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I cerchi concentrici. La Sardegna e la Scozia PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Garuti   
Lunedì 24 Novembre 2014 02:45

 

I CERCHI CONCENTRICI. LA SARDEGNA E LA SCOZIA 

 

Proprio la vicenda, di cui abbiamo spesso parlato, dei cerchi concentrici incisi su pietra, in modo perfetto, equidistanti e precisissimi, con oltretutto l'indicazione di una sorta di "bastoncello" centrale che aveva certamente una funzione specifica, accomuna, insieme ai Nuraghi, ai Dun e ad altre particolarità, il territorio sardo e quello del nord della Scozia. Ma a questo punto, oltre alle comparazioni, è necessario iniziare a reperire qualche altro riscontro, che ci permetta finalmente di indagare in tutta tranquillità, con la convinzione di essere davvero sulla strada giusta. Ebbene, la vicenda dei cerchi concentrici può darci una spinta decisiva in tal senso.

Vediamo perché: di cerchi concentrici, nel mondo, ne sono stati raffigurati moltissimi, già in età assai antica, e soprattutto con molte varianti: cerchi, spirali, labirinti, spesso in modo impreciso e su moltissimi materiali. Non si è mai indagato a fondo su questo fenomeno, accomunandolo genericamente tra le varie forme di manifestazioni del pensiero umano. Ma non è così. I cerchi concentrici rappresentano (poi trasformati nel corso dei millenni in altre rappresentazioni similari), qualcosa di molto preciso. Una sorta di "iconografia post - tecnologica", un simbolo di potenza, di vita, di teismo. Me ne sono accorto anni fa proprio studiando le similitudini tra Scozia e Sardegna. Solo in questi due luoghi, infatti, è stato possibile reperire cerchi così perfetti, difficilissimi da riprodurre su pietra anche oggi, senza sbavature (ovviamente a mano e senza strumentazioni), con proporzioni e diametri simili e con una ricerca della perfezione assolutamente sbalorditiva. Ad un’attenta comparazione le realizzazioni sono identiche ed uniche sul pianeta, il che rende i due territori socio-culturalmente addirittura più legati che non dai Nuraghi - Dun, peraltro già estremamente simili e probatori in tal senso. Ma qui c'è di più. Una raffigurazione votiva, importantissima, un "aver visto" di persona ed aver ricopiato su pietra, o addirittura su stele - Menhir come nel caso del magnifico reperto di Mamoiada. 

 

 

 

A questo punto la domanda: ma cosa è stato copiato? E ne abbiamo le prove? 

E' chiaro trattarsi di una mera raffigurazione, senza alcun possibile utilizzo pratico e concreto che non fosse votivo. Certamente impossibile da realizzare con stampi o a mano libera, su pietra dura, è inequivocabilmente indice di società culturalmente avanzate e socialmente ben coese, addirittura tra territori così distanti a livello continentale. Ma qual è stato il possibile "modello ispiratore"? Due siti, nel mondo, rispondono alle caratteristiche effigiate in Scozia ed in Sardegna. Il primo è Moray, in Perù, Cordigliera delle Ande e il secondo, sempre sulla medesima catena montuosa, in Bolivia, a circa 4.000 metri di altezza: Columa (nome che io stesso ho dato alla struttura abbandonata da lunghissimo tempo). In particolare Moray risponde perfettamente alle nostre esigenze, in quanto vennero realizzate, all'interno di una montagna, varie strutture circolari, simili, per intenderci, simili all'Inferno dantesco, e dal diametro massimo di circa duecento metri ciascuna. Uno spettacolo unico al mondo! Ora, per quanto riguarda l'utilizzo di tali strutture, di cui abbiamo parlato diffusamente in altri articoli, citiamo solo il fatto che furono utilizzate per sperimentazioni biogenetiche, come ad esempio sul mais (pianta la cui meccanica riproduttiva non è naturale, assolutamente). Possiamo affermarlo con certezza in quanto, negli anni cinquanta, tali strutture, in gran segreto, vennero ricostruite con il medesimo scopo. Segreto antico ed anche moderno, tanto per essere chiari. 

Ora, scusate la doverosa digressione, la versione ufficiale secondo cui il sito di Moray fu realizzato (evidentemente con scalpello e martello!!!) dagli Inca, nei pressi di Cuzco, non regge minimamente. All'arrivo dei Conquistadores spagnoli non si aveva già più una seppur pallida idea di chi avesse realizzato e lasciato tali strutture. Da notare che in lingua Quechua (locale) Moray si pronuncia Muray, tenetelo presente.

 

 

 

Quindi, per poter avvalorare la teoria secondo cui la raffigurazione dei cerchi concentrici si riferisse a questo sito, ci voleva una prova tangibile. Ebbene essa c'è. In Scozia il territorio è diviso in contee. La più antica ed anche la più vasta (originariamente), e che includeva le isole settentrionali ed i luoghi in cui sono stati edificati i DUN  così somiglianti ai NURAGHI, si chiama, ancora oggi… MORAY! E si pronuncia MURRAY. Strano vero? Lingua Quechua peruviana e Gaelico scozzese con un nome identico, pronuncia identica, cerchi concentrici identici, e, finalmente, la soluzione del rebus. L’iconografia dei cerchi era originariamente basata su strutture incomprensibili, ovviamente, ma il cui ricordo era legato ad una tecnologia molto antica. Ora, accertato questo, veniamo alla Sardegna. I due luoghi, a parità di iconografia, sono legati tra loro, indiscutibilmente ma in Sardegna abbiamo qualcosa in più, qualcosa che dimostra uno sviluppo sociale estremamente elevato, mi riferisco alle Domus de Janas. In alcune di queste magnifiche strutture isolane, molto vetuste (Età del Bronzo Antico) sono reperibili strutture circolari, scavate nel pavimento di pietra, e genericamente classificate come "focolari". La cosa non mi ha mai convinto, ed il motivo è chiarissimo: se considerate ad esempio la Domus di Putifigari - Monte Sisari, noterete come la magnifica struttura centrale, a cerchi concentrici, è addirittura copiata in modo da creare un effetto simile a quello del citato Inferno dantesco ossia si restringe man mano che si scende in profondità, identico a Moray, in Perù. 

 

 

 

Mi rendo conto si tratti di concetti innovativi, ma che un nome di contea scozzese, tanto importante da aver dato origine anche ad una casata regale dopo l'anno 1000, sia  identico così, per puro caso, ed anche nella pronuncia, a nomi peruviani tanto antichi, non ha alcun senso. Ne consegue che il sito peruviano era considerato talmente importante da essere stato ripreso non solo per caratterizzare un vasto territorio scozzese ma anche per fungere da iconografia "teistico - post tecnologica".

 

 

 

Come tali popolazioni abbiano potuto osservare il tutto è altra vicenda di cui ci occuperemo a parte. Per ora, penso, ce ne sia abbastanza per far riflettere: Moray in Perù (pronuncia Muray), Moray in Scozia (pronuncia Gaelico-Scozzese: Murray), cerchi concentrici su pietra e Nuraghi e Dun in entrambi i luoghi, addirittura, in Sardegna, anche la raffigurazione perfetta dei campi peruviani nelle Domus de Janas. Escludere il contatto, antichissimo, tra Scozia e Sardegna, a questo punto, non ha più senso. Dato che in Sardegna sia gli edifici che le raffigurazioni dei cerchi furono ben più numerose, accurate e variegate che non in Scozia, è evidente che la civiltà sarda, in Sardegna, ebbe uno sviluppo ben maggiore e caratterizzato. Forse è meglio cominciare a chiamarla Antica Civiltà Sarda, e non più Nuragica, non ne convenite? 

 

Fabio Garuti

 

 

 

(tratto da: SARDEGNA. PAGINE DI ARCHEOLOGIA NEGATA (Una grande Civiltà Mediterranea migliaia di anni prima della Storia di Roma) - Anguana Edizioni - Sossano - VI)

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

http://www.libreriauniversitaria.it/sardegna-pagine-archeologia-negata-garuti/libro/9788897621362?a=415021

  

 

 

(tratto da: LA PREISTORIA ATOMICA LUNGO LA LINEA DI ORIONE - Anguana Edizioni - Sossano, VI)

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it 

 

http://www.libreriauniversitaria.it/preistoria-atomica-lungo-la-linea-orione/libro/9788897621232?a=415021

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