Home Letteratura e Arte Pittura, scultura e arti figurative Silicio - Le forme non permangono
Silicio - Le forme non permangono PDF Stampa E-mail
Scritto da Sandro Capodiferro   
Martedì 24 Luglio 2012 00:23

 SILICIO - LE FORME NON PERMANGONO

 

Un viaggio non si esaurisce nel tempo che intercorre tra una valigia pronta e un beauty-case da riporre per il prossimo "mordi e fuggi", bensì ha la durata di un ricordo: un istante oppure una vita, dipende dall'intensità con la quale lo si e' vissuto e in questo caso, mentre riordino i miei pensieri dopo i tanti chilometri lavati via da una doccia ristoratrice, mi riscopro sicuro di quanto tempo ancora questo viaggio rimarrà nella mia mente.  SILICIO - LE FORME NON PERMANGONO e' il titolo provocatorio di una mostra d'arte che ho avuto modo di visitare lo scorso 12 luglio, in occasione del vernissage tenuto presso la Galleria Biffi Arte in via Chiapponi a Piacenza. Innanzitutto due parole su questo luogo degno dei migliori atelier d'arte parigini. La galleria si trova in un palazzo d'epoca nel quale, dopo vari restauri, ha trovato la sua perfetta collocazione non soltanto la fredda logistica di settore, bensì soprattutto un pensiero: che l'arte debba trovare la sua giusta cornice in un luogo adeguatamente deputato alla visione libera di chiunque ne sia interessato, per dare voce (e immagine in questo caso) ai tanti talentuosi artisti dei quali la nostra bella Italia e' piena. Il merito di questo scrigno incantato, dalle pareti del quale spiccano in colori e forme artisti di ogni genere pittorico e creativo, va al Dott. Pietro Casella, Presidente della nota azienda alimentare Formec-Biffi nonché ideatore di questa sorta di mecenatismo d'altri tempi, forse per troppo a lungo dimenticato e che trova in quest'uomo una nuova ma soprattutto vera rinascita. E' proprio lui che vedo aggirarsi tra le stanze dedicate alla mostra con fare risoluto e coinvolgente, verso gli ospiti del vernissage ai quali offre la spiegazione delle opere e degli stili rappresentati insieme ad uno squisito quanto elegante buffet. E' proprio l'eleganza a colpirmi in questa Galleria.

 

                          

                                   

 

Per la mostra Silicio (visibile dal 12 luglio al 21 agosto) sono stati scelti soltanto cinque artisti accomunati da questo elemento, appunto il silicio, la formula del quale e' stata sapientemente utilizzata dai curatori, per l'elaborazione grafica della locandina, prendendola direttamente dalla ben nota Tavola periodica degli elementi, in una fase primordiale: una pagina del taccuino di Dmitri Mendeleev nella quale lo scienziato ne intuisce il futuro sviluppo. Nelle sale allestite per l'evento si snodano i riflessi contrastanti e contrastati degli acciai cosparsi di colore di Kira de Pellegrin che come giustamente fa notare Karl Evver (uno dei principali fautori di questa mostra e organizzatore della galleria insieme al direttore Carlo Scagnelli e alla gentile e impeccabile Lorenza Berzieri) rimandano allo spettatore ciò che lui meglio immagina di vedere, nel perverso gioco di certezze alle quali l'essere umano soggiace cercando forzatamente un'immagine che possa riconoscere e nella quale riconoscersi. Poco distante, in un'altra sala veniamo accolti dal gigantismo cromatico di Giustino de Santis che con le sue opere gioca con le simmetrie più intime dell'ego (alcuni titoli ad esempio: Dialogo Simbologico, Arena, Confronto) riportando ad un ordine plastico le più disarmoniche armonie degli istinti umani. Passando oltre vediamo le sale dedicate a Pietro Olivieri e alle sue opere in sabbia. Di questo artista ho già parlato in passato ma ciononostante riscopro ancora una volta come la sua perfetta padronanza dell'elemento sabbia e delle forme a  tratti inconsuete a tratti simbolicamente astratte, abbiano presa sul pubblico e sugli esperti di settore tanto d'aver destato l'interesse e la fascinazione di questa meravigliosa Galleria addirittura prendendo la sua arte come spunto per la creazione del filone artistico sul quale organizzare l'intera mostra. Un particolare riconoscimento a questo artista per una delle opere più dimostrative della sua arte: Esarte. E' questo il titolo dell'opera, una "pittoscultura" come l'ha lui stesso definita spiegando ai presenti il significato intrinseco di un cubo sulle facce del quale emergono le rappresentazioni di sei forme d'arte (da li il titolo) in equilibrio stabile ed etereo come l'arte stessa che si eleva al di sopra di un'adorante e a volte ingrata umanità. Lasciate le granulari cromie di Olivieri si scende di un piano per raggiungere altre sale nelle quali trovano spazio le opere raffinate ed eleganti dei giardini zen di Aoi Hasegawa, pura contemplazione introspettiva nella quale dare e trovare un senso oltre i pensieri, ed i graffianti fregi cromatici di Franca Dioli dove il movimento si fa protagonista danzante al di la di ogni più umano limite corporeo.

 

 

 

Semmai se ne fosse potuta sentire la mancanza, la galleria, in altre sale, manda in onda in un loop sincronizzato filmati che descrivono ancor meglio non solo l'arte ma il motivo per il quale ci si trova li quel giorno: per assaporare fin nel più intimo significato le evocazioni subliminali di un elemento tanto diffuso e per questo a volte dato per scontato, come accade col respiro che riempie i polmoni d'aria e per questo esistiamo, dimenticando troppo spesso di viverne l'attimo e ricordarne il sapore, non come me che invece chiudo gli occhi stanco ma appagato dall'aver assistito alla Bellezza, un nuovo spettacolo in scena nella raffinata e dotta Piacenza, by Biffi Arte.

 

 

Sandro Capodiferro

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