Il nome PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosanna Lanzillotti   
Sabato 05 Marzo 2016 01:36

 

IL NOME – OPERA TEATRALE FRANCESE di MATTHIEU DELAPORTE & ALEXANDRE DE LA PATELLIÈRE.

RAPPRESENTATA in Germania da PROGETTO 15 – TRADUZIONE e ADATTAMENTO di VALENTINA FAZIO 

 

Sabato 6 febbraio 2016 si è svolta a Monaco di Baviera, presso l’importante centro di cultura internazionale Gasteig – Black Box, l’ultima di una serie di rappresentazioni teatrali dell’opera dal titolo “Il nome” di M. Delaporte & A. de la Patellierè.

A rappresentarla con l’entusiasmo di chi sa mettersi in gioco dinanzi ad un pubblico non troppo facile, sono gli attori emergenti di Progetto Quindici, composto da Valentina Fazio, nella parte di Babù, Mathias Falco, nella scena Riccardo, Walter Tagliabue, sul palco Giampiero, Augusto Giussani, in quest’opera Claudio, Sandra Scalon per l’occasione Anne, i giovanissimi attori Adriano e Leonardo Fazio Campos in Arcadio e Telemaco ed infine, ma non certo per ultima, Marta Veltri, la donna dall’età che non teme amori sconfinati,  in Silvana.

Si apre il sipario e l’atmosfera si riempie già dopo pochi minuti di una inusuale e curiosa atmosfera di quotidianità, ove una famiglia, apparentemente qualunque, dà inizio alla sua storia. Gli attori si muovono con convinzione, destrezza e tanta voglia di comunicare subito con un pubblico sempre più preso ad immaginare cosa potrà accadere in seguito.

E’ la storia di una moglie di nome Babù che con la sua spontanea professionalità, oserei dire quasi simile ad un dolce frutto pronto per maturare, dà vitalità a tutta l’interpretazione. E’ anche la storia di suo marito Giampiero che tra una battuta e l’altra sa animare la scena come se il tic tac del tempo non avesse realtà per questa serata a teatro. Ci sono poi i loro due figli, perfettamente avvolti nel ruolo discreto, ma fondamentale nel far girare con tenerezza, la ruota illusoria, di una famiglia quasi perfetta. C’è il fratello di Babù, che si accorge di avere attorno a se non solo una sorella, un cognato e dei nipoti che sanno riempirgli la vita senza sottrazioni numeriche, ma anche una fidanzata, Anne, che con la sua istintività genera quel pizzico di pepe che sa dare gusto ad un piatto da assaggiare senza riserve. E’ con questa metafora che si scoprono i sapori, gli odori e l’inaspettata, quasi turbolenta, convivialità di una serata a cena. Una cena preparata con il cuore. Un sentimento che si concretizza con pietanze piene di aromi. Cibi mediterranei che donano quel tocco di originalità inaspettata. Come l’aroma di un amore che lascia spazio all’immaginazione di chi interpreta e di chi assiste chiedendosi: “Ma quando ci invitano a salire sul palco? Mi vien voglia di partecipare mangiando!”.

E’ davvero un’opera da vivere, da applaudire e da rivedere. Ogni battuta, ogni movimento, sembra emergere da un irrefrenabile desiderio di vivere e amare. E’ infatti l’amore uno dei punti fondamentali che animeranno questa cena.

L’amore di un giovane, amico di famiglia, Claudio, che non sa più proteggere i suoi sentimenti per Silvana. La donna da un’età ormai non più considerata per un amore che invece allieta la vita degli amanti e degli innamorati. La protagonista invisibile di una relazione inspiegabile agli occhi di chi guarda alla vita come una scacchiera. Una mossa dopo l’altra. La vita però non è una partita a scacchi. Non può essere una riflessione dopo l’altra. Può rivelarsi invece il volteggiare libero di ali di gabbiano in volo su un mare infinito chiamato amore.

Il gruppo teatrale Progetto Quindici sa esprimere con altrettanta destrezza, maestria e chiarezza, sentimenti e reazioni difficilmente distinguibili tra la finzione e la realtà. Una nota di merito a chi, come loro, ha saputo realizzare sul palco tratti di vita che attendono ancora una volta di essere ammirati ed applauditi.

 

 

Rosanna Lanzillotti

 

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