Nessuno sa di noi PDF Stampa E-mail
Scritto da Sandro Capodiferro   
Sabato 20 Luglio 2013 00:40

 

NESSUNO SA DI NOI di SIMONA SPARACO 

 

Mentre guardo fuori dalla finestra nuvole grigie che si addensano sul cielo di questa estate che stenta a decollare, i miei occhi vengono rapiti da un’immagine che forse distrattamente avevo soltanto guardato di fretta: un cielo come questo e delle foglie arrossate d’autunno che volano intorno, ed è silenzio. Come in uno strano gioco di similitudini mi trovo a ripensare alle pagine che ho appena letto, o meglio, che ho vissuto, respirato, e delle quali mi sono bagnato, come della pioggia leggera che adesso scende sui vetri, rincorrendo il proprio destino. Sto parlando del romanzo “Nessuno sa di noi” di Simona Sparaco (Giunti Editore). Potrà sembrare esagerato, oltre le linee di una classica recensione d’autore, ma quando, come in questo caso, è più l’urgenza emozionale che la mente a guidare le mani sulla tastiera, è proprio in quel momento che si compie il miracolo: ciò che ho letto fa parte di me, e per sempre. Un argomento che definire scabroso, scomodo, troppo intimo per essere condiviso, sarebbe poco; un tempo, un luogo, un quando e un dove che nella semplicità costruita con sapienza dalla narratrice, appaiono normali, noti e comuni. Ma allora perché tutto questo trambusto? Perché 252 pagine sembrano essersi appropriate di tante testate giornalistiche, incontri di approfondimento culturale, e premi altisonanti quali lo Strega? Ebbene, credo sia perché il corollario di parole, pause, antefatti e riflessioni psicologiche, siano arrivate nel cuore dei lettori prima di diventare un caso letterario del quale parlare, e sul quale spendere molte più parole di quelle che compongono questo spaccato di vita dalla copertina autunnale. Una donna e il suo dramma, ma di questo se ne è parlato molto, occupano lo spazio breve e intenso di un respiro, restituendo al lettore l’ossigeno vitale di un’esperienza con la quale ognuno di noi, almeno una volta nella vita si è trovato a fare i conti, più per dire la sua che per vissuto personale. In questo romanzo si parla di aborto, sì proprio di aborto. Lo ripeto a voi come a me stesso per spogliare il termine di quel fardello moralista e spesso falsamente celato dietro espressioni compassionevoli o accusatorie, secondo il caso, il momento o l’interlocutore. E’ un’esperienza che fa paura quella raccontata dall’autrice, una “terapia” che impone la morte, l’estirpazione di un essere da noi, dal nostro corpo, come si fa con un tumore, sulla quale stendere un silenzio che taglia, fatto di colpa e fuori legge. Ma le urla di Luce, la protagonista, sono quelle peggiori, sono suoni profondi e dilanianti, quelli che lasciano traccia tanto sugli altri quanto in sé stessa. Una famiglia comune, il prodotto dei nostri tempi affrettati, la voglia di avere un figlio che si trasforma come in un incubo nella necessità di tornare indietro, di riavvolgere il nastro per riportarlo al punto di partenza. Semmai l’impianto narrativo fosse sembrato poco articolato, in questo romanzo si delineano in modo assolutamente pertinente e sagace le differenze tra i generi della procreazione di fronte a un tema così spinoso. L’uomo e la donna non sono più il seme e la terra, l’idea e la realizzazione, ma la voce e le labbra, il respiro e il cuore, che nasconde tra i suoi battiti il ritmo di un’esistenza. C’è un lui consapevole e razionale e una lei come tante, pronta a tutto perché appoggiata al muro di certezze e speranze che lui le offre, ma dal quale lei non tarda a fuggire una volta messa a confronto con la sua vita impossibile e con i vagiti uccisi prima che fossero parole. La nostra cultura cristiana dilagante fatica a ricomporsi in quello stretto vestito di dogmi, una volta che l’ultima frase di questo romanzo è passata dagli occhi per diventare esperienza da raccontare. La verità? “La verità è che non posso e non potrò mai comprendere che cosa ci è successo. E che da questo momento in poi, mi sarà solo concesso di guardare indietro”. Così Simona Sparaco descrive uno stato d’animo struggente quanto nascosto. Quello di una protagonista che conosce i propri limiti, quello che la lascia sveglia, la notte, alla ricerca di una madre che appare più una figlia che altro, alla quale lei non riesce a riconsegnare la paura e la voglia di averla accanto. E’ incredibile; una storia intessuta di un qualcuno che non è mai stato né mai sarà, la causa del cambiamento al quale la coppia si adegua seppur strenuamente avvinghiata agli orpelli a consumo di una cameretta che profuma di nuovo e vestitini che non conterranno mai nessuno. Raccontare la trama di questo romanzo sarebbe come offendere le emozioni che genera, le riflessioni a crudo attraverso le quali ci accompagna l’autrice, con la forza di una fragilità da novizia del mondo oscuro della non vita “terapeutica”. Come un bicchiere di cristallo cade in pezzi  e taglia più di una lama, così Simona Sparaco irrompe tra le cellule del non detto per instillarvi il coraggio di una scelta, come solo una donna sa fare, senza rumore, fondendo schegge di rammarico nel crogiuolo della coscienza per farne vita, mai una scusa per esistere, ma una ragione per continuare a credere nella sua infinita ed eterna bellezza.

 

Sandro Capodiferro

 

 

 

  

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

 

http://www.libreriauniversitaria.it/nessuno-sa-noi-sparaco-simona/libro/9788809778047?a=415021

 

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