Lo scrittore automatico PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Dotto   
Martedì 11 Giugno 2013 00:13

 

IL LIBRAIO CHE IMBROGLIO' L'INGHILTERRA - LO SCRITTORE AUTOMATICO di ROALD DAHAL 

 

Da millenni l’essere umano ha subìto il fascino delle macchine, degli ingranaggi, di dispositivi nati dall’ingegneria meccanica in grado di alleviare i lavori più pesanti, o addirittura di rimpiazzarlo. Da Wikipedia scopriamo che durante l’Illuminismo sono apparsi i primi veri e propri automi: un suonatore di flauto (1737), un giocatore di scacchi (1770) che nelle intenzioni poteva rappresentare la prima macchina pensante al mondo, se non fosse che al suo interno agivano non le ruote dentate, ma un individuo in carne e ossa celato nelle sue cavità. A quest’ultimo è dedicato il romanzo di esordio di Robert Löhr, Scacco alla regina, pubblicato da Bompiani qualche anno fa.

Oggi siamo usurpati da macchine pensanti, da calcolatori che ci sostituiscono nell’elaborare soluzioni ai problemi più complessi, da sistemi che ci consentono di risparmiare tempo ed energie per dedicarci ad altro. Per esempio alla musica, alla cultura, all’arte di inventare storie, di passeggiare filosofeggiando, di giocare a scacchi tra di noi. (Ma quando mai?)

Ebbene: cosa c’è di più mostruoso di una macchina capace di sfidarci agli scacchi, tale cioè da invadere il tempo libero dedicato alla creatività, alla cura di noi stessi?

La risposta è un racconto di Roald Dahl (1916-1990). Per chi l’avesse dimenticato, è l’autore di una favola moderna portata nelle sale dal geniale Gene Wilder prima, dal visionario Tim Burton poi: La fabbrica di cioccolato.

Nel racconto che qui esaminiamo, Lo scrittore meccanico, uscito negli anni ’50, facciamo subito la conoscenza di Adolph Knipe, uno scrittore, almeno così si definisce lui stesso. Ha esordito con una novella dal titolo Il rotto della cuffia, questo l’incipit:

Era una notte buia e tempestosa: il vento fischiava tra gli alberi, e pioveva a dirotto.

Nonostante gli innumerevoli tentativi e gli sforzi profusi, i suoi racconti – ne scrive uno la settimana – rimangono inediti, lo slancio creativo non è premiato. Da qui l’idea di una macchina che corra in suo aiuto e produca in vece sua, solo attivando leve e premendo bottoni, storie a volontà.

La caparbietà porta frutto, e lo scrittore automatico diviene presto un’inquietante realtà.

Che bisogno c’è degli scrittori se una macchina può sostituirli? Il passo successivo apre le porte a una dimensione distopica. Il monopolio rappresentato dall’automa assorbe la maggioranza degli scrittori, i quali si limiteranno a firmare i romanzi generati dal movimento di pistoni e ingranaggi. In questo modo accettano un vitalizio in cambio dell’impegno di non scrivere mai più nemmeno una parola.

È tutto perduto?

Forse no. Alcuni scrittori, i più irriducibili – pochi per fortuna, si consola Knipe – se ne infischiano. Anche se saranno costretti alla fame e all’indigenza, non delegheranno mai la propria creatività a un automa, non rinunceranno mai all’arte di raccontare storie.

La questione posta sul piatto è assai rilevante. La novella di Dahl ha una struttura semplice e rigorosa, è invitante e curiosa, fatta apposta per intrattenerci. Eppure rappresenta uno schiaffo morale con pochi precedenti, una spada di Damocle sospesa sulle nostre teste. Quanti di noi, alle prese con le difficoltà economiche, il lavoro che c’è e non c’è, le responsabilità del quotidiano, sceglierebbe la strada più autentica e impossibile, nei fatti, da perseguire?

La risposta non la troviamo tra le righe del racconto. A fine lettura ci rendiamo conto soltanto che ci è stata posta una domanda di fronte alla quale il lettore è tenuto a pronunciarsi.

 

Davide Dotto

 

 

 

 

Autore: Roald Dahl

Traduzione di: M. Bocchiola

ISBN: 9788878186880

Pagg. 61 - € 6,50

Editore: TEA

Collana: Teadue

Genere: Narrativa Contemporanea

Anno 2009

 

Disponibile su Libreria Universitaria .it

http://www.libreriauniversitaria.it/libraio-imbroglio-inghilterra-scrittore-automatico/libro/9788878186880?a=415021

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