Mi ci hanno mandata PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Dotto   
Venerdì 22 Luglio 2016 07:48

 

MI CI HANNO MANDATA. OVVERO UN APPROCCIO POSSIBILE ALLA PSICOTERAPIA di FLAVIA CAVALERO

 

Un po’ come Zeno Cosini, tutto comincia affidando alla pagina di un diario la propria storia, che a dire il vero diventano due, se non tre:

-          quella messa per iscritto da Maria, incentrata sull’alleanza terapeutica in via di formazione;

-          quella narrata nel corso delle sedute con la psicologa: i sogni, le paure, l’infanzia, l’adolescenza, il  dato biografico;

-          quella decifrata da Sara, la psicologa.

Volendo, l’autrice avrebbe potuto scrivere altrettanti romanzi.

La cosa si fa interessante poiché solo da un diario può emergere una voce priva dei filtri che agiscono durante i colloqui, per via di una comprensibile reticenza e diffidenza che il titolo, Mi ci hanno mandata, di certo non nasconde.

Il diario insomma costituisce a sua volta un filtro che abbatte tutti gli altri, si fa stratagemma tanto narrativo quanto terapeutico, in grado di restituirci l’io narrante libero da ogni possibile condizionamento. E non è poco. Perlopiù nasce come testo privato, non destinato a essere letto a qualcuno o da chi non sia la diretta interessata:

Quindi, caro diario, tu altro non sei che il mio vomitatoio, il posto dove metterò tutte quelle parole che nella testa non ci stanno più, ma che nemmeno ho intenzione di regalare alla strizzacervelli.

Il fatto stesso che si trovi – in forma di romanzo – sotto gli occhi del lettore è un mero accidens. Del resto altro era l’intento perseguito dal dottor S. quando, ne La coscienza di Zeno di Italo Svevo, esortava il suo paziente così:

«Scriva, scriva. Vedrà, arriverà a vedersi intero.»

Una volta adempiuta la sua funzione, cosa accadrà se non fare un bel falò delle pagine riempite di inchiostro, estinguendo quanto scritto?

Andrai alle fiamme, anche tu cenere eri e cenere tornerai.

Affinché ciò sia possibile deve cadere la cortina di diffidenza, si deve prendere coscienza di qualcosa che non va per il verso giusto. Intanto Maria si trincera dietro le difese dell’Io diffidando del dover guarire da chissà che.

La piega che ha preso la sua vita quotidiana le dà quasi ragione, perché essa sembra il prodotto di decisioni razionali e meditate che, per altri versi, sono sintomi di un malessere interiore. Capire di che genere esso sia è difficile anche con l’ausilio di un Freud, e non basta certo un diario. Affinché emergano tutte le implicazioni occorrono nuovi occhi, e finché questi non si aprono si girerà intorno al problema senza conoscerlo e, soprattutto, affrontarlo.

 

 

Davide Dotto

 

 

 

 

 

 

 

 Disponibile su Libreria Universitaria.it

 

http://www.libreriauniversitaria.it/mi-ci-hanno-mandata-ovvero/libro/9788866601920?a:415021

 

 

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