Mille passi controluce PDF Stampa E-mail
Scritto da Pia Barletta   
Lunedì 16 Luglio 2012 00:47

 

MILLE PASSI CONTROLUCE di VALERIO BASELLI 

 

In una qualunque afosa notte di agosto, Alex vaga per le strade deserte di Milano, LoZio, compagno di scorribande notturne, lo attende. La prima meta è casa di Emanuele, rifornimento di erba e via. Ancora notte, ragazze, locali, erba, alcol e sesso veloce. Vomito, risse, un dubbio sull’insensatezza del loro modo di vivere la vita, raccolti i cocci della serata i due amici si incamminano insieme verso il nuovo giorno.

"Mille passi controluce", il racconto che apre l’omonima antologia di Valerio Baselli, non è una storia di degrado, ma di amicizia e complicità, di presa di coscienza e di voglia di riscatto.

Lo stesso messaggio di amicizia risuona forte anche in "Il compagno e il camerata", in cui l’affetto che lega Antonio e Salvatore è al di sopra delle loro scelte politiche. 

"In Via degli Ulivi" è il destino a decidere per Francesco che prende coscienza dei suoi errori in una corsa angosciosa contro il tempo per raggiungere l’amico.

Triste è "Penelope e il lupo", una storia forte e ingiusta in cui le aspettative disattese e il senso di inadeguatezza sono resi ottimamente, tanto da scuotere anche l’animo più insensibile.

Annichilito di fronte a un episodio di violenza in metropolitana, il Josh di "L’isola perduta" si riprende in fretta grazie a una buona dose di sano ottimismo, lo stesso che anima il generoso paninaro di "Prima che venga l’alba" e che contagia Andrea trasmettendogli buon umore.

Ne "Il vagone" il sorriso di una ragazza, Elena, illumina la giornata di Luca, l’incontro lascia presagire che da quel giorno in avanti i viaggi dei due pendolari saranno più piacevoli.

C’è sempre qualcuno che sta peggio di noi, Luca ne prende atto in un bar in "Un giorno qualsiasi" e, fiducioso, affronta la giornata diversamente: in fondo, nonostante i tanti piccoli contrattempi quotidiani, la vita non è poi così brutta come potrebbe sembrare.

Osservare "Il re dei gatti" di una colonia felina può essere illuminante oltre che rilassante, la debolezza è un limite e, come tutti i limiti, offre un’opportunità, basta decidere di coglierla. L’ultimo, "Gli anni splendenti", è uno dei più bei racconti del genere che abbia mai letto, quattro anni di vita condensati in episodi salienti descritti in un diario. Stefano inizia a quattordici anni ad annotare esperienze e sensazioni, all’inizio la sua attività principale consiste nell’aggiornare la pagina di facebook, ma l’impatto con l’inesorabilità della morte che si porta via un suo amico è il primo passo verso la crescita. La partenza del fratello maggiore e il senso di solitudine che ne consegue, le prime "canne" e la scoperta del sesso delineano una crescita interiore prima ancora che fisica. Sono gli anni formativi di Stefano, in cui passa dall’adolescenza alla gioventù, cambiando esigenze, gusti e priorità.

MILLE PASSI CONTROLUCE raccoglie racconti generazionali che, benché diversi per temi e per stile, hanno un fil rouge: la ricerca di se stessi. L’autore dà vita a personaggi credibilissimi legati a situazioni che fanno parte del vivere quotidiano, adotta un linguaggio stilistico incisivo e graffiante, a volte persino crudo, ma l’effetto è di forte impatto. Le storie non scivolano addosso al lettore, ma "entrano dentro" proprio perché in esse ci si può riconoscere, connotate come sono da un forte realismo.

 

 

                                    INTERVISTA A VALERIO BASELLI

 

 

Valerio Baselli è nato a Novara, ha studiato a Milano e risiede a Parigi, dove svolge il lavoro di giornalista. “Mille passi controluce” è una raccolta di racconti che decreta il suo esordio. Benvenuto dalla redazione di Art Litteram, cosa ti piacerebbe aggiungere a questa breve presentazione?

Non vedo molto altro da dire, a parte che fra pochi mesi compirò 28 anni e che sono molto contento di aver realizzato un piccolo sogno nel cassetto pubblicando questo volume. A prescindere da come andranno le vendite e da come saranno le critiche, è comunque una soddisfazione.

 

Trovare un Editore che pubblichi il manoscritto di un esordiente non è facile, soprattutto nel caso di raccolte di racconti che non vantano molti estimatori. A quante Case Editrici ti sei rivolto prima di imbatterti in Cicorivolta? Qual è la situazione editoriale in Italia?

Io ho un difetto: non sono molto ordinato, specialmente quando faccio qualcosa che in qualche modo mi emoziona o mi rende ansioso. E l’idea d’inviare dei manoscritti mi rendeva ansioso. Per questo ho fatto alcuni errori durante la ricerca dell’editore, anche dovuti all’inesperienza. Le prime case editrici a cui mi sono rivolto me le sono bruciate inviando un testo incompleto e spesso non molto curato; cosa da non fare mai. Non saprei esattamente a quanti editori mi sono rivolto, forse una quindicina. In ogni caso, ci ho messo più di un anno a trovare un editore che mi convincesse. Comunque ho imparato una cosa: scrivere è solo il primo passo. Poi viene la ricerca dell’editore e successivamente la promozione dell’opera. Confermo che le raccolte di racconti sono un genere particolare. Molti editori non le prendeno nemmeno in considerazione.Per quanto riguarda la situazione editoriale in Italia, l’unica cosa che mi sento di dire agli esordienti è questa: distinguete tra stampatori ed editori.

 

Hai mai pensato di rivolgerti a una Casa Editrice francese? Quali, secondo te, le differenze sostanziali tra l’editoria italiana e quella  d’Oltralpe?

In realtà io mi sono trasferito in Francia che avevo già firmato il contratto con Cicorivolta, quindi non ho mai pensato di cercare qui il loco. Credo inoltre sia molto prematuro pensare a un’eventuale traduzione. Devo essere sincero, non conosco a fondo l’editoria francese, ma penso che il modello sia molto più simile a quello italiano piuttosto che a quello anglosassone, basato soprattutto sulle agenzie letterarie.

 

In virtù di politiche editoriali scellerate, mi riferisco all’insana abitudine di pubblicare qualsiasi autore purché paghi, in Italia abbiamo migliaia di scrittori esordienti che non riescono a emergere. Quanto è importante essere ben presenti sul web per farsi conoscere? Credi che i lettori leggano blog e quant’altro disserta sulla letteratura?

Il mercato editoriale italiano è molto concentrato. Al di fuori di quelle sei o sette grandi case editrici è davvero difficile farsi notare. Per uno scrittore esordiente il modo migliore per farsi conoscere è fare presentazioni, partecipare a fiere e incontri. Certo che se si vive a Parigi non è proprio semplice. Detto questo, il web può aiutare molto. I blog letterari di qualità sono piuttosto seguiti e voi ne siete un esempio. Anche l’utilizzo dei social network può aiutare. Certo, se si pubblica con una piccola casa editrice, a prescindere dalla qualità dell’opera, è meglio non avere aspettative troppo alte sulle vendite o sulla visibilità. O meglio, l’autore deve farsi parte attiva. La verità è che in Italia non si legge molto, le vendite di libri sono sotto la media europea. Inoltre, le persone che seguono la piccola-media editoria sono una nicchia.

 

Alcuni dei tuoi autori preferiti sono: Bukowski, Welsh, Brizzi e Carroll. Quanto hanno influenzato il tuo modo di scrivere?

Molto. Specialmente i racconti contenuti in questa antologia. È chiaro che spero di avere uno stile mio, personale, ma è innegabile che questi autori hanno molto influenzato i miei scritti giovanili. In particolare penso a Welsh e a Carroll. Ho letto più volte i loro testi e ogni volta scoprivo qualche nuova sfumatura, di cui non mi ero accorto in precedenza. Oggi, comunque, le mie letture sono cambiate. Penso anche che sia normale. Quando avevo 14 anni mi attirava un certo tipo di letteratura o di cinema, a quasi 30 è fisiologico che gli interessi siano diversi.

 

I personaggi a cui hai dato vita sono molto credibili perché comuni, facilmente riscontrabili nella realtà. C’è un po’ di autobiografia in qualche racconto?

È impossibile dire di no. Qualunque scrittore mette un po’ di vita vissuta nei suoi scritti. Nei miei racconti ci sono episodi realmente accaduti, ma sono una minoranza. In gran parte sono storie di fantasia, anche se in fondo suggerite dalla realtà che mi circonda. Il racconto più autobiografico è sicuramente l’ultimo, “Gli anni splendenti”. Anche il personaggio di Aldo, il matto del quartiere, presente nel racconto “Una giornata qualsiasi”, è ispirato a un personaggio reale.

 

Le storie di “Mille passi controluce” sono state scritte nell’arco di qualche anno, possiamo ipotizzare che sono inserite nel testo in ordine cronologico?

In realtà no. Non ho seguito la logica temporale nella disposizione del testo. Ho invece cercato di alternare racconti diversi tra loro, in modo da far risultare l’alternanza di stili. Ho voluto partire con il racconto che dà il titolo al libro (in realtà uno di quelli scritti più recentemente) e chiudere con quello più intimistico (che invece è tra i racconti più vecchi).

 

Tra personaggi disparati e temi a volte duri e altri quasi romantici, c’è un elemento comune in tutti i tuoi racconti: la ricerca del sé. Ti ritieni una persona particolarmente introspettiva?

Se non fossi almeno un po’ introspettivo non sentirei il bisogno di scrivere, credo. Sono una persona che si pone molte domande. E porsi molte domande è il primo passo per cercare delle risposte. Inoltre, questi racconti sono stati scritti in gioventù e quindi penso riflettano quel bisogno tipico dell’adolescenza, ovvero cercare di capire il mondo e cercarci il proprio posto.

 

“Gli anni splendenti” mi ha particolarmente colpita, in pochissime pagine sei riuscito a rendere l’idea del cambiamento e di come si possa ribaltare una scala valori. È una questione di prospettiva e di accadimenti che, è il caso di Stefano, contribuiscono alla crescita. Ritieni che talune esperienze, anche quelle meno piacevoli, siano indispensabili nel percorso di formazione dei giovanissimi o sei dell’idea che, là dove è possibile, sia meglio evitargliele?

È sempre difficile generalizzare in questi casi. Sono convinto che nella vita a volte sia necessario sbattere la testa per imparare. Certo, poi dipende anche dall’intelligenza e dalla maturità di ognuno di noi. Ci sono persone che non hanno bisogno di prendere una strada sbagliata per capire appunto che è sbagliata. Altre lo fanno e non hanno la forza di cambiare. Altre ancora, invece, trasformano le esperienza negative in lezioni da imparare. Quello che so, è che impossibile evitare di fare certi sbagli. Personalmente, di sbagli ne ho fatti molti, ma so che se tornassi indietro rifarei tutto. Ogni singolo passo, giusto o sbagliato, mi ha portato dove sono oggi. In fondo, penso che nella vita non ci sia niente di più importante del riuscire a guardarsi allo specchio. Non a caso, il rapporto con lo specchio, ovvero con se stessi, è un tema che ritorna sovente nei miei scritti.

 

Da appassionato di gangster movies, quali sono i film del genere che ti sono piaciuti talmente tanto da rivederli più volte? E di quelli tratti da libri (per citarne uno, Il Padrino) pensi che rendano giustizia al romanzo?

In cima alla lista dei miei film preferiti ci sono Bronx con Robert De Niro e Carlito’s Way con Al Pacino. Film che rendono giustizia al romanzo da cui sono tratti ce ne sono davvero pochi, a prescindere dai gangster movies. Il Padrino è uno di questi. Romanzo Criminale di Michele Placido mi è piaciuto, ma non ho letto il libro e quindi non posso giudicare.

 

C’è già qualcos’altro nel tuo cassetto che vorrebbe vedere presto la luce?

Per ora c’è un’idea, ma sulla carta ancora niente. Mi piacerebbe in futuro confrontarmi con la sfida di un romanzo, ben più impegnativo rispetto ai racconti. Però, scrivere non dev’essere mai una forzatura. Quando e se mi tornerà l’ispirazione, vedrò cosa ne salterà fuori.

 

Grazie mille Valerio, ti facciamo i nostri migliori auguri e speriamo di leggere presto un’altra tua opera.

 

Pia Barletta

 

 

 

Autore Valerio Baselli

ISBN: 978-88- 97424-12-3

Editore: Cicorivolta Edizioni

pp.150  euro 12,00

collana: blocknotes

Anno 2012

 

 

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