L'alfabeto Ogham 1. 2 PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Garuti   
Giovedì 09 Aprile 2015 01:01

 

GLI ALFABETI UTILIZZATI DALL'ANTICA CIVILTA’ SARDA: L’ALFABETO OGHAM  1. 2 

 

 

In questa ricerca sugli alfabeti utilizzati nella e dall’Antica Civiltà Sarda, sarà necessario analizzare parecchi aspetti del tutto sconosciuti in merito. Dunque, nel precedente articolo abbiamo introdotto l’alfabeto OGHAM e ne parleremo a lungo, per vari motivi: innanzitutto perché si tratta di un alfabeto fino ad oggi ben poco associato alla realtà mediterranea, di stampo totalmente occidentale e non certo indo-europeo, poi, perché consente di effettuare importanti ed ulteriori collegamenti tra territori, ed infine, perché l’Antica Civiltà Sarda ne ha certamente (sì, certamente) caratterizzato alcuni aspetti ed alcune simbologie. Questo alfabeto oltre che in Scozia era ampliamente usato in area occidentale, come testimoniato dalla vastissima documentazione fotografica raccolta dallo studioso spagnolo Pablo Novoa Álvarez, con alcuni esempi in Francia, ma soprattutto in Sardegna e nella Penisola Iberica, mediante una capillare diffusione su tutto il territorio. Abbiamo scelto tre esempi per evidenziare tale distribuzione: il primo fotografato da Valeria Putzu, proviene dalla Sierra de la Demanda, Burgos, nel nord della Spagna; il secondo, rinvenuto da Alberto Duran Sánchez, si trova a Mata de Alcantara, Caceres, nella Spagna interna sud occidentale, (vicino al Portogallo), il terzo, la cui immagine ci é stata gentilmente offerta da Pablo Novoa Alvarez, é esposto nel “Museo Arqueólogico de la Ciudad de Santa Cruz”, nell’isola canaria di Tenerife. 

Interessante notare anche come Ogham od Ogmio fosse il nome con cui veniva chiamato Ercole nella mitologia nordica e questo ci porta a un ulteriore punto di contatto tra i tre territori. Nel nord Europa, infatti, il culto di Eracle era diffusissimo, tanto da far ipotizzare ad alcuni studiosi come Majrami (Alberto Majrami, “Dov’erano le Colonne d’Ercole? E già che ci siamo, dov’era Atlantide?”, 19 Agosto 2014) e Vinci, una nascita locale delle leggende legate a tale divinità ed a vari altri tra i cicli mitologici più antichi ripresi dai Greci. Anche la Penisola Iberica é fortemente legata al culto Erculeo: a parte la fatica relativa alla cattura di Cerbero, che si svolge in ambito quasi certamente Iberico (l’isola dei morti localizzata a occidente vicino alle colonne d’Ercole), ricordiamo la presenza del “Camino Herculeo”, primo nucleo dell’odierno “Camino de Compostela” e appunto delle già nominate e famosissime Colonne. Quanto poi alla Sardegna, non si può non ricordare che, secondo la mitologia greca, la Civiltá Sarda sarebbe stata fondata dai discendenti di Ercole, uno dei suoi figli sarebbe stato appunto il “Sardus Pater”.

 

 

 

 

 

Gli Antichi Sardi hanno dunque utilizzato innanzitutto tale alfabeto OGHAM, e per ora ci basti analizzare questo dato, suffragato da tantissime incisioni su pietra facilmente verificabili. Prima di parlare di forme alfabetiche susseguenti, dobbiamo ancora chiarire parecchi aspetti di questa forma di scrittura da cui sono derivate appunto molte altre forme di comunicazione scritta. Anzi, proprio lo studio dell’Ogham sardo ci permetterà di comprenderne gli sviluppi successivi. Non dimenticate, inoltre, che l’Antica Civiltà Sarda, in quanto certamente già pre-celtica (come abbiamo descritto in tanti articoli, laddove dimostriamo i contatti con la Scozia settentrionale ed insulare), è durata a lungo. Molto a lungo e, come per tutte le civiltà, anche qui le forme di espressione scritta hanno subito variazioni e modifiche. Per l’Ogham in genere, ed anche per quello sardo in particolare, non parliamo di un alfabeto nel senso classico del termine, ma di qualcosa di ben più articolato, in quanto rappresenta il Mondo della Natura, è associato ad alberi e piante ed è, in sostanza, la perfetta raffigurazione alfabetica del culto della Dea Madre, o Gran Madre Terra, che, per quei popoli, era basilare. Come provare queste ultime affermazioni? Sia in base a testi di età successiva ed anch’essi assai vetusti, scritti in gaelico, sia in base alle trascrizioni originali in alfabeto Ogamico ancora reperibili soprattutto su pietra, sia in base ad incroci fonetici e linguistici, e sia in base a studi, molto interessanti in tal senso, condotti da scrittori e poeti, soprattutto britannici, effettuati nei secoli passati. Vi risparmio una lunga sequela di citazioni, peraltro riscontrabili consultando, ad esempio e tra gli altri, il “Libro di Ballymote”, testo poco noto ma straordinariamente importante per quanto ci riguarda. L’alfabeto ogham è da sempre considerato latore di conoscenze molto antiche, ed il perchè è chiarissimo: di tipo lineare, molto efficace, utilizzato lungo una direttrice originariamente solo verticale (di cui in Sardegna abbiamo esempi magnifici), non ha alcun collegamento con l’Oriente Mediterraneo ed Indo-Europeo, ed è quindi totalmente Occidentale.

 

 

 

 

 

Utilizzando una linea centrale come piano di scrittura, consentiva l’uso di tratti lineari, perpendicolari od obliqui, a destra e a sinistra di tale linea, che, combinati tra loro, formavano un alfabeto. In Sardegna, oltre che in Scozia e in altri territori occidentali, ne abbiamo ancora oggi, per fortuna, esempi chiarissimi, straordinari, che certamente non possono essere presi per “solchi lasciati da un aratro o da un mezzo meccanico”, come simpaticamente ho letto da qualche parte. La fantasia di certo negazionismo assoluto a volte è esilarante! Voce della Natura, dicevamo, ebbene sì, la dizione originaria dell’ogham più utilizzato è OGHAM CHRAOB, ossia ogham degli Alberi, e questo è dimostrabile: una linea soprattutto verticale, che poi diventerà anche orizzontale, che raffigura un tronco, e le varie simbologie lineari, a destra, sinistra ed oblique, che ne rappresentano i relativi rami. Ma non è tutto: ad ogni lettera, o meglio simbolo, corrisponde una lettera alfabetica, associata ad un albero. Nel prossimo capitolo vedremo di quali alberi si tratta, dato che avremo finalmente una caratterizzazione solo, e tutta, mediterranea. Una cosa alla volta.

 

 

 

 

 

Dicevamo, ogni simbolo ha dunque un proprio significato. Diventa assurdo parlare quindi di comunicazione lineare senza significato. Il significato c’è eccome, e soprattutto tali raffigurazioni sono praticamente identiche in tutti i luoghi che hanno visto il passaggio dell’Antica Civiltà Sarda. Ove si dimostri che almeno una delle piante o degli alberi raffigurati simbologicamente nell’ogham non è nord–europea ma mediterranea, la cosa si farebbe molto intrigante: sarebbe la prova che i Sardi non solo hanno utilizzato certamente una forma di scrittura, ma addirittura che ne hanno “coniato” alcuni caratteri, con buona pace (per l’ennesima volta) sia di chi abbia sempre negato l’esistenza di un’Antica Civiltà Sarda e sia di chi abbia sempre sostenuto che nell’isola non è mai stato utilizzato un vero e proprio alfabeto prima del “periodo fenicio”. Una vera e propria assurdità.

 

 

 

 

 

L’Ogham Chraob è quindi la voce degli Alberi. Ci sono varie forme di ogham, e le analizzeremo. Questa è la più diffusa e la meglio testimoniata grazie alle incisioni lineari reperibili dappertutto in Sardegna. Ho allegato una straordinaria immagine scattata a Ghilarza (Foto – F. Selis, Photo Archive, che ringrazio sentitamente), da cui si evincono varie particolarità: Ogham Verticale (e stavolta gli aratri meccanici sono “indifendibili” sempre con buona pace dei negazionisti più incalliti), linearità perfetta, stato di conservazione ottimo. Ancora alcune precisazioni: si è affermato che l’ogham sia una forma di scrittura celtica, o qualcosa del genere, ebbene ciò è errato, totalmente errato. L’Ogham Chraob è stato certamente utilizzato dai Pitti (vedi capitolo precedente) ed è quindi pre–celtico, assolutamente. Inoltre, ricordo per opportuna informazione di lettrici e lettori, che i Celti non scrivevano, per cui attribuire loro non solo l’Ogham ma addirittura anche la susseguente invenzione delle Rune è un’inesattezza storica bella e buona.

Diciamo meglio che costoro hanno “trovato” tali forme di comunicazione scritta e le hanno riutilizzate a scopi divinatori e quant’altro, con l’indubbio merito di averne perpetuato il ricordo. Senza la presenza dei Celti in Europa, non avremmo potuto individuare tante “caratterizzazioni cronologiche” per noi fondamentali. L’Ogham Charaob viene utilizzato, in età pre–celtica, non solo in Sardegna, Penisola Iberica e Scozia, bensì in tutti i luoghi che abbiano contatti con queste realtà territoriali. Ci è stato domandato, nei giorni scorsi, se l’Ogham Chraob venisse anche “pronunciato” oltre che scritto. La risposta è sì, ed infatti esistono gruppi letterali, risalenti a tale alfabeto, addirittura ancora oggi, dopo migliaia e migliaia di anni, ancora ben identificabili. In che lingua? Ma è ovvio: in quella Sarda!

Ne parleremo nei prossimi capitoli, il cammino è lungo, necessariamente lungo, al fine di chiarire, punto per punto, ogni passaggio di questa ricerca.

 

Fabio Garuti e Valeria Putzu

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