nulla, rassegnata com'è alla proprio ruolo. Ha letto parecchio, allenando la propria capacità di sintesi e di pensiero. Non dà niente per scontato, se non la propria condizione raggiungendo, suo malgrado, un livello di autocoscienza e consapevolezza degno della dialettica di un Johann Gottlieb Fichte: tra l'Io che pone se stesso (tesi), l'Io che si oppone a un non-Io (antitesi), l'Io che in sé oppone, a un io divisibile, un non-io divisibile. Questo potrebbe essere uno schema interessante per capire in che maniera Madame Michel lavori su due fronti, tra un Io vivo e pulsante che non cessa di mettersi in discussione e un Io smorto da offrire all'esterno.

 

C'è una differenza non da poco tra l'essere una persona colta oppure istruita. Di Madame Josse, sua madre,  Paloma dice:

 

 «... non è proprio una cima, però è istruita... si è letta l'opera omnia di Balzac e cita Flaubert a tutte le cene, [a] dimostrazione di come l'istruzione sia una truffa

 

L'istruzione non basta se non si acquista il giudizio critico che serve, e la capacità di leggere tra le righe. Madame Michel vede oltre, mette a frutto il suo eclettismo, tocca con mano questa truffa: all'inizio del romanzo sposa inconsciamente la dialettica di Fichte nel prendere posizione contro la fenomenologia che si rivela essere un solitario, infinito e vacuo monologo della coscienza.

Non manca di rincarare la dose quando riceve un pacco  già aperto, contenente la tesi di laurea di Colombe, sorella di Paloma, dedicata al pensiero di Guglielmo di Occam. Ne dà una scorsa approfondita, sufficiente per tirare le somme. Le conclusioni alle quali la portinaia giunge sono simili alle precedenti. Si trova davanti un sapere chiuso, che si limita a compitare e computare. Pure qui ci si crogiola su un soliloquio volto a seguire minuzie semantiche che conducono a vicoli ciechi: esistono gli universali o solo le cose singole? (Problema al quale poi Umberto Eco ha dedicato un romanzo intero ponendo l'accento sul peccato d'orgoglio intellettuale di un monaco francescano del XIV secolo, la cui sintesi è un esametro latino che tutto dice: … nomina nuda tenemus).

 

Anche la piccola Paloma è intelligente e ne paga le conseguenze. Se la mediocrità spera sempre in qualche cosa, la ragazzina condivide con Madame Michel una sorta di pessimismo cosmico che cancella illusioni e ingabbia nella boccia dei pesci. È una sorta di guardiana della linea d'ombra altrui, tra il celebre racconto di Conrad, e l'éducation sentimentale di Flaubert. In lei tuttavia serpeggia la segreta speranza (dovuta alla giovane età) che vengano smentite le previsioni più fosche. 

 

Se il destino è prevedibile nelle sue grandi linee, i singoli eventi che si introducono tra una tappa e l'altra dell'esistenza possono essere ricchi di sorprese. Il destino è anche kairos, il trovarsi nel posto giusto al momento giusto

 

     Entra in gioco un paradosso non di poco conto. Se essere coscienti significa vedere crollare una a una le proprie illusioni fino a trincerarsi dietro il proprio rifugio, si è tuttavia capaci di scorgere, tra le pieghe, segnali che sfuggono ai più. Perché questi "più", appunto perché sperano sempre in qualcosa di cui non si accorgono, non vanno oltre ciò che riposa in superficie:

Kakuro Ozu, il nuovo civino, non la signora Jacinthe Rosen coglie in una frase sfuggita alla portinaia l'incipit del famoso romanzo di Tolstoj:

 

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro.

 

al quale si affretta a rispondere:

 

Ma ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.

 

Paloma e non altri scopre, da chiari segni, il segreto di Madame Michel. Lapidario il suo giudizio nello smascherarla:

 

«È chiaro che lei è molto intelligente… ha trovato un buon nascondiglio.» 

 

Può una camelia cambiare un destino? Sì, se è quello di Jean Arthens, un'anima bruciata in un corpo scarno che torna alla vita, innamorato dei fiori curati da Madame Michel:

 

«Se avessi saputo quanto le facevano bene... l[e] avrei mess[e] dappertutto!»

 

A questo punto non c'è fato che possa dirsi astruso o assurdo nel suo compiersi, se talvolta è consentito dimenticare (o addirittura uscire da) la boccia dei pesci che tanto sgomenta la piccola Paloma.

 

Davide Dotto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it  

 

http://www.libreriauniversitaria.it/eleganza-riccio-barbery-muriel/libro/9788866324782 

 

 

 

 

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