Numero zero PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Dotto   
Venerdì 13 Marzo 2015 02:16

 

NUMERO ZERO di UMBERTO ECO   

 

Sì, l’umanità non sopporta il pensiero che il mondo sia nato per caso, per

sbaglio, solo perché quattro atomi scriteriati si sono tamponati

sull’autostrada sbagliata. E allora occorre trovare un complotto cosmico,

Dio, gli angeli o i diavoli.

 

Il Pendolo di Foucault, cap. 53

 

                           

 

 

Il vero iniziato è colui che sa che il più potente dei segreti è un segreto senza

contenuto, perché nessun nemico riuscirà a farglielo confessare, nessun fedele

riuscirà a sottrarglielo.

 

Idem cap. 118  

 

 

Attraverso intrighi ed enigmi che spaziano dalla morte di Mussolini alle Brigate Rosse, l’ultimo romanzo di Umberto Eco racconta la nostra storia più recente (1945 – 1992). Si tratta di eventi di cui si è detto (e si continuerà a dire) di tutto e di più.

Come avviene nel Cimitero di Praga e nel Pendolo di Foucault questi fatti diventano tessere di un puzzle da risolvere. Si cerca un filo rosso che li colleghi e dia a essi una visione d’insieme che apra alla direzione occulta della storia, al disegno di un Superiore sconosciuto e via discorrendo.

Questo filo rosso è il complotto, il piano.

Numero Zero è un romanzo di giochi e paradossi che si prestano a una storia dall’intreccio sottile e in apparenza semplice.

Rispetto al Pendolo di Foucault il contesto è diverso anche se assai simile. Se nel Pendolo si denuncia il fenomeno della Vanity Press con annessi e connessi, Numero Zero è il luogo in cui si lancia una seria stoccata contro il giornalismo di un certo tipo.

Nel romanzo si racconta di una redazione che mette insieme diversi numeri zero di un quotidiano fittizio, destinato forse a non andare nelle rotative.

I giornalisti si credono parte attiva del gioco senza capire che da qualche altra parte si nasconde il vero stratega (e forse non è nemmeno l’editore). Non solo. Ciascuno complotta contro l’altro. Lo stesso Colonna, braccio destro del direttore, messo a parte dell’operazione, non è su una botte di ferro: potrà mai, la pedina, conoscere a fondo le regole del gioco?

Qual è, allora, il ruolo di Braggadocio che sembra prendere troppo sul serio la sua missione fino a cadere dentro una trappola allucinatoria?

Eco fa raccontare a Braggadocio, uno dei redattori, una storia tanto assurda e improbabile da spingerlo a conclusioni in apparenza verosimili se non incontrovertibili, e a dubitare del terreno su cui poggia i piedi.

In un calderone fumante ha buttato i pezzi del puzzle ricavando un ordito incredibile di connessioni che gli consente, cambiando prospettiva, di intuire un piano in grado di spiegare tutto, lasciando allibito il suo ascoltatore.

“Se c’è il Piano, deve coinvolgere tutto. O è globale o non spiega nulla” diceva Jacopo Belbo ne Il Pendolo di Foucault (cap. 72).

Solo che quando una teoria spiega tutto, in genere spiega troppo, e il troppo ingenera il grottesco, l’assurdo, l’inattendibile, non c’è verso di provare nulla.

Qualcun altro, insomma, mettendosi a giocare con le stesse tessere, potrebbe fare altrettanto, se non di meglio, e costruire un piano alternativo (cosa che è raccontata ne il Pendolo di Foucault). Si tratta di un complotto tra milioni d’altri possibili e di pari tenore (in fondo se ne dicono e ne sono state dette tante…)

Cosa racconta Braggadocio?

Tra le pieghe della storia prospetta un Mussolini che a Dongo non era Mussolini ma un sosia. Quello vero era rintanato chissà dove, forse in Argentina, pronto a tornare, a farsi strada rinsaldando le fila dei suoi e a mettere le mani in pasta nella storia politica degli ultimi cinquant’anni.

In ciò che egli espone c’è un risvolto che attira l’attenzione di qualcuno.

Perché Braggadocio viene assassinato?

Non si sa. Forse perché, come un pesce, ha posto il capo oltre il pelo dell’acqua e ha intuito o stava per intuire qualcosa che ha allarmato qualcuno.

Qualcosa di vero ci deve essere, si comincia a pensare. Eppure la sua è una teoria passata sotto banco. Che sia proprio questo ad avere posto in allarme chi ha stabilito di eliminarlo? Forse le parole pronunciate con tono dimesso sono le più pericolose. Si accendano piuttosto i riflettori, una telecamera, quelle cose si raccontino ai quattro venti.

Illuminante è ciò che diceva il colonnello Ardenti, personaggio chiave de Il Pendolo:

“Chi sapeva ciò che io so, prima di me, è stato probabilmente ucciso, proprio perché non lo divulgasse. Se ciò che so lo dico a duemila lettori, nessuno avrà più interesse ad eliminarmi”(cap. 17).

Solo allora si starà al sicuro. Rivelare il complotto ai quattro venti, magari nel corso di una trasmissione televisiva, è il modo migliore di estinguerlo, farlo cadere nel dimenticatoio.

Nulla vieta che l’omicidio di Braggadocio serva a sviare l’attenzione da qualcosa che avrebbe potuto, di lì a poco, emergere e che con le elucubrazioni del redattore non c’entra niente. Il fatto stesso che la teoria strampalata del paranoico redattore sia andata in pasto ai mass media, è servito a far tacere dell’altro.

Non si può tra l’altro, da un ragionamento o da un testo mendace, arrivare per errore alla verità, come insegna in primis l’indagine di frate Guglielmo nel Nome della Rosa?

Numero Zero tra le sue pagine contiene molto rumore. Da una voce che parla, altre mille complottano per soffocarla e la storia di Braggadocio, alla fine, non sembra destinata a farne di più (di rumore). A complicare il quadro sono le innumerevoli teorie che costruiscono altrettante partite e altrettanti complotti. Insieme fanno rumore e confondono viepiù le acque. Far credere, come sanno tutti, che Mussolini sia stato catturato a Dongo è un complotto. Stabilire che invece un sosia sia stato ucciso al suo posto fa a sua volta parte di un altro complotto.

Anche il lettore, alla fine, ci mette del suo. Egli è indubbiamente coinvolto perché si trova di fronte a un finale che non è un finale (il romanzo si conclude nel 1992). Da una parte egli si pone in una posizione privilegiata perché su molte cose ne sa di più dei personaggi che ha appena lasciato. E non solo per gli anni nel frattempo trascorsi. Dall’altra parte però una cosa lo accomuna a essi: un certo senso di impotenza. A che pro conoscere adesso o vent’anni fa retroscena che non hanno impedito allora – e non impediscono oggi – un certo precipitare di cose e di eventi, e nulla aggiungono alla bagarre di intrighi ed enigmi che abbiamo archiviato come misteri insolubili?

La domanda non è oziosa perché intorno a essa è costruito il romanzo. Il lettore è divenuto partecipe di cose che non dovrebbe sapere (il complotto), ma conoscerle non cambia la situazione. E non è destino – pare – che essa cambi.

 

 

 

Davide Dotto

 

 

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

http://www.libreriauniversitaria.it/numero-zero-eco-umberto-bompiani/libro/9788845278518?a=415021

 

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