La luce delle trappole PDF Stampa E-mail
Scritto da Cinzia Baldini   
Mercoledì 27 Luglio 2016 01:42

 

LA LUCE DELLE TRAPPOLE di FEDERICA DOTTO

 

Γνθι Σεαυτόν (conosci te stesso) era l’ammonimento che Socrate rivolgeva ai suoi allievi. Il grande filosofo li invitava cioè a cercare in se stessi la verità e a non fermarsi alle apparenze, al virtuale, come diciamo oggi.

Ed è la medesima esortazione che scaturisce dalla lettura dei versi dell’ultima fatica di Federica Dotto: “La luce delle trappole”.

Nella silloge, infatti, la poetessa analizza in maniera spontaneamente intimista e accorata i trascorsi, più o meno distanti, della sua giovane esistenza.

Dall’analisi, seppur impietosa, scaturisce una raccolta di liriche intense che, in una “corrispondenza di amorosi sensi”, lega indissolubilmente l’io più interiore al mondo esterno. Quel rapporto raro, prezioso, libero e privo di condizionamenti che solo un animo poetico dotato di particolare emotività riesce a riconoscere e a ri-trasmettere, modulandolo in versi. Ovverosia in un linguaggio universalmente condiviso. 

Quella della poetessa è un’ipersensibilità a tutto tondo che non trascura nessun elemento naturale e spirituale.

E’ la ricerca, ripercorrendo a ritroso i suoi passi, dell’intima conoscenza di sé e del mondo pratico in cui è perfettamente calata.

Nulla sfugge al suo esame, niente è trascurato o lasciato al caso: dallo studio delle complesse espressioni della natura ai molteplici insegnamenti tratti dallo scorrere dell’esistenza, alle “semplici complessità” del vivere quotidiano. Ieri ed oggi assurti a superbi maestri di vita. Il passato e il presente, nemici spietati, diverranno vigorosi alleati per fornire solide basi su cui progettare il futuro.

Una sensibilità poetica, quella di Federica Dotto, che diventa versatilità a trecentosessanta gradi. Esaltata dallo stile personalissimo e dal linguaggio colto, consapevolmente costruito, che, non di rado, sfiora l’aulicità pur rimanendo vibrante ed evocativo nel suo retrogusto d’intrigante classicità.

 

“Vagai e conobbi

Resistettero le mie ali

E ripetei il tragitto

Ogni luna.

Mille volte

Perdetti il corpo

E un rallo

Discese in esso

Non commetto peccati

Ma sprofondo nel mio volto

Dita erbose che si chiudono

Tessendomi i nervi.”

                               (Vagai e conobbi)

 

“La luce delle trappole” è luce fisica, ma anche spirituale. E’ inganno ma, nello stesso tempo, liberazione. E’ istigazione a vivere la vita nella sua pienezza e quotidianità, a valutarne la preziosità e l’unicità, ad assorbirne le gioie o i dispiaceri, ad esorcizzarne le paure e le delusioni.

L’ispirazione matura e motivata della Dotto, risveglia i travagli interiori consapevolmente lasciati in letargo, esamina le certezze a lungo meditate e ormai sedimentate, cauterizza le sconfitte mai cicatrizzate, estrapola i successi ottenuti, ammansisce le indomite amarezze, per consegnarle, soggiogate da un’ars poetica adulta e sicura, ma, al contempo, fresca e originale, al giudizio del lettore.

 

Voi tutti vedrete giugno

Che tesse insetti

Inarcarsi

E poi rabbuiarsi sulle cime

Erose dal sole

Vedrete l’estate

Coi suoi templi di cicale

E il dio raganella

Mentre io muoio laggiù

Che mi ha presa al laccio fine

Cacciando di frodo

La disperazione.”

                           (Voi tutti vedrete giugno)

 

Ciò che emerge dai brani, dalla poesia fatta scrittura, è una forte personalità che non dimentica, però, la femminilità, la dolcezza e la gioia di donare agli altri le esperienze del proprio vissuto. Ed ecco, allora, che paesaggi particolari, esoticità sfuggite allo scorrere impietoso del tempo, variazioni impercettibili di uno stato d’animo, vibrazioni sentimentali che un’estremizzata razionalità vorrebbe celare, si trasformano in un tesoro prezioso con cui adornare lo spirito.

 

 “Sei lì

Anche se nessuno ti legge,

Eppure sei lì

Mia identica persona,

Segreto interrato,

Cantilena di una cineraria.

Tagli di foreste,

Miraggi del fuoco

Respirano, prosciugano

Il nostro spirito pratito

Ormai eco di uccelli

Fuggiti all’aucupio.”

                               (Sei lì)

 

A Federica Dotto va il merito, dunque, di aver ritrovato, nell’appassionata introspezione da cui hanno preso vita le sue liriche, l’accordo perfetto tra la dimensione psichica e quella logica, tra l’interiorità e l’esteriorità.

“La luce delle trappole” si trasforma così, da fuoco fatuo e ingannevole, in luce di vita, faro nella nebbia che riporta nella giusta luce i contorni sfocati o le figure abbozzate, segnale luminoso che, penetrando nella bruma dell’esistenza, conduce i marinai virtuali oltre le secche mortali, fino alla salvezza.

 

 

Cinzia Baldini

 

 

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

 

http://www.libreriauniversitaria.it/ebook/9788865877005/autore-dotto-federica/la-luce-delle-trappole-e-book.htm?a=415021

 

 

 

 

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