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Ogham sardo - La prova che l'Antica civiltà Sarda utilizzava un alfabeto PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Garuti   
Mercoledì 09 Settembre 2015 02:27

OGHAM SARDO – LA PROVA CHE L’ANTICA CIVILTA’ SARDA UTILIZZAVA UN ALFABETO

 

Abbiamo più volte parlato di utilizzo dell’alfabeto Ogham da parte dell’Antica Civiltà Sarda.

Basandoci sugli ormai tanti raffronti possibili tra Scozia e Sardegna, (ed anche penisola Iberica, a completare il quadro nord europeo dei contatti tenuti in età pre–celtica dagli Antichi Sardi), non stupisce la considerazione che in tutti questi territori venisse utilizzato, in origine, un unico alfabeto, poi modificato, in Sardegna, in età successive.

A parte il contatto, dicevo, tra Sardegna e Scozia, già ulteriormente dimostrato, (nuraghi–dun, pozzi sacri, cerchi concentrici su pietra, eccetera) il tutto riveste grande importanza anche in considerazione del fatto che, a detta dell’archeologia ufficiale, i Sardi non hanno utilizzato alcun alfabeto prima dell’arrivo dei soliti Fenici. Ovviamente non è così, e l’utilizzo, chiarissimo, dell’Ogham, appunto, ne costituisce smentita evidente. Fino ad oggi ci siamo occupati d’iscrizioni su pietra, ma ecco un fatto nuovo.

Sono state pubblicate le immagini relative a diversi bronzetti sardi, purtroppo trafugati dai rispettivi ed originari siti archeologici di appartenenza, andati all’asta a Londra, in Inghilterra. Al di là della gravità della vicenda (tesori della storia e della cultura sarde trafugati, ripeto, e venduti a privati) che priva tutte e tutti noi di un patrimonio inestimabile, sia per bellezza che per importanza storico-archeologica, ed al di là di tutte le azioni allo studio per cercare di porre rimedio ad uno scempio e ad un depauperamento francamente non più tollerabili, ci restano per fortuna, almeno per adesso, immagini di straordinaria importanza.

Ringrazio pubblicamente la Signora Francesca Pisano per aver reso possibile questa importante analisi, ed anche per aver segnalato in modo chiaro ed esauriente quanto svoltosi a Londra. Senso civico ed amore per la verità storica. Grazie, di cuore.

Il bronzetto (identificato nel relativo catalogo d’asta al numero sub 1) è davvero molto interessante e significativo. Chiarendo fin d’ora che ben difficilmente può trattarsi di un falso, in virtù delle caratteristiche che spiegheremo a breve, analizziamo le incisioni sul mantello della figura in bronzo: si tratta di alfabeto Ogham (lineare orizzontale antico, di cui già ci siamo occupati in diversi articoli) molto ben trascritto, chiarissimo, traducibile in base a raffronti con l’identico Ogham Pittico del nord della Scozia, ed unico nel proprio genere. Quali le valutazioni del tutto?

1) Come dicevo, ben difficilmente si tratta di un falso: l’Ogham è chiaro, intellegibile, e perfettamente in linea con altre iscrizioni, su pietra, reperite sia in Sardegna (Antica Civiltà Sarda) che in Scozia (Popolo dei Pitti), periodo pre-celtico. Un eventuale falsario dovrebbe conoscere perfettamente l’Ogham, i relativi raffronti con la Scozia e districarsi su un argomento ancora non trattato a livello ufficiale, almeno per quanto riguarda la Sardegna.

2) La similitudine con le iscrizioni su pietra è stupefacente e costituisce una prova unica nel proprio genere. Soprattutto conferma che le iscrizioni Ogham di cui abbiamo parlato a proposito di Antica Civiltà Sarda, non sono frutto di fantasia.

3) Ho tradotto il testo (e la relativa disamina verrà affrontata a parte) per cui posso affermare con serenità che non si tratta di simboli “in libertà” ma parole chiare e comprensibili ancora oggi.

A titolo di anticipazione e di riscontro, traduco un termine, che potrete facilmente verificare voi stessi, dato che non ci sono “interpretazioni soggettive”, ma semplice analisi visiva. Sulla base della traduzione dall’Ogham al nostro alfabeto (possibile grazie ad alcuni testi molto famosi, come ad esempio il libro di Ballymote), si evince che i quattro simboli alfabetici (costituiti da linee che intersecano a propria volta una linea orizzontale o verticale che funge da “guida”, quasi si tratti di una linea retta) raffigurati nella riga centrale del mantello bronzeo, e caratterizzati da: tre simboli sulla riga, un simbolo al di sopra ed al di sotto della riga, un simbolo sulla riga ed un altro simbolo al di sopra ed al di sotto della riga, significano letteralmente F – A – B – A.

 

   

 

Purtroppo il mio nome proprio non c’entra nulla, in quanto si parla di una pianta delle leguminose (l’Ogham originario, come ben sapete, era sempre legato a piante o vegetali), appunto la fava, squisito legume. Che poi in lingua sarda “SU FABARIU” significhi “terreno con fave” la dice molto lunga! Il Sardo ha addirittura conservato l’originale dicitura con la lettera B, anziché mutarla in V come facciamo oggi (“Faba” anziché “Fava”).

Ma c’è di più...

Ho chiesto a un’esperta biologa, già da me consultata in occasione delle ricerche sul mais, di parlarmi della storia di tale leguminosa: ebbene, mi ha confermato che essa viene coltivata in Sardegna da tempi antichissimi e, sentito quanto avevo da dirle, non si è affatto meravigliata.

Abbiamo quindi un termine non solo Ogham, non solo reale e chiaro ma addirittura ripreso dalla lingua sarda.

Nel bronzetto è raffigurato anche altro ma ne parleremo in un articolo a parte, onde non essere troppo prolissi.

4) Ancora una prova (l’ennesima ed altrettanto decisiva) dei rapporti tra Sardegna e Scozia (e naturalmente Penisola Iberica, sempre passaggio obbligato, e non solo, tra i due territori.)

5) L’Antica Civiltà Sarda, in età ben pre-fenicia, pre-greca e pre-romana, aveva ed utilizzava un alfabeto. Addirittura, come vedremo prossimamente, ha utilizzato varie forme di scrittura, cosa peraltro più che logica considerando migliaia di anni di storia sarda, appunto.

6) Un reperto straordinario, dunque. E chissà quanti altri ce ne sono e quanti altri sono stati trafugati. Inutile dire che il danno al patrimonio sardo è inestimabile. L’alienazione di questo reperto ne è una dimostrazione, purtroppo, più che probante.

7) Di prove, relativamente ad una scrittura, non ce ne vogliono migliaia, anche se in terra sarda di iscrizioni Ogham ce ne sono praticamente dappertutto, addirittura anche su pezzi di strade antichissime. In questo caso, e non voglio essere ironico, non solo non si è notato l’Ogham, ma neppure il pezzo di strada. C’è da diventare matti, credetemi, per come si è potuto negare per decenni e decenni che qui ci sia stata un’antica civiltà molto sviluppata. Comunque, dicevo, non è possibile che un tale si svegli una mattina e incida un’iscrizione e basta. Ovviamente, anche una sola incisione è figlia di un utilizzo costante di una forma alfabetica, riconosciuta da una comunità!

Una parola di senso compiuto, riconducibile alla lingua sarda ancora pienamente in uso, la dice, quindi, lunga su come l’Ogham Sardo (dotato di peculiarità che, come vedremo in seguito, lo rendono unico nel proprio genere) sia stato utilizzato dall’Antica Civiltà Sarda come alfabeto.

8) Qualche negazionista incallito, che ormai non sa più cosa inventarsi, afferma che “le iscrizioni Ogham conosciute ed accertate risalgono al Quinto secolo dopo Cristo”, facendo così furbamente ma puerilmente intendere che l’Ogham risalga appunto a tale periodo storico.

Non varrebbe neanche la pena approfondire la questione ma visto che tali negazionisti le tentano tutte, noi agiamo con la consueta trasparenza.

Innanzitutto si parla di testi “reperiti” e non di origine o datazione dell’Ogham, che è molto più antico, ovviamente. Basti pensare alle pietre Pitte pre-celtiche per rendersene conto. Ma, poi, detto per inciso, perché un alfabeto sarebbe stato inventato e utilizzato in Sardegna ed in Scozia, oltre che nella penisola Iberica, dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente? Non si sa se ridere o piangere per assurdità del genere. In pratica, caduta Roma, qualcuno si sarebbe svegliato ed avrebbe inventato l’Ogham. Non dico altro, non ne vale la pena.

 

 

Fabio Garuti

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