Il traffico dei cuccioli PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Picciuti   
Venerdì 10 Aprile 2009 21:27

IL TRAFFICO DEI CUCCIOLI: L’ORRORE DIETRO LA PIETÀ

.

Quante volte passando davanti a una vetrina di un negozio per animali, avete visto quei teneri cuccioli annaspare contro il vetro, come a chiedere le vostre attenzioni, come a supplicarvi di essere adottati?
Pensereste mai che dietro quell’espressione languida, si possa nascondere una creatura sofferente, tenuta in piedi da una puntura di cortisone per il solo scopo di impietosirvi?
Oppure che quel tenero cucciolo covi una malattia come il cimurro o la gastroenterite e che dopo pochi giorni che lo avete a casa, possa ammalarsi improvvisamente e morire?
Pochi giorni fa una persona che voleva adottare un cane nel nostro rifugio, mi ha detto di essere reduce da un’esperienza terribile. Alcuni mesi prima, volendo prendere un cane, ha ingenuamente contattato un allevatore, che gli ha venduto una cucciola di Golden Retriever. Pochi giorni dopo, la piccola ha iniziato a manifestare debolezza e a fare sangue nelle feci. In poco tempo si è scoperto che aveva seri problemi enterici.
L’uomo ha chiamato l’allevatore per metterlo al corrente del fatto, pensando di doverlo avvertire che anche gli altri cuccioli avrebbero potuto esser contagiati. Si è sentito rispondere: “Non c’è problema, se vuole glielo cambio”.
Queste sono frasi che ti aprono gli occhi. Capisci molte cose.
Dopodiché basta informarsi, farsi un giro su internet per scoprire che dietro il commercio di cuccioli c’è un vero e proprio businness che molto spesso sfocia nel mercato nero.
I perché sono presto detti: il costo di un cucciolo comprato all’Est – dove il randagismo è una piaga insanabile – è di pochi euro. L’acquirente italiano paga l’animale intorno ai cinquanta euro e lo rivende secondo la razza, tra i cinquecento e i mille euro.
Va da sé che chiunque, armato di pochi scrupoli e privo di qualsiasi morale, potrebbe dedicarsi a questo mercato.
Acquistare un cucciolo è in ogni caso sbagliato, se si pensa a quanti randagi abbiamo in Italia, ma farlo in questo modo è assolutamente deplorevole. 
Non solo è possibile imbattersi in cuccioli di razza senza pedigree o con certificato contraffatto, ma pensiamo a cosa devono affrontare questi poveri animali: ammassati in gabbie piccolissime, viaggiano per migliaia di chilometri a bordo di camion arroventati dal sole, sporchi e stantii, privi di qualsiasi vaccino e soggetti a ogni tipo di malattia, nutriti con alimenti malsani, lasciati in mezzo ai loro stessi escrementi, in barba a ogni norma igienica. Si stima che il 50% di questi animali giunga in Italia morto o gravemente debilitato e dei cuccioli che non si possono vendere ovviamente il trasportatore se ne sbarazza senza rimorso alcuno.
Spesso questi animali presentano problemi fisici, deformità, patologie nascoste o tare genetiche che ne diminuiscono il valore, ma il costo all’origine è talmente basso che arrivano comunque nelle vetrine dei negozi e forse, proprio per il loro aspetto sofferente, suscitano ancor più tenerezza in chi vuole prendere un cucciolo.

Non parliamo poi dei problemi di ordine psicologico. I cuccioli dovrebbero restare con la madre e i fratellini almeno per tutto il periodo dello svezzamento, ma per arrivare in Italia quando sono ancora dei teneri batuffoli, vengono prelevati il più delle volte troppo presto dalla madre, quando ancora non hanno imparato a socializzare con i propri simili, né tanto meno con le persone.
Così, capita che se anche il cucciolo è sano e in buona salute, abbia però problemi comportamentali dovuti alla mancanza di imprinting e sia quindi terrorizzato dall’uomo, oppure aggressivo o asociale.
Secondo la legge, per attraversare la frontiera un cane ha bisogno di un passaporto europeo e di un microchip di identificazione, nonché di un vaccino antirabbico vecchio di almeno 20 giorni e  aver compiuto i 4 mesi di vita (età in cui cambiano i denti).
In virtù di tutte queste “regole”, i cuccioli dovrebbero arrivare nei negozi quando ormai non sono più dei batuffoli spauriti ma dei cagnolini già formati che potrebbero non esser più venduti.
Secondo alcune stime, i cuccioli che entrano ufficialmente in Italia, seguendo l’iter previsto dalla comunità europea, sono circa 5.000 in un anno, mentre i “clandestini” arrivano a numeri da capogiro, che ruotano intorno ai 50.000 l’anno.
I paesi di origine di questo traffico sommerso sono sempre gli stessi: Ungheria, Romania, Russia, Polonia, Slovenia e tutto l’est europeo.
La cosa ancor più grave è che per far arrivare i cani a destinazione con regolare certificato medico, occorrono libretti sanitari compilati e timbrati da veterinari compiacenti, disposti a violare l’etica professionale e le delicate norme in materia di sicurezza e igiene pubblica, per poche decine di Euro.
Se si vuole adottare un cane per amore verso gli animali, la cosa migliore è rivolgersi a una delle numerose associazioni animaliste presenti in Italia, dedite da anni alle adozioni dei cani dei canili, per lo più sovraffollati, nei quali spesso approdano proprio quei cuccioli acquistati nei negozi che, una volta adulti, presentano problemi comportamentali che i padroni non hanno il tempo, né la capacità e la voglia di risolvere.

(articolo pubblicato su randagia.net - www.randagia.net)

 

DANIELE PICCIUTI

 

Commenti

Mostra/Nascondi modulo commento.
 

Ricerca nel sito

Syndication

We use cookies to improve our website and your experience when using it. Cookies used for the essential operation of the site have already been set. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information