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Il rivestimento esterno della grande Piramide a Giza PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Garuti   
Venerdì 04 Aprile 2014 00:39

 

IL RIVESTIMENTO ESTERNO DELLA GRANDE PIRAMIDE A GIZA. MA ALLORA, IN ORIGINE, ERA ANCH'ESSA SIMILE A QUELLE MESSICANE E CINESI? 

 

Credo fosse il 1969, anno dello sbarco sulla Luna, quando la maestra, parlando di Storia in Terza Elementare, mi fece conoscere la cosiddetta Piramide di Cheope a Giza, in Egitto. Argomento indubbiamente sempre affascinante, ma pensare oggi che il famoso Faraone abbia potuto far edificare un edificio così imponente in, e mediante, un contesto tecnologico assolutamente inadeguato ad un'opera del genere, è davvero ben poco verosimile. Anzi è assurdo. 

Da parecchi anni la paternità di queste specifiche piramidi mi ha appassionato, soprattutto quando, dopo aver appurato che esistono sul pianeta due siti simili (per proporzioni e riproduzione del presumibile schema della Cintura di Orione) in Messico ed in Cina posti anche ed addirittura su un non casuale medesimo cerchio che circonda la Terra, era diventato ormai evidente che si trattasse di un progetto Planetario, antichissimo, e non certo più ascrivibile esclusivamente al noto personaggio storico. Questione non solo di logica, ma di fatti. L'analisi "Planetaristica" e non più "Localistica" ha poi portato ad accertare la presenza di centinaia e centinaia di piramidi sparse su tutto il globo terracqueo, benché certa ortodossia archeologica continui ad esempio a negare la presenza, nel solo territorio Cinese, di almeno 200 (ed oltre) edifici del genere. Ma è solo questione di tempo: l'evidenza è tale da rendere inutile ogni ulteriore commento, rendendo nulla quella "patente di edificatori di piramidi" da sempre ascritta, erroneamente, ai grandi Regnanti Egizi. A lettrici e lettori basta andare sulle mappe per constatare come tutto ciò sia vero e reale. A tale proposito, ad onor del vero, va  fatta una importante considerazione. Molto lentamente la paternità di tale piramide sta iniziando a passare, in sordina e come se niente fosse, da Cheope ad un qualche molto più vetusto "Costruttore ignoto", proprio perché la posizione ufficiale sta divenendo indifendibile anche tra parte dell'ortodossia archeologica più intransigente. Ed è già un fatto clamoroso, vi assicuro. 

Per la verità ci si limita ad un fumoso "le piramidi di Giza forse erano già lì al tempo dei Faraoni" senza tentare minimamente di approfondire il tutto, ma comunque si tratta di un cambio di rotta a dir poco epocale. Non dimenticate che la cosiddetta Piramide di Cheope è il reperto archeologico più famoso del Mondo; modificarne la paternità significa inequivocabilmente ed inevitabilmente modificare tutta l'archeologia conosciuta in quanto basata su fondamenta, a questo punto, totalmente errate. Ovviamente il solo tentativo di parlare di tecnologia antica, associando ad essa elettricità od energia atomica, viene visto ancora come una specie di eresia, per cui per ora ci dobbiamo accontentare. Ma è già qualcosa; una specie di crepa, o meglio di sinistro scricchiolio, in un sistema fino a qualche anno fa assolutamente granitico. Verrebbe da considerare, per la verità, che una civiltà planetaria in grado di erigere colossi da milioni di tonnellate che sfidano tranquillamente i millenni, probabilmente conosceva l'elettricità, ed anche molto meglio di noi, ma per ora va bene così. Un passo alla volta. E soprattutto senza infilare, a volte con una certa malizia, ad ogni piè sospinto alieni, extraterrestri o quant'altro, tanto per sviare furbescamente altri discorsi; lo ripeto per l'ennesima volta: se non si accetta prima il discorso della tecnologia antichissima è inutile fare altri distinguo. Una volta accertato l'utilizzo di energia elettrica, atomica o quant'altro, si passi poi a discettare di extraterrestri, alieni od ex - terrestri. E' come discutere di due diverse auto da corsa senza prima accettare l'idea che esistano i circuiti di Formula Uno.

Ma tornando al nostro grande Faraone, viene allora da chiedersi, ed era davvero ora, cosa abbia dunque potuto fare realmente costui di e con tale edificio, già presente all'epoca del proprio regno. Certamente un rivestimento esterno eccellente, data la tecnologia del tempo. Un lavoro enorme, difficilissimo e purtroppo non del tutto valutabile se non per una piccola parte di esso (una quarantina di metri) rimasto sulla sommità della piramide di Chefren e presumibilmente molto simile a quanto fu fatto per quella "attribuita" a Cheope e non più visibile oggi. 

Ma allora è possibile che originariamente anche le piramidi di Giza siano state edificate "a gradoni" come quelle di Teotihuacan in Messico e quelle di Xian in Cina? Molto probabile. Stando a vari studi effettuati in merito, (e di cui allego un’interessante immagine esplicativa), appare evidente un comunque grandioso lavoro di "riempimento degli spazi" al fine di rendere le pareti delle piramidi lisce e non più a gradoni, appunto. La differenza di peso tra blocchi esterni ed interni è talmente rilevante da non poter passare inosservata, confermando così un intervento ben successivo ed anche, purtroppo, ben poco duraturo. In ogni caso, all'epoca dei faraoni, il riflesso del sole su tali edifici deve essere stato uno spettacolo grandioso, certamente, il cui merito va assolutamente ascritto proprio ai regnanti d'Egitto. 

 

 

(L’illustrazione è ripresa da un’elaborazione grafica effettuata in Germania e pubblicata su Internet relativamente ad uno studio effettuato dai signori Maragioglio e Rinaldi) 

 

Il fatto che non le abbiano edificate bensì solo rivestite, non è uno sminuirne l'opera: tutt'altro. E' il giusto riconoscimento ad un lavoro immane, eseguito con tecnologia praticamente solo manuale e, come tale, ancor più degno di nota e quindi davvero grandioso. In tale ottica è più che comprensibile sia stato tramandato da tanti Storici Greci e Latini, tra cui Erodoto, un grandissimo della Storiografia. Fateci caso: costoro, riguardo al rivestimento esterno che ha reso "lisce" le Piramidi di Giza, hanno sempre ottenuto molte informazioni, cosa che non è assolutamente accaduta per il "nucleo centrale" di tali colossali edifici. 

Se consideriamo come tale nucleo centrale sia costituito da blocchi di decine di tonnellate, risulta ben strano che la memoria storica non ne abbia traccia, rispetto, invece, al rivestimento esterno apposto con blocchi molto, ma molto meno pesanti. Inoltre non sarà sfuggito a lettrici e lettori un ulteriore particolare: se posso utilizzare tranquillamente blocchi giganteschi, perché usarne di molto, ma molto più piccoli per fare il rivestimento esterno? Una grande perdita di tempo e certamente molto più lavoro. 

A che pro? E' come andare a remi disponendo di un motore. Certo che se uno il motore non ce l'ha più, è tutto un altro discorso, non vi pare? La logica archeologica, ahimè spesso tanto invisa, anche stavolta gioca il proprio fondamentale ruolo. Vincente.

 

Fabio Garuti

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