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L'origine del nome Nuraghe PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Garuti   
Martedì 03 Marzo 2015 01:46

 

MISTERI ARCHEOLOGICI: L'ORIGINE DEL NOME "NURAGHE"    

 

Affrontiamo oggi un argomento di quelli parecchio dibattuti, non ancora risolti, e su cui è opportuno confrontarsi apportando nuovi tasselli di ricerca e parametri di discussione. Nessuna verità assoluta e preconcetta, ci mancherebbe, ma, data una sostanziale incertezza sull'origine di un nome molto comune e famoso, è opportuno e doveroso cercare altre e nuove soluzioni.

Fino ad oggi la denominazione NURAGHE/NURAGHI, straordinario edificio tipico della Sardegna, è stata fatta risalire a termini provenienti dal Mediterraneo Orientale (NUR-fuoco ed anche AK-divinità orientale) o ad un non meglio definito, e quindi molto vago, prefisso NUR derivante dal pre-latino o dal proto-sardo. Nulla di definitivo e quindi da dover dimostrare per intero. Diventa quindi necessario provare a percorrere anche altre strade, con maggiori agganci e riscontri sul territorio, almeno come spunto di riflessione e di ricerca. Soprattutto è opportuno, visti gli agganci con il nord della Scozia, provare a cercare anche in quella direzione. Precludersi un percorso di ricerca è sempre dannoso.

 

 

 

Una prima osservazione doverosa: strano davvero che edifici tanto antichi, il cui nome viene tramandato a livello popolare da millenni, vengano definiti con termini, o meglio prefissi e suffissi, provenienti da territori, appunto orientali, che di nuraghi non ne presentano. Neanche uno. Del pari far risalire il nome ad un prefisso proto-sardo, senza però trovare la seconda parte del sostantivo (-AGHE), è cosa che lascia comunque incompiuta la ricerca. Altra considerazione da dover fare; si è detto da più parti che il nome nuraghe/i sia stato introdotto, sempre nell’ottica mediterraneo-orientale, dai Fenici, o meglio, da prefissi, soprattutto tri-letterali, di derivazione fenicia. Ora, alcune riflessioni logiche s’impongono:

1) come sopra accennato, anche in questo caso è davvero ben strano che nel territorio tradizionalmente e storicamente individuato come patria dei Fenici (l’odierno Libano per intenderci) non si sia reperito neanche un nuraghe che sia uno. Zero assoluto. Come in tutto il Mediterraneo orientale d’altronde.

2) I Fenici, giunti in Sardegna nell’800 a. C., avrebbero dato il nome, o contribuito appunto in tal senso, ad un edificio presente in Sardegna già almeno (stando a stime ufficiali, si badi bene) da 1000 anni. Le datazioni ufficiali, infatti, fanno risalire al 1800 la edificazione dei primi nuraghi. Se poi consideriamo che essi potrebbero essere ben più antichi, la cosa si fa ancor più strana. Ma restiamo all’ufficialità. 1000 anni sono già e comunque una discrepanza enorme.

3) In questi 1000 anni di “attesa”, possibile che questi edifici non avessero un nome? Non ha alcun senso logico. E questo originario nome, con l’arrivo dei Fenici, sarebbe andato totalmente perduto, obliato, dimenticato? Impossibile. I Fenici hanno avuto in Sardegna una localizzazione ben definita, limitata, e non certo territorialmente totalizzante. E nel resto della Sardegna? Anche lì è stata adottata una terminologia fenicia abbandonando una terminologia propria? Non ha alcun senso. Assolutamente no.

Cosa ben diversa è invece partire da ciò che possiamo reperire, realmente collegato alla Sardegna, nel nord insulare della Scozia, in cui di edifici molto simili ai primi e più antichi nuraghi sardi, (i DUN appunto, di cui spesso abbiamo parlato nell'ambito dei rapporti tra questi due territori) ne troviamo ancora oggi centinaia e centinaia, seppure ben raramente in condizioni ottimali. Attenzione a non confonderli con i Broch, edifici di differenti dimensioni e soprattutto di localizzazione ben differente sul territorio Scozzese.

 

 

Un primo dato importante. In Scozia gli edifici di cui parliamo sono precedenti all'età Celtica (ossia prima del 2500 a. C.) dato che detti Celti di nuraghi, o di Dun non ne hanno edificati mai. Ora, se la definizione scozzese è DUN, con chiaro riferimento a Dana, la Dea Madre delle Acque e della Terra, peraltro molto sentita e venerata anche presso l’Antica Civiltà Sarda, da dove potrebbe sortire, appunto, tale nome nuraghe al fine di stabilire, asseverando ulteriormente il tutto, un ulteriore, ennesimo, ed importantissimo contatto tra tali due territori?

Facciamo un’ulteriore e doverosa digressione: sia In Scozia che in Sardegna troviamo antichissime raffigurazioni di cerchi concentrici (perfette assolutamente quelle sarde, sia su pietra che nelle Domus de Janas), poi variate nel corso di secoli e millenni, ma la cui precisione assoluta richiama i Campi di Moray in Perù. Cerchi concentrici giganteschi. Azzardato il richiamo al Centro America? No di certo, dato che la contea scozzese in cui tali cerchi sono stati riprodotti millenni fa (come in Sardegna) si chiama appunto Moray. Stesso identico nome come in Perù.

Il caso, la mera assonanza o la combinazione fortuita sono da escludere, assolutamente, dato che nome dei siti e cerchi concentrici sono una prova evidente. Peraltro anche chiaro e definitivo, quindi, il contatto tra Perù, Sardegna e Scozia.

Ora, Moray in scozzese si pronuncia Murray, mentre in lingua Quechua Peruviana si pronuncia MURAY. So che qualcuno di voi comincerà già ad intuire qualcosa. Andiamo avanti. I termini formati da due o più gruppi letterali, ne conservano di norma i singoli significati. Esempio: apri-bottiglie o fiume-giallo o fuori-serie. Nel caso del termine nuraghe, invece, abbiamo visto che un’eventuale seconda parte del termine (-AGHE) è di assai complessa decifrazione. Ne consegue che possiamo provare, a ragion veduta, ad analizzare il termine come unico, ossia non formato da due o più gruppi letterali distinti. In tal caso è fondamentale l’individuazione di una radice, che in questo caso è rappresentata dal gruppo -URA.

Ebbene: M-URA-Y lo contiene perfettamente, ed abbiamo anche l'attinenza con cerchi concentrici, luoghi, edifici tronco-conici e contatti tra Scozia, Perù e Sardegna.

Ma andiamo avanti: la "M" e la "N" sono, a livello fonetico, due "nasali" ed il loro interscambio è considerato assolutamente ininfluente. Ne sia prova che in Sicilia determinati edifici in pietra vengono definiti MURAGGHI, con chiaro riferimento a quelli sardi, ma con la lettera "M" al posto della “N”.

La "Y" finale è l'ultimo ostacolo alla nostra ipotesi di ricerca. Chiariamo innanzitutto che la pronuncia -GHI di nuraghi non è sarda ma italiana. In lingua sarda la parte finale del termine non è "dura" ma dolce, quasi, (per semplificare al massimo), come la "G" di gigolò in lingua francese, per intenderci. Molto particolare, se si considera che in lingua sarda la "G" finale è spesso dura, anche se seguita da vocale. La derivazione dalla "Y" è quindi più che probabile. In verità, a mio modesto avviso, è certa, solo che trattandosi di una ipotesi di ricerca, lascio ben volentieri un margine di dubbio doveroso.

Ma c'è di più: in lingua sarda campidanese (il cui territorio di riferimento tra le attuali province di Cagliari, Carbonia/Iglesias, Oristano e Medio Campidano è estremamente fertile e coltivato da età antichissime) parliamo di NURACI-NURACIS e di NURAXI-NURAXIS con una doppia lettura a mio avviso decisiva per confermare un’origine derivante dalla "Y" finale di MURAY, con la doppia interpretazione fonetica altrimenti ben poco spiegabile.

Non dimentichiamo che lo stesso nome SHER-DAN o SHAR-DAN, od anche SER-DAN o SAR-DAN, di cui abbiamo parlato tempo fa, trova giustificazione ed agganci interessanti, sempre nel rapporto Sardegna-Scozia settentrionale, laddove il prefisso SER/SHER, o SHAR/SAR, di antichissima origine ligure, unito al suffisso -DAN, indica "la Fortezza (o la Torre) sull'acqua che scorre".

Penso non sia semplice trovare, per definizioni così antiche, tanti agganci e riscontri non solo per quanto attiene ai significati ma anche per quanto concerne edifici comuni a due territori tanto distanti, oltre che, appunto, prefissi, suffissi e terminologie di derivazione sacrale.

 

 

 

Edifici votivi i nuraghi, dunque, molto, ma molto antichi, certamente pre-celtici in Scozia per i motivi suesposti ed estremamente vetusti anche in Sardegna, almeno per quanto attiene a quei circa trecento edifici di norma definiti "non a Tholos" la cui struttura è stata poi modificata nel corso di secoli ed anche di millenni nelle migliaia e migliaia di edificazioni su tutto il territorio sardo.

I primi nuraghi sono, appunto, davvero molto vetusti, e le similitudini con quelli scozzesi sono evidenti: pietre a secco, struttura tronco-conica, nicchia d'andito, scala elicoidale infra-muraria e muro a doppio guscio, tanto per semplificare al massimo le pur tante e caratterizzanti similitudini. Un nome popolare quindi, risalente almeno a 5000/6000 anni fa, il cui contatto con i cerchi concentrici (Menhir di Mamoiada e Domus de Janas) e con i Campi di Moray è ipotesi più che percorribile a mio avviso. D'altronde che i nuraghi originari fossero edifici di natura votiva od addirittura costituissero il punto di riferimento di ogni singola comunità, è stato sostenuto da più parti come ipotesi ben percorribile. Un unico termine quindi, di origine assai antica, tramandato a livello popolare, riconducibile a realtà territoriali molto ben definite, e soprattutto collegato ad un territorio: la Scozia, che di affinità con la Sardegna e con l’Antica Civiltà Sarda ne ha ormai davvero parecchie.

 

 

 

Il fatto che i cerchi concentrici riprodotti in Sardegna siano perfetti, e che la più popolare struttura edile possa essere direttamente collegata ad essi addirittura a livello di terminologia, dimostra che questa antica civiltà aveva nozioni molto precise ed ultra-vetuste. Comune, quindi, tra Scozia settentrionale e Sardegna, il collegamento con antiche realtà centro-americane, in Scozia il nome della contea, in Sardegna il nome dell’edificio più rappresentativo. Ribadisco che, a livello di riproduzione dei cerchi, evidentemente molto importanti, la perfezione sarda è assoluta ed ineguagliata al mondo. Senza dimenticare le riproduzioni perfette nelle Domus de Janas, addirittura “a scendere” nel pavimento, esattamente come gli enormi Campi di Moray.

Lascio come sempre a lettrici e lettori il piacere, ed il compito, di trarre le conclusioni che reputano opportune, ma sul concetto di Antica Civiltà Sarda, ormai, di dubbi non ce ne possono davvero più essere. Non un punto di arrivo, ma solo di partenza. C’è ancora tanto da dire e da ricercare, per approfondirne la reale portata, davvero notevole, e certamente non solo di stampo mediterraneo.

 

 

Fabio Garuti

 

 

 

 

(tratto da: SARDEGNA, PAGINE DI ARCHEOLOGIA NEGATA - UNA GRANDE CIVILTA' MEDITERRANEA MIGLIAIA DI ANNI PRIMA DELLA STORIA DI ROMA - Anguana Edizioni - Sossano - VI)

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

 

http://www.libreriauniversitaria.it/sardegna-pagine-archeologia-negata-garuti/libro/9788897621362?a=415021

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