Sei la mia vita PDF Stampa E-mail
Scritto da Sandro Capodiferro   
Sabato 09 Maggio 2015 02:13

 

SEI LA MIA VITA di FERZAN OZPETEK

 

L’atmosfera lattiginosa e tenue di una Roma addormentata, il gazometro che smargina in losanghe l’azzurro del cielo, e una strada che nasce, che scorre, tra i pensieri di due uomini e le parole sussurrate di un racconto che sa di caffè caldo presto al mattino, mentre intorno tutto è silenzio. E’ un viaggio nel ricordo, una nostalgia presente e il passato che dà senso al futuro, quello raccontato in SEI LA MIA VITA (Mondadori Editore), l’ultima fatica letteraria di Ferzan Ozpetek. Sconvolgente al limite del credibile, una sorta di racconto di coscienza, dove labbra e parole diventano i tramiti doverosi e necessari a dar voce a ciò che solo un cuore potrebbe raccontare coi suoi battiti. Le inquadrature di questa storia di vita sono nitide e tagliate addosso alla narrazione come l’autore ci ha da sempre abituato nei suoi film, e la cosa non stupisce ma quasi si tramuta in conferma di quanto ogni lettore si sarebbe atteso dopo aver letto il precedente “Rosso Istanbul”. Non vi nego un lieve imbarazzo nell’addentrarmi in quello che a mio modesto parere possiamo considerare l’essenza di un uomo e di un amore; non nascondo una sorta di pudore messo a nudo nello scorrere di questo racconto privatissimo, dove l’intimità svela le sue pieghe più nascoste, evocando immagini, sensazioni e storie solitamente protette nel nucleo di un’intimità “soltanto a due”. Ma questa è vita, questa è la sua vita, fatta di istantanee scattate a ripetizione lungo il corso del tempo, lungo la strada dei tanti incontri, delle tante promesse, delle felicità che spaventano e dei dolori che, contravvenendo al ritmo autobiografico, innescano i paragrafi di un’intensa narrazione romanzesca. In questo spaccato di vita anni settanta – ottanta, pieno di contraddizioni e voglia di riuscire, trovano spazio personaggi che risultano al lettore come un lieto rincontrarsi, quasi la cartina tornasole di tanta testimonianza cinematografica del regista e dell’uomo Ferzan Ozpetek. Ma non solo. Mentre le frequentazioni fugaci in un bar di Trastevere si intercalano all’ostentazione orgogliosa e dura di un “io” diversamente diverso, la prospettiva emozionale si incurva leggera, indugiando nell’analisi psicologica di tanta umanità e delle sue scelte sopra le righe, dove un gruppo di amici si incontra e si scontra ogni domenica su una terrazza di piccoli vizi e tragicomiche virtù dalla quale assistere a un mondo che fatica ad essere pronto a tutto questo. Ed ecco che fanno la loro comparsa parrucche platino e guaine per vestiti, il mondo rivelato di chi non ha bisogno di un genere prestabilito per amare, le chiacchiere festose che rubano la scena al brillio di una lacrima, testimonianza muta di chi non torna più. E’ un mosaico di grigi intensi e tessere color rubino che cattura l’attenzione fin nel più piccolo particolare del suo articolato disegno, distogliendola apparentemente da un insieme che prende forma pagina dopo pagina, finendo per esserne inclusi e raccontarne il fine ultimo. Tanta vita rivelata, tanto amore per quel compagno di viaggio che ama ascoltare favole e riempie di silenzi raccontati una vita multiforme e multicolore dove i nomi dei personaggi (noti e meno noti) sono tanti flash incandescenti su altrettante vite e storie sempre diverse. Non c’è da stupirsi se leggendo queste pagine ci si trova a familiarizzare con ambienti e cliché per molti noti solo per “sentito dire”, per il passaparola tristemente ironico che cancella con un sorriso l’imbarazzo di averlo dovuto udire. Una spiaggia esclusiva raggiunta attraverso il buco in una recinzione che diventa citazione di un’epoca festosa e per molti scomoda, liberamente imprigionata in sé stessa proprio su quella spiaggia per difendersi e rimanere tale, a dispetto dei molti che avrebbero ucciso pur di continuare a far finta di nulla. Ma come sempre, come nei suoi film, è l’imprevisto che destabilizza a far la parte del buon narratore, a tessere le trame di un racconto che risuona nel petto come accade ai sobbalzi di un’emozione. Si parla d’amore, si narra di vita, di arrivi e partenze, e del muto spegnersi di un carillon inceppato, senza più musica, come una ballerina che non ricorda i passi. Esistono memoriali e testimonianze, confessioni e storie autobiografiche ma soprattutto esistono i ricordi. Averne di così veri da raccontarne è un valore che dà senso alla vita, crearne di nuovi per poi farne dono agli altri è un gesto generoso che fa della paura soltanto il limite oltre il quale volgere lo sguardo: con due occhi che hanno visto tanto amore, quelli dell’autore, e dopo aver chiuso l’ultima pagina, anche coi nostri.

 

 

Sandro Capodiferro

 

 

  

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it 

 

http://www.libreriauniversitaria.it/sei-mia-vita-ozpetek-ferzan/libro/9788804653011?a=415021

 

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