Albion PDF Stampa E-mail
Scritto da Monia Iori   
Mercoledì 07 Maggio 2014 01:57

ALBION di BIANCA MARCONERO
 

Sono sempre stata una fervida lettrice di leggende e racconti cavallereschi, anzi sono la mia specialità. Ricordo che quando andavo in seconda media, la professoressa aveva scelto per l’ora di narrativa un libro che raccoglieva alcuni dei miti arturiani più belli e io lo lessi tutto d’un fiato, senza rispettare il programma che prevedeva un avanzamento graduale, mentre i miei compagni erano annoiati a morte da quelle storie. Per me erano la magia più bella, una magia che ho potuto ritrovare in questo romanzo.

Parlare di questo libro mi risulta allo stesso tempo facile e difficile. L’ho amato tantissimo, l’ho letto nell’arco di un giorno e non sono riuscita subito a mettere insieme i miei pensieri; ero troppo coinvolta dalla storia per essere abbastanza lucida da scrivere una recensione e anche adesso non penso che riuscirò ad esprimere pienamente e perfettamente il mio entusiasmo per la bellissima trama creata da Bianca Marconero. Albion è un’avventura da vivere. Punto. Non tanto dal punto di vista prettamente fantasy perché questo aspetto è più che altro accennato in questo primo volume della serie, ma per il viaggio che ogni personaggio intraprende. Ognuno di loro è diventato mio amico e nel bene e nel male mi sono affezionata a tutti. Marco, Lance, Deacon, Helena, Erek… difficile abbandonarli una volta chiuso il libro.

L’Albion College è un luogo magico e austero, una scuola lontana dalla realtà che Marco Cinquedraghi conosce. Lui, abituato a vivere nell’immensa e fredda residenza di famiglia nel cuore di Roma, si sente un po’ sperduto quando inizia a frequentare i corsi che si tengono in quell’antico castello svizzero. Dopo la morte del nonno, suo padre, freddo e scostante, lo spedisce lì senza che possa discutere, e comincia per lui una nuova vita. Certo, la sua esistenza non è facile: deve recuperare molte materie di cui non ha neanche mai sentito parlare, deve ambientarsi in un posto dove tutti lo tengono sempre d’occhio, deve far fronte al cambiamento che l’incontro con i suoi compagni di scuola provoca in lui, ma nonostante tutte le difficoltà sente che quello è il posto giusto e fa di tutto per restare. D’altronde, avendo già perso la madre, il fratello maggiore e l’amato nonno, Marco non ha nulla che lo aspetti a casa, tranne un padre che non lo considera degno della famiglia e all’altezza delle sue aspettative. Il suo carattere, tuttavia, gli crea non poche antipatie! La struttura sociale dell’Albion, infatti, è molto particolare, vi si accede per diritto di nascita, e prevede che la scuola sia divisa in due fasce: coloro che possono permettersi la retta e che si sentono i padroni e coloro che non possono, chiamati “borsisti”, che devono guadagnarsi la permanenza lavorando per la scuola. Tra le due classi c’è un certo astio e Marco non perde occasione per sfruttare come può i borsisti e prendersi gioco di loro, trattandoli spesso come servi. Ma la generosità di Erek, la simpatia di Deacon e l’amore che prova per Helena gli faranno presto cambiare idea. Molti sono i misteri che avvolgono l’Albion e insieme al bellissimo Lance, il suo perfetto e insuperabile compagno di stanza, e agli altri tre si ritrova a dover condividere un destino che mai nessuno avrebbe pensato… un futuro che ha il sapore della leggenda.   

Avevo sentito parlare davvero bene di questo romanzo e ho sperato con tutte le forze che piacesse anche a me. Quando l’ho iniziato avevo il timore che le opinioni positive che avevo letto in giro avrebbero guastato la lettura e che forse non avrei provato le stesse emozioni che la storia aveva suscitato negli altri, ma dopo solo dieci pagine e la fatica a ricordare che mi trovavo sotto le coperte nel letto della mia camera e non insieme a Marco sul treno che l’avrebbe condotto all’Albion ho capito che tutti i miei timori erano infondati. Non mi succedeva da tempo di restare sveglia fino alle quattro di notte a leggere un libro, ma questo c’è riuscito, anzi ha come sbloccato una sorta di situazione di “stallo da lettrice” che mi attanagliava da qualche mese. Divorare una pagina dietro l’altra, pensare di leggere solo un altro capitolo e invece finirne altri sei, sentire gli occhi attaccati al romanzo e la mente in subbuglio per ciò che viene raccontato sono tutte cose che mi sono mancate per parecchi mesi e che ho ritrovato in tutto il loro splendore leggendo questo fantastico libro. Sapete quando sentite che la vostra mente viene come risucchiata da un mondo nuovo che non permette opposizioni? Ecco, è esattamente ciò che ho provato durante tutta la lettura. Mi sono attaccata alla storia creata dalla Marconero come se fosse la mia acqua nel deserto e, devo ammettere, che la sete è stata placata ma non per sempre. Spero davvero di poter leggere il seguito di questo libro quanto prima.

Dalla prima parola, sono rimasta colpita dallo stile elegante e ricercato dell’autrice. La sua prosa è avvolgente e fresca, eppure è anche molto antica e trasmette in pieno l’aura medievale che riveste l’intreccio. I dialoghi sono sicuramente intelligenti, brillanti e ironici, possiedono un brio che li rende reali, come se i personaggi stessero parlando davanti al lettore; sono sicuramente questi a conferire al testo una piega giovane e informale, che avvicina i protagonisti a chi legge. Mentre le descrizioni curate, minuziose e precise, ricche di elementi decorativi, danno vita a un contesto a metà tra presente e passato, si avverte in ogni riga questa dualità che coesiste, e sono queste a trascinarci in una dimensione attuale con fortissimi richiami al medioevo arturiano.

Ho adorato tutti i personaggi principali e anche quelli secondari, molti li ho compresi all’istante, altri restano tuttora un mistero da svelare, ma in ogni caso ogni personalità trova in questo quadro cavalleresco il suo spazio per emergere. Come non affezionarsi a Marco? Io l’ho sentito vicino sin dal primo istante. Non perché sia simile a me, anzi proprio perché è totalmente opposto al mio carattere sono riuscita a scorgere le sfumature dorate che mi hanno permesso di amarlo. Forse sarò l’unica voce fuori dal coro (so che quasi tutte le persone che hanno letto il romanzo vorrebbero prenderlo a schiaffi!), ma io penso sia il miglior personaggio tratteggiato dalla Marconero. Si vede subito che è un ragazzo con un grande cuore, ma imprigionato dentro una gabbia che gli impedisce di mostrarlo agli altri; a parer mio, Marco ha sempre e solo avuto bisogno di qualcuno che avesse la pazienza di restargli accanto mentre lui faceva uscire il peggio di sé, qualcuno che accogliesse la sua parte peggiore e la risucchiasse da lui, così da poter poi cogliere, finalmente, la bellezza interiore che lo avvolge. Chiede un po’ di fiducia, nient’altro. E poi come si fa a non divertirsi con lui? È sbruffone e sarcastico, ha molto da imparare, ha modi spesso bruti e spiccioli, ma è la sua imperfezione a renderlo unico e insostituibile.

Ma non voglio tralasciare gli altri personaggi che popolano questa storia: Helena, nobile e gentile, è una ragazza che mi è molto simpatica e di cui ho sempre compreso le reazioni e le scelte; Lance, apparentemente perfetto e riservato, è un cavaliere d’altri tempi, ma è per me l’enigma di questo libro perché la sua vera personalità deve sicuramente ancora emergere e sono certa che saprà stupire, forse i ruoli si ribalteranno e non vedo l’ora di scoprirlo; Deacon, vivace e ironico, è colui che in fondo trascina il gruppo, è il punto di riferimento di cui tutti hanno bisogno ed è anche il ragazzo più simpatico che c’è; Erek, coraggioso e altruista, è in un certo senso il mio preferito perché è il più puro, il più cavaliere non nel senso romantico del termine ma per l’onore e la fierezza che lo distinguono, riporta in vita il simbolo di un tempo lontano dove c’era il sogno di una Tavola Rotonda, insomma…è semplicemente il più regale, sorretto da un’integrità invidiabile, e il suo rapporto con Darlin/Samira è molto dolce, in più il suo nome è leggenda, un omaggio che l’autrice ha voluto rendere all’Erec del poema Erec et Enide di Chrétien de Troyes, un dettaglio che da amante devota della narrativa cavalleresca mi ha subito mandato in visibilio. Non saprei scegliere uno di loro, posso solo dire che Lance rappresenta l‘amore complicato, Marco un fratello, Deacon l’amico che tutti vorrebbero, Erek un rifugio.

La narrazione è incalzante e ben ritmata e segue approfonditamente le vicende che coinvolgono Marco dalla sua entrata all’Albion e il suo graduale mutamento da adolescente spaccone a giovane uomo capace di mettersi in discussione ed essere d’aiuto per gli altri. In molte occasioni l’autrice ha disseminato elementi fantasy che incuriosiscono e destano interesse, ma si entra veramente nel vivo dell’intreccio magico solamente nei capitoli finali, che riservano numerosi colpi di scena. Una scelta che ho trovato interessante e giusta perché permette di addentrarsi bene nella vita dei personaggi, di conoscerli e di ambientarsi con calma, e solo dopo aver seguito questo cammino si parte per l’avventura vera e propria. In questo romanzo, infatti, si possono trovare non solo le gesta d’ispirazione medievale ma anche amore, amicizia, riscatto, comprensione, accettazione di sé e degli altri, dolore e perdita, desiderio di emergere. È una storia completa.

Infine, voglio spendere due parole per l’interessantissima idea di fondo e il background che la caratterizza. Come ho già detto, sono un’estimatrice della narrativa arturiana e penso che la leggenda che avvolge Re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda, Camelot, Avalon e tutto ciò che la riguarda, sia tra i miti che più hanno colpito e plasmato il mio immaginario da sempre. Datemi una storia del genere e mi renderete la persona più felice del mondo. È naturale, quindi, che io abbia apprezzato nel modo più assoluto questo romanzo perché mi ha permesso di vivere un’avventura moderna ma dai toni magici tipici di quel tempo leggendario e di gloria che caratterizzava la Gran Bretagna di Re Artù, Lancillotto, Merlino, Ginevra e così via. Ma una cosa è certa: anche se non fossi stata completamente ossessionata dai miti medievali, la storia di Bianca Marconero mi avrebbe comunque conquistato perché è ricca di sentimento, di magia, di originalità; è avvincente, divertente, appassionante, è un’unione tra passato e presente, tra realtà e fantasia, tra scienza e magia, non si può resistere a questo mix.

Albion è un romanzo che spicca per originalità e ricercatezza e lo consiglio a tutti coloro che hanno voglia di lanciarsi in un’avventura circondata da un’aura d’oro che solo le leggende immortali sono in grado di donare.

 

Monia Iori

 

 

 

 

 

 

Autore: Bianca Marconero

ISBN: 9788890841309

Pagg. 398 – Euro 14.90

Editore: Limited Edition Books 

Genere: Fantasy

Anno 2013 
 
 
 
Disponibile su Libreria Universitaria.it 
 

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