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Alla scoperta degli alfabeti utilizzati dall'Antica Civiltà Sarda PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Garuti   
Domenica 22 Marzo 2015 01:02

 

ALLA SCOPERTA DEGLI ALFABETI UTILIZZATI DALL'ANTICA CIVILTA’ SARDA

      

 

E siamo ad un nuovo articolo di un argomento oltremodo ostico e dalle mille sfaccettature: l’alfabeto,o gli alfabeti utilizzati dalla e nell’Antica Civiltà Sarda. Colgo l’occasione per ringraziare le Signore Valeria Putzu e Francesca Pisano per il costante ed insostituibile aiuto fornitomi.

Negli altri articoli abbiamo introdotto l’argomento, adesso inizieremo ad entrare nel vivo della complessa questione. Saranno diversi i capitoli necessari a tracciare un quadro sufficientemente chiaro del tutto, ma il tema, ripeto, è particolarmente spinoso e dibattuto.

Ordunque: il contatto tra Antica Civiltà Sarda e Pitti della Scozia settentrionale ed insulare (Isole Orcadi e Shetland) pre-celtica. Abbiamo potuto constatare le relazioni edili, teistiche, iconografiche, socio-culturali, tra tali due Territori pur tanto distanti tra loro. Tanti i riscontri (che qualcuno fa ancora finta di non vedere) che ci portano automaticamente ad una considerazione non solo di stampo logico: se i Pitti adottavano una qualche forma alfabetica, gli antichi sardi ne saranno venuti certamente a conoscenza, ed ovviamente viceversa. Un ragionamento di minima, ne convengo con voi, ma, stante la difficoltà nel reperire tracce alfabetiche certe, e risalenti al periodo almeno pre-celtico appunto, in territorio sardo, non ci resta che operare partendo da dove possiamo essere certi di non sbagliare. Per cui: un alfabeto Pittico, ove riscontrabile, sarà certamente pre-indoeuropeo, certamente pre-etrusco, pre-greco e pre-fenicio, e sarà sicuramente stato “visto” dagli antichi sardi in età pre-celtica, ossia prima del 2500 a.C.

Ne deriva che accertare lo o gli eventuali alfabeti Pitti o Pittici pre-celtici, costituirà un aiuto fondamentale alfine di inquadrare cronologie, simbologie e significati alfabetici da dover riscontrare poi, ovviamente, in terra sarda. Ci arriveremo, per gradi. La prima buona notizia è che di tali alfabeti Pitti o Pittici la traccia c’è, ancora oggi, chiarissima, la seconda è che essi sono ben due. Oggi inizieremo ad analizzare il primo.

Avrete certamente sentito parlare delle famosissime RUNE CELTICHE. Esse vengono genericamente attribuite ai Celti ed ai Germani, benché tali popoli non abbiano lasciato praticamente nulla, o quasi, di scritto e le abbiano utilizzate soprattutto come simboli. Strano davvero: elaborare un alfabeto per utilizzarlo solo come simbologia. Viene il fondato dubbio che sia stato “trovato e poi ri-utilizzato” in tal senso. Ma andiamo avanti: che provenienza hanno tali antichissimi simboli, oltretutto soggetti a parecchie trasformazioni nel corso dei millenni e dei secoli? La soluzione di tutto è paradossalmente abbastanza semplice: il termine RÚN, badate bene, non è di origine celtica, bensì Norrena, ossia una lingua scandinava che deriva a propria volta dal NORN, una lingua ormai estinta, utilizzata in diverse località britanniche. Lingua certamente pre-celtica, totalmente occidentale, con molte varianti, una delle quali, anch’essa antichissima, ci interessa parecchio: è quella parlata, addirittura fino al 1850 d.C. e poi estintasi, nell’originario territorio/contea di Moray, in Scozia, ed in particolare nelle Isole Orcadi e Shetland.

Ebbene,il termine RÚN, che da tale Lingua Norn deriva, è collegabile senza alcun dubbio al più antico alfabeto runico che si conosca. Non al più famoso, ossia quello germanico, ma al più antico, quello nord britannico, certamente sì.

Ebbene, l’alfabeto runico più antico, detto FUTHARK, dalla lettura dei primi sei segni alfabetici (appunto F-U-TH-A-R-K) ha ufficialmente un’origine assolutamente ignota; tanto ignota da essere spesso definito pre-runico. Cosa importantissima: i suoi simboli non sono affatto identici a quelli utilizzati per le rune celtico-germaniche. Il termine RUN di origine Norn è probante: vari moderni studi di etimologia propendono per tale aggancio, e personalmente ne sono certo proprio in base ai riscontri incrociati tra gruppi letterali o sillabici.

Penso che, fino ad oggi, si sia sempre voluto dare un maggior risalto all’utilizzo successivo delle rune, ossia quello celtico-germanico, che però per noi, nello specifico, è poco interessante, cronologie a parte. Ben poca valenza aveva avuto, sempre fino ad oggi, il periodo cosiddetto pre-Runico, data la scarsa valenza territoriale e l’utilizzo assai limitato. Ma nel nostro caso tutto ciò diventa addirittura fondamentale, come ben potete comprendere. Avendo tale limitato territorio agganci evidenti con la Sardegna, il tutto diventa a dir poco basilare.

 

 

 

 


Inoltre, badate bene, a livello ufficiale le rune hanno ben tre valenze, e la cosa non quadra essendo assolutamente inusuale: secondo il grande storico latino Tacito erano strumento di culto e di profezia tra i Germani, mentre in talune iscrizioni hanno sia un valore fonetico che ideografico. Chiara prova di un utilizzo differente, in varie fasi storiche.

Esempio: la X ha valore fonetico di O ed anche valore ideografico di possesso-patrimonio. Addirittura le due utilizzazioni sono talvolta presenti in una medesima iscrizione. In seguito, poi, tale utilizzo decade a favore della citata utilizzazione da parte dei Germani. Tutta questa evoluzione Runica non riguarda assolutamente il periodo pre-celtico, cosa che ci permette di inquadrarne la versione utilizzata presso i Pitti, antichissima, in modo molto chiaro.

Giusto come anticipazione, c’è un altro alfabeto attribuito ai Celti (stavolta solo insulari, tanto per operare una qualche differenziazione) che si chiama OGHAM, che tratteremo in un altro articolo, sottolineando fin d’ora che è assurdo ascrivere ad un popolo che ebbe una tradizione eminentemente “non scritta” tutta questa mole di alfabeti. Come al solito i conti non tornano. Qualcosa non quadra.

Riepilogando ciò che abbiamo analizzato oggi: l’alfabeto runico più antico, detto anche pre-runico ed i cui simboli non sono affatto identici alle successive rune germaniche, deriva la propria etimologia da una lingua non Indoeuropea, pre-celtica, ed utilizzata dai Pitti nella Scozia insulare. Trovarne riscontri sia nel nord della Scozia che in Sardegna comincerebbe a dare al tutto un significato notevole. Come avrebbe fatto il pre-runico ad arrivare fino alla bella isola mediterranea? E soprattutto, il fatto di essere presente in Sardegna assevererebbe senza ombra di dubbio che l’Antica Civiltà Sarda utilizzava un alfabeto talmente antico da essere stato, in seguito, riadattato dai Celti e dai Germani. E non abbiamo ancora analizzato Etruschi, Greci e Fenici, per vedere quali eventuali derivazioni ulteriori possano esserci state da detti alfabeti runici e pre-runici. Faremo anche questo. Ciò che ci interessa in questa fase è capire ciò che dobbiamo cercare in Sardegna al fine di essere assolutamente certi che si tratti di simboli alfabetici non confondibili con altri ben più “moderni”.

Del pari utilissimo sarà trovare riscontri diretti, ove ancora esistenti, tra antica lingua Norn, oggi estinta, e lingua sarda. Alcune terminologie ancora oggi presenti in quest’ultima lingua potrebbero rivelarsi di fondamentale importanza per noi.

Siamo solo agli inizi. Non c’è fretta. L’Antica Civiltà Sarda va studiata con calma ed attenzione: per nostra fortuna ha lasciato molti segni della propria esistenza, proprio nei rapporti con l’ovest europeo pre-celtico.

Che piaccia o meno, e che lo si voglia ammettere o meno.

 

 

 

Fabio Garuti

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