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Archeologia ignorata: il riutilizzo tecnologico PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Garuti   
Venerdì 13 Febbraio 2015 03:56

 

ARCHEOLOGIA IGNORATA: IL RIUTILIZZO TECNOLOGICO    

 

Altro aspetto che l'archeologia ufficiale trascura da sempre è quello relativo alla analisi approfondita e dettagliata non solo del "riutilizzo" di strutture già esistenti da parte di civiltà successive, ma soprattutto del riutilizzo di strutture pre-esistenti e non replicabili da parte della civiltà successiva che, appunto, se ne appropria al fine di edificare altro.

Sottolineo: utilizza manufatti che "non sarebbe in grado di replicare".  

Non è una questione da poco, anzi, fateci caso.

Il non poter replicare un qualcosa che altri, di una precedente e magari estinta civiltà, hanno saputo erigere, significa testimoniare inequivocabilmente un "regresso tecnologico" che, a livello ufficiale, non è sempre ben accetto, soprattutto laddove si prendano in considerazione civiltà famosissime, poderose e plurimillenarie come quella Romana.

Il concetto base dell’archeologia ufficiale è quello di uno sviluppo tecnologico lento, costante e progressivo, fino a giungere ai nostri giorni. Tutto ciò che sa di "regresso" tecnologico contraddice tale impostazione e viene, sempre di norma, ben poco "pubblicizzato". Eppure il comprovare un assunto del genere è molto importante, in quanto si dimostra che lo sviluppo dell'umanità non è lineare, bensì ha subito tracolli e scomparse di civiltà enormemente sviluppate e di cui nulla o quasi si sa più. Testimonianze importanti, che ci permettono di poter davvero pensare ad un susseguirsi di "cicli", fino a giungere alla nostra attuale condizione.

Vediamo un qualcosa di probante in tal senso.

Baalbek, oggi in territorio libanese, è un luogo straordinario, archeologicamente e storicamente parlando. Situato a non molta distanza da Beirut, ad oltre 1.100 metri sul livello del mare, faceva parte della provincia romana denominata "Siria" ed ospitava un importantissimo santuario, (delle cui imponenti vestigia parleremo a breve) intitolato a Giove Eliopolitano. La località, (oggi Baalbek appunto) veniva chiamata Heliopolis, (Città del Sole, inteso come divinità astrale), ed ospitava un centro di culto talmente importante da essere meta di pellegrinaggi da tutto il mondo romano, benché molto distante dall'Urbe.

 

 

 

Tra i resti di altri templi, spiccano i resti del Tempio di Giove/Zeus, assolutamente imponenti. Un edificio colossale, di cui sono ancora oggi osservabili sei colonne di dimensioni enormi: oltre venti metri di altezza per oltre due metri di diametro ciascuna. Ma ciò che lascia sbigottiti è la base su cui il tutto è stato edificato e che ci interessa particolarmente: una sorta di gigantesca terrazza, realizzata con blocchi di pietra del peso di centinaia di tonnellate ciascuno (anche oltre le 350 tonnellate). In particolare, la base di detto tempio di Giove include tre mostruosi blocchi pesanti circa 800 tonnellate ciascuno e, oltretutto, posizionati ad oltre cinque metri di altezza dal suolo, noti come "Trilithon", ossia gruppo di tre grandi pietre. In totale questi tre blocchi, posizionati con precisione millimetrica, pesano oltre 2.500 tonnellate.

 

 

 

 

Su questa eccezionale base, è stato edificato il suddetto tempio di Giove. Ufficialmente i Romani hanno costruito i propri templi su insediamenti precedenti edificati tra il 2900 ed il 1600 a.C. Questo, secondo l’ufficialità archeologica che, oltretutto, menziona anche un blocco di pietra, squadrato ma ancora nella cava di estrazione, pesante circa 1.200 tonnellate, o forse più. Qualcosa di spaventosamente pesante, che sarebbe impossibile da sollevare (e poi trasportare) anche oggi, su un terreno sconnesso come quello di Baalbek. 

 

Considerazioni:

 

1) Il tempio è stato edificato dai Romani, il basamento certamente no. Questo per due motivi ben precisi: A) Conosciamo la tecnologia di cui disponevano i Romani, che simili blocchi non erano in grado di sollevarli. A dirla tutta, con la nostra attuale tecnologia potremmo forse sollevarli (forse) ma non certo trasportarli su un terreno sconnesso a centinaia e centinaia di metri.  B) Le opere Romane sono sempre ben documentate. Di tali blocchi mostruosi non si parla mai, ed infatti, nell'Impero tutto, non ce ne sono di così giganteschi.

2) Se i Romani fossero stati in grado di realizzare cose del genere, le avrebbero replicate non dico in tutto l'Impero ma, certamente, a Roma sì. Non è questione di logica, bensì di ovvietà. Per recarsi in Libano, con i mezzi dell'epoca, era necessario affrontare un viaggio davvero notevole.

3) Ufficialmente prima dei Romani l'insediamento era (probabilmente) Cananeo. Ora, dico io, come avrebbero fatto i Cananei a realizzare, trasportare e sistemare con precisione millimetrica tali giganteschi monoliti? Si sarebbe trattato di una civiltà dalle conoscenze tecnologiche sbalorditive, oltretutto in piena età del bronzo. C'è qualcosa che chiaramente non quadra e, infatti, del sito di Baalbek non è che si parli poi tanto. Del basamento del Tempio di Giove/Zeus Eliopolitano, poi, non si parla affatto. Come sempre,in casi simili!

4) Questo è un esempio indiscutibile e probante di "civiltà successiva meno sviluppata di una precedente" con buona pace di chi neghi una tale eventualità.

A questo punto negare che una, del pari, grandissima civiltà abbia edificato anche le grandi piramidi ed i campi circolari non è più una sorta di eresia archeologica, non vi pare? Come non è più un'eresia archeologica sostenere che nel Mediterraneo ci sia stata una grande civiltà (Antica Civiltà Sarda) ben precedente a quella Romana. Proprio i Romani non si ponevano particolari problemi: riutilizzavano ciò che poteva risultare utile e tralasciavano ciò che non poteva essere utilizzato nella loro ottica. Comprensibile, quindi, che abbiano considerato "assolutamente inutili" le grandi piramidi di Giza e le abbiano lasciate lì indisturbate. 

5) Chi ha realizzato tutto ciò a Baalbek? Non lo sappiamo. Certamente si trattava di persone che disponevano di conoscenze tecniche e tecnologiche che ci sono ancora ignote, presumibilmente (a mio parere) in grado di annullare la forza di gravità (levitazione sonora o magnetica). Anche la nostra civiltà attuale compie studi in tal senso ma, per ora, con risultati ridotti ad oggetti di pochi grammi di peso. L'importante, però, è che il concetto di "levitazione" sia reale. 

 

E' ora che si cominci a parlare apertamente di civiltà susseguitesi nel passato non necessariamente "da quella primitiva a quella più avanzata", bensì anche da quella "più sviluppata tecnologicamente ad una più primitiva". Un concetto che proprio la latinità ci ha tramandato in maniera incontrovertibile, come abbiamo visto.

Se ne prenda atto, finalmente. 

 

 

Fabio Garuti

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