Calavrice PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Dotto   
Mercoledì 07 Ottobre 2015 01:23

 

CALAVRICE di ANGELO SIRIGNANO                    

 

Nel romanzo Calavrice ci sono almeno tre storie. Quella del vecchio Luigi, del nipote (un altro Luigi), di Antonio e delle rispettive compagne (Barbara e Carla).

Luigi, un ottantasettenne ricoverato in un ospizio, ricorda a stento il proprio nome, per nulla la data di nascita. È stato un maestro di scuola che ha vissuto un’esistenza senza picchi e senza vuoti, sanza 'nfamia e sanza lodo. La memoria perde colpi, tuttavia alcuni avvenimenti del passato irrompono come un fiume, si fanno talmente intensi e chiari che sembra di viverli nel presente.

L’uomo si aggrappa con forza al ricordo del nipote. E di Barbara, la ragazza di cui questi è innamorato. A scuola proprio non ci vuole andare, il ragazzo. Preferisce concretizzare le stesse aspirazioni che lo zio ha lasciato cadere.

A costoro si affiancano Antonio e Carla. La loro storia emerge dai racconti di una premurosa e misteriosa donna che rende regolarmente visita al capezzale del malato.

Anche Antonio è un nipote. Egli segue l’esempio di un nonno (ricalca la buona traccia), di chi in punto di morte ha concentrato tutte le sue ultime forze per seminare. Non per raccogliere.

Vi sono non poche corrispondenze tra le esistenze di Luigi - Barbara e di Antonio - Carla. La nota dissonante è proprio quella del vecchio, la cui solitudine ha remato contro in ogni caso. Non ha avuto una compagna con cui condividere le proprie scelte, giuste o sbagliate che fossero. Ha fatto a meno della saggezza contadina (che poi ha rimpianto e in qualche modo recuperato). Gli è mancata la voce preziosa che intonasse un controcanto. Certo, lui ha avuto un’esistenza più comoda e tranquilla, ma monca. Gli altri hanno affrontato il proprio destino così come doveva essere, e dire che non è stato per nulla clemente.

Il vecchio Luigi prende in consegna la propria e le altrui vite, offrendocele per quello che sono. Il perché sarà presto chiaro. Gli eventi narrati, nel loro insieme permettono la condivisione di segni, simboli da raccogliere e decifrare, che possono trovarsi in un pero innestato su un biancospino (calavrice), o nel sole quando inizia a precipitare dietro la chiesa dei Camalodoli. Quando la luce, delicata, si cala sulle fronde degli alberi che quasi s’inchinano per il bacio della buona notte.

Il romanzo è un continuo mettere alle strette, un porre sotto esame per scelte mai fatte o per quelle che si è chiamati a prendere. Nemmeno il lettore è esonerato dalle proprie responsabilità (quella di capire, di cogliere il messaggio di fondo). E non può essere altrimenti, perché anch’egli è invischiato come gli altri nelle vicende. Anzi, di più. Perché è invitato a non soccombere alla saccenteria di chi rimescola la propria cultura libresca cercando riferimenti letterari, canoni e modelli.

Qui si tratta di raccogliere ciò che altri ha seminato (in primis il nonno di Antonio). Se si semina grano, si raccoglie grano. Se si seminano significati, si raccolgono significati: per esempio l’astenersi dalle cose barbare, non forzare mai la mano e accogliere il corso naturale delle cose.

E barbara può essere la disperazione di chi tenta fino all’ultimo di accomodare cose e destini, affinché prendano una piega diversa: quella delle madri che fanno la voce grossa, se si tratta di porre rimedio a rapporti d’amore illeciti, consumati al di fuori del matrimonio; e, per contrasto, quella delle figlie che, più per intuizione che per istruzione (appunto), tirano in parte i loro amati mettendoli di fronte alla verità più profonda: che a forzar la mano, a imporre intromissioni di sorta, non si pone rimedio a nulla.

È proprio qui che il romanzo assume un tono molto forte, deciso nel seguire tutt’altro codice, per lo più non scritto. Il quale consente, finalmente, di tirare le fila e sbrogliare una matassa non facile. Perché le storie che affiorano procedono sì lungo binari diversi, però paralleli, in attesa di riunirsi in una stazione da cui ripartirà un unico treno. E affinché questo sia possibile occorre uno snodo, uno scambio, non un testimone silente. Questo è, alla fine, il ruolo che dobbiamo riconoscere al vecchio.

 

Davide Dotto

 

 

 

 

 

 

 

Autore: Angelo Sirignano

ISBN: 8866601446

Pagg. 160 – Euro 15,00

Editore: Ciesse Edizioni

Collana: Green

Genere: Narrativa

Anno 2014

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

http://www.libreriauniversitaria.it/calavrice-sirignano-angelo-ciesse-edizioni/libro/9788866601449?a=415021 

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