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L'Antica Civiltà Sarda. Più di 2000 anni prima di Roma PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Garuti   
Domenica 30 Novembre 2014 01:57

 

L’ANTICA CIVILTA' SARDA.  PIU' DI 2000 ANNI PRIMA DI ROMA  

 

Penso sia giunto il momento di trarre un primo bilancio di quanto abbiamo potuto constatare analizzando reperti, facendo raffronti e soprattutto valutando l'ottica dell’Antica Civiltà Sarda non più in un contesto "locale" bensì allargato a constatazioni continentali. Definirla "Civiltà Nuragica" dilatando la definizione, secondo i casi, a "Pre-Nuragica" o a "Post-Nuragica" non ha più molto senso a mio avviso. Non ne ha in quanto i magnifici nuraghi, che indubbiamente caratterizzano l'isola da sempre, diventano a questo punto parte, certamente molto importante, ma non più "tutto costitutivo", di questa Antica Civiltà, certamente precedente alla Storia di Roma. Una civiltà che ebbe stretti contatti con il nord insulare dell’odierna Scozia ma che, rispetto al territorio britannico, fruì di uno sviluppo certamente molto più significativo e duraturo, come dimostrato dalla quantità e qualità di reperti giunti sino a noi. In pratica i territori del nord Europa come contatto ed interscambio, ma l'isola mediterranea come culla e sede di una grande civiltà marinara già nel 3000 avanti Cristo ed oltre. I Nuraghi, dunque, come manifestazione edile o edilizia di una grande cultura e di una notevole coesione sociale, frammista a caratterizzazioni non più ascrivibili a realtà territoriali poco significative. Qui abbiamo tracce consistenti, sebbene antichissime ma per fortuna ancora ben distinguibili, di livelli di sviluppo notevoli, e penso sia il caso di fare un breve riepilogo di quanto abbiamo potuto verificare, al fine di rendere ancor più chiaro il concetto, badando a porre nella dovuta luce reperti spesso in "chiaroscuro" e mai adeguatamente considerati, a mio avviso. Comprendo perfettamente che il poter inserire detti reperti in un contesto finalmente più "storicamente" chiaro e delineato agevoli, e di molto, il lavoro, per cui vediamo, punto per punto, cosa abbiamo (cercando di sintetizzare al massimo, giusto come promemoria) prima di addentrarci, nei prossimi giorni, nella ricerca di ulteriori dati per noi interessanti:

 

1) Nuraghi. Nella Scozia settentrionale due tipi di costruzioni: i Broch, molto alti, ed i Dun (pronuncia Dan ove unita ad un ulteriore prefisso o suffisso), di dimensioni contenute, edificati in numero di oltre un migliaio ed aventi attinenze con i nuraghi sardi per quanto attenga ad aspetto esterno, edificazione con pietre a secco, doppio guscio murario, scala elicoidale intra-muraria e nicchia d'andito. In Sardegna l'edificazione, in numero di parecchie migliaia, ha subito nel corso dei secoli e dei millenni molte modifiche, come è ovvio che sia. L’affinità culturale è evidente (tanto che in Scozia tali edifici vengono di sovente definiti broch-dun-nuraghi), unitamente alla capillarità di tali costruzioni su entrambi i territori. Non si edificano migliaia e migliaia di edifici dalle tante caratteristiche similari per pura combinazione. Prova ne sia che di costruzioni simili se ne trova qualcuna anche in altre isole del Mediterraneo ed in qualche altra località, ma mai con tante e tali caratteristiche comuni e mai, soprattutto,  in tali più che considerevoli quantità. Il numero di strutture edificate (almeno dieci volte quello del nord Europa) testimonia in ogni caso lo sviluppo socio-economico davvero elevato raggiunto in Sardegna. 

 

 

 

2) Cerchi Concentrici. Qui non solo l'affinità è più che palese e decisiva, ma possiamo anche iniziare a definire una fascia temporale di riferimento. Riproduzioni perfette su pietra, antichissime, realizzate in modo talmente straordinario da far pensare a veri e propri "compassi da pietra", ci permettono di comprendere innanzitutto l’originaria funzione iconografica e teistica dei soggetti (ripresi dai Campi Circolari di Moray in Perù, come dimostra l'identico nome, nonché la pronuncia, della contea scozzese di riferimento, ed i cui collegamenti con la Sardegna stiamo appunto dimostrando), ma soprattutto di apprezzare il grado di sviluppo tecnico-tecnologico-sociale raggiunto dall’Antica Civiltà Sarda dando anche ad esso una datazione tanto fondamentale quanto precisa. A parte il Men-Hir e la Stele di Mamoiada, che richiama a periodi storici precedenti al 3000 avanti Cristo, una datazione ad oltre 5000 anni addietro ci è confermata anche da altre raffigurazioni, sempre tanto precise quanto identiche a quelle scozzesi. Innanzitutto le splendide incisioni, sempre cerchi concentrici su pietra, nella necropoli di Montessu a Villaperuccio, datata ufficialmente al 3000 avanti Cristo (cosiddetto periodo "Pre-Nuragico"), periodo storico su cui concordiamo assolutamente, ma soprattutto nelle magnifiche Domus de Janas, (medesima e quindi confermata datazione) laddove addirittura troviamo le raffigurazioni circolari nel pavimento della domus realizzate in cerchi concentrici scavati perfettamente nella pietra e di dimensioni decrescenti. La vera raffigurazione dei Campi di Moray. Ciò indica uno sviluppo sociale ed una capacità non solo tecnica ma anche "iconografica" davvero mirabile e propria di una civiltà molto ben sviluppata, quella Sarda Antica appunto. Ma ancora, a livello di raffigurazioni "teistiche" la splendida Dea di Sàrdara ed addirittura, anche su bronzo, le ruote del famoso "Vagoncino" o "Arca" di Oschiri, di cui parleremo tra breve. Insomma, una quantità tale di reperti, di datazione antecedente al 3000 avanti Cristo, che lascia ben poco spazio ai dubbi. Ho chiesto ad un professionista delle incisioni su pietra di realizzare un modellino del Men-Hir di Mamoiada (reperto che notoriamente amo molto) e mi ha assicurato che senza strumentazione tecnica è impossibile realizzare cerchi nella pietra così perfetti. Tracciarli è possibile, ma "incidere" in tal maniera un materiale così duro, senza sbavature ed errori, è, a mano libera, praticamente impossibile. Eppure gli Antichi Sardi ci sono riusciti. A Voi ogni riflessione in merito.

 

 

 

3) Bronzi. Per spostarsi per mare, già migliaia di anni prima di Cristo, da e per il nord Europa servivano navi efficienti e veloci. I modellini in bronzo di cui disponiamo, denotano, in tal senso, un documento inoppugnabile. Scafi perfetti, perizia marinara assoluta e conoscenza dell'arte della navigazione. Già 5000 anni fa ed oltre.  Ma, a parte anche le splendide raffigurazioni di Guerrieri Sardi ben note a tutti, su un altro reperto voglio attirare la vostra attenzione. Il vagoncino, o Arca, di Oschiri. Magnifico, con ruote (di nuovo il motivo dei cerchi concentrici) dotate di assi, con un coperchio mobile, indice non solo di una perizia notevole, ma soprattutto della conoscenza di attrezzature del genere. Non si realizza un modello di qualcosa che non si osserva o che non si conosce. Troppa la perfezione e la cura dei particolari. E di certo una civiltà che utilizzasse vagoni con ruote non era certamente una civiltà primordiale, per come la intendiamo oggi. Era ben di più. Se la datazione ufficiale fa risalire il reperto ad un generico "Periodo Nuragico", va fatta soprattutto una considerazione: il fatto che le ruote siano collegate tra loro mediante assi di raccordo anche nel modellino in bronzo (potevano benissimo essere omessi), dimostra che lo sviluppo tecnico del periodo era notevole e che l'oggetto non era un semplice ornamento, bensì una copia da un originale utilizzato davvero. Oltre alle navi, anche i carri con assali. Di bene in meglio!

 

 

 

4) Piramidi. Il fatto che l'Antica Civiltà Sarda fosse in contatto con il nord della Scozia, e che tale territorio avesse il medesimo nome e la medesima pronuncia di un immenso sito in Perù (Moray appunto) apre nuovi spiragli di ricerca. Un contatto, seppure indiretto, con il centro America, peraltro dimostrato da un altro reperto, sempre poco considerato, scoperto a Gremanu-Fonni, sito davvero molto vetusto. Si tratta di uno stampo litico, raffigurante una piramide a gradoni, e di cui abbiamo diffusamente parlato. E' stato spesso identificato come "misuratore del livello delle acque" ma, sinceramente, tutti gli esperti d’ingegneria idraulica con cui ho parlato, hanno escluso un utilizzo del genere. Troppo complessa la realizzazione, sempre a mano e senza sbavature ovviamente, con scanalature così minuscole, quasi millimetrate, che non hanno alcun senso. La misura delle acque si misura con aste dotate di tacche intermedie o con segni incisi nel muro, ma non in un pozzetto di raccolta, oltretutto di dimensioni tanto contenute e, soprattutto, intagliato a piramide a gradoni. Molto più rispondente alla realtà un utilizzo quindi votivo, di un oggetto (piramide a gradoni) osservato in centro America. Se venivano replicati i cerchi concentrici originari dei campi di Moray, Perù, perché non poteva esserlo una Piramide? Lo stampo litico assolve perfettamente a tale funzione, creando modellini in bronzo delle grandi piramidi centro americane. Altra caratterizzazione sociale incredibile, per una civiltà del 3000 a. C. ed oltre.

 

5) Matriarcato. Che in Sardegna la società matriarcale abbia origini molto vetuste, e che sia sopravvissuta praticamente a tutto, incluso il genocidio definito eufemisticamente "Caccia alle Streghe" è un dato di fatto. Che tale forma sociale fosse anche tipica dei territori nord europei che analizziamo è parimenti fuori discussione, addirittura con l'ulteriore elemento della matrilinearità, ossia discendenza per parte di madre. In una realtà mediterranea totalmente patriarcale, la connotazione Sarda è, in tal senso, eccezionale, ed indice di una realtà sociale tanto radicata quanto vetusta. Certamente ben precedente alla storia di Roma. 

 

6) Etimologie. Gli Shardan o Sherdan. Abbiamo visto come la definizione (ormai generalmente accettata in quanto descritta anche dagli Egizi) di tali Guerrieri del Mare, abbia anche una spiegazione plausibile sia per quanto riguarda la traduzione dell'intero termine, sia per quanto riguarda le due parti da cui il termine stesso è composto e sia per quanto attiene alle origini del termine medesimo che, a maggior ragione, ci riconduce per l'ennesima volta ai nuraghi-dun-broch sardo-scozzesi. Ricordiamo, infatti, che il termine DUN (Nuraghi) che identifica le comparabili costruzioni sarde e nord scozzesi, ove aggiunto ad un altro termine viene pronunciato come DAN. Il prefisso SHER o SHAR o SER o SAR (con doppia vocale caratterizzante) indica "l'acqua che scorre" ed è di derivazione proto-Celtica, soprattutto nella odierna Liguria. Se il DUN è una fortezza, (ma viene anche usato in Gaelico nella accezione di "forte" come aggettivo caratterizzante) la traduzione più plausibile dell'intero vocabolo è (nonostante i cambi di vocale) "la fortezza, (o il forte o ciò che è forte), sull'acqua che scorre, (o nei pressi dell'acqua che scorre)". Una spiegazione completa, quindi, per il vocabolo intero, per le proprie parti costitutive, per la relativa traduzione e per l'aggancio con edifici riconducibili sia al nord della Scozia che all’Antica Civiltà Sarda. 

 

7) Tradizioni ed oggetti particolari. Il contatto tra tali due realtà territoriali, (nonché anche automaticamente testimonianza di una civiltà dalle molte sfaccettature), è dato anche da tradizioni, usi, costumi, narrazioni, balli. In particolare, e su tutti, uno strumento musicale antichissimo e davvero molto caratterizzante: le Launeddas Sarde, identificabili anche in alcuni bassorilievi scozzesi, inequivocabili in tal senso. Addirittura la cornamusa, estremamente caratteristica per la Scozia, deriva da uno strumento a fiato denominato "Triple Pipes" (triplo tubo, letteralmente), la cui struttura, ed il cui suono, sono identici proprio alle launeddas sarde. Penso non ci sia più nulla da aggiungere.

 

Confermo e sottolineo, ancora una volta, che penso si possa davvero parlare di Antica Civiltà Sarda, superando finalmente un troppo generico "Civiltà Nuragica". Fu "anche" Nuragica questa civiltà mediterranea, ma non solo. Fu soprattutto sarda ed antica.

 

Fabio Garuti

 

 

 

(tratto da: SARDEGNA. PAGINE DI ARCHEOLOGIA NEGATA (Una grande Civiltà Mediterranea migliaia di anni prima della Storia di Roma) - Anguana Edizioni – Sossano - VI)

 

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

http://www.libreriauniversitaria.it/sardegna-pagine-archeologia-negata-garuti/libro/9788897621362?a=415021 

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