Messer Leonardo Superstar PDF Stampa E-mail
Scritto da Patrizia Palese   
Sabato 19 Maggio 2012 00:19

 

MESSER LEONARDO SUPERSTAR

 

Quando si nomina Leonardo da Vinci, si ha l’orgoglio di pensarlo italiano, ma nello stesso tempo, si ha la speranza che fra le sue scoperte o intuizioni, ci sia ancora qualcosa da scoprire e da attuare, come un se fosse un Nostradamus della scienza. Di lui si è detto tutto, o quasi: Pittore, Architetto, Scienziato, Poeta, per cui sembrerebbe inutile scrivere su qualcosa che lo riguardi, con il timore di apparire noiosi e ripetitivi.Non c’è nulla di più errato: Messer Leonardo ha sempre qualcosa in più rispetto ai tanti e illustri personaggi storici: egli è stato per tutta la vita curioso fino all’indecenza, e testardo fino alla cocciutaggine.

Per lui non vi era nulla di scontato, nulla di banale e questo, mi scusino gli altri grandi nostri predecessori, ne fa la differenza, ma tutto questo introdurre il grande genio ha un suo perché.

Quanti di noi hanno letto il CODICE DA VINCI di Dan Brown? Sicuramente in tanti, e grazie a questo romanzo molti hanno conosciuto il Cryptex. Secondo l’autore di questo libro, di Leonardo viene svelato anche il suo interesse in chiave esoterica, attribuendogli la paternità dell’ invenzione di quel congegno, che sarà poi il custode del segreto intorno al quale ruota la trama della vicenda.

Se abbiamo avuto la fortuna di visionare i suoi disegni, ci saremmo resi conto non si scorge nulla che possa richiamare l’oggetto in questione. Eppure con altrettanta certezza sappiamo che un tale oggetto esisteva già ai tempi di Leonardo, solo che il grande vinciano non se ne interessò mai, e qui nasce la domanda: “Ma come? Il grande Leonardo così curioso non si interessò di un oggetto del genere? Da non crederci!”. E invece ci dovremo credere e andiamo a spiegare perché.

Intanto chiariamo subito che il nome altro non è che un azzeccato espediente etimologico: CRYPTEX è un derivato, anche piuttosto ovvio, dell’etimo greco CRYPTO che significa nascondo, per cui nella storia e nell’elenco delle invenzioni, piuttosto dubbio come oggetto reale.Ma che cosa è realmente il Cryptex? Per chi non avesse letto il libro di Brown, egli lo rappresenta come un contenitore di sicurezza a minima capienza con un’apertura a combinazione alfabetica.

All’inizio del 47° capitolo, Brown fornisce questa descrizione “Era un cilindro, grosso, approssimativamente come una custodia per palle da tennis, fatto di marmo bianco, lucido, e di ottone. Non era un tutto unico, ma sembrava composto di vari pezzi. Cinque dischi di marmo, alti un paio di centimetri, erano montati entro una precisa gabbia di ottone. Pareva un caleidoscopio con parecchie sezioni rotanti. Le estremità erano costituite da due sezioni di marmo che impedivano di vedere l’interno…su ciascuno dei cinque anelli era inciso lo stesso improbabile gruppo di lettere: l’intero alfabeto… spostando i dischi si potevano comporre parole diverse. 

–Straordinario vero?- gli sussurrò Sophie

Longdon sollevò la testa- Non saprei dire. Che cos’è?

La donna sorrise- Mio nonno li fabbricava come hobby. Sono stati inventati da Leonardo da Vinci

-Leonardo?- mormorò l’uomo guardando di nuovo il cilindro

-Si. Si chiama cryptex, il progetto è contenuto in uno dei diari segreti di Leonardo”

E qui comincia l’esame al microscopio!

Tutti i Codici di Leonardo possono ritenersi diari, sia per come sono stati stipulati, e nello stesso tempo ritenersi segreti, per il tipo di scrittura che lo stesso Leonardo aveva adottato, ma quello che appare strano (!!!) è che in nessuno di essi si fa il benché minimo riferimento a questo oggetto. Se poi vogliamo dare credito al fatto che Brown faccia riferimento a codici ignoti, allora dovrebbe citarne il ritrovamento o almeno dare dei riferimenti attendibili. Per ovvi motivi, l’unica spiegazione è che il buon Brown abbia scatenato la sua fantasia fornendo l’unica spiegazione, che da questo movimento convulso di progetti sia stato partorito questo oggetto. Quello che dovrebbe interessarci di più è, però, una spiegazione logica che dia un minimo di concretezza al fatto che il Cryptex non fosse ignoto a Leonardo.

Dan Brown compie un’azione letteraria estremamente sottile: egli non crea il Cryptex, ma soltanto la sua attribuzione a Leonardo, perché tale oggetto, anche se con altro nome, era conosciutissimo nel Medioevo, quindi molto prima che Leonardo nascesse, ed esperti archeologi della tecnologia hanno rinvenuto alcuni esemplari di lucchetti a combinazione di 4 cifre risalenti all’antica Roma, quindi molto tempo prima di Leonardo. Non c’è perciò nessun segreto rivelato, in quanto mezzo secolo prima di Leonardo, un trattatista di arte militare e di sistemi cifrati, ne ha lasciato un’ampia descrizione con una precisa raffigurazione in un manoscritto: trattasi di un lucchetto a combinazione di 6 cifre e non di 5 come quello del romanzo di cui stiamo parlando, ma è evidente la loro somiglianza.

Stiamo parlando di Giovanni Fontana, che nacque nel 1395 a Padova e morì intorno al 1455. Le scarse notizie che abbiamo di lui ci dicono che a Padova studiò medicina e intorno al 1418, divenne medico militare per la Repubblica Veneta e prestò servizio tra il 1420 e il 1432 nei pressi di Brescia. Egli si occupò anche di Storia naturale e Fisica, elevandosi a uomo di scienza piuttosto che militare, ed è considerato uno dei massimi specialisti tardo medievali-rinascimentali, riguardo alla crittografia militare. Ci lasciò un numero considerevole di opere fra cui due codici e un manoscritto, in buona parte cifrate, tradotte solo recentemente, e tanto per dire, a lui si debbono attribuire i primi dischi cifrati che ci sono pervenuti, i quali furono utilizzati anche da Leon Battista Alberti nel 1467.

 

             

 

L’abitudine di criptare i propri scritti era assolutamente normale, in quanto era l’unica soluzione per proteggere le proprie invenzioni, e, perché no, anche circondandole di un pizzico di mistero in più per rendere le stesse ancora più intriganti e ricercate. Insomma, per Giovanni Fontana l’uso di tale oggetto era solo un espediente in più per dimostrare le sue capacità progettuali in ogni campo della tecnica. Le famose macchine da guerra di Leonardo, erano solo il conseguente tentativo di più studiosi della materia, quindi, precedentemente, anche di Giovanni Fontana, per escogitare nuovi mezzi al fine di dimostrare la validità dei loro studi, tanto è vero che la maggior parte di questi progetti, furono realizzati nel XIX sec. e dalla loro realizzazione e dalla comparazione con gli antichi disegni si poté affermare quanto gli scienziati e i ricercatori del tardo medioevo e del rinascimento fossero originali nelle loro ricerche.

 

 

 

 

Ma torniamo al nostro CRYPTEX e al soprannominato Giovanni Fontana e al suo libro, il  BELLICORUM ISTRUMENTORUM LIBRI, che gli esperti datano fra il 1420 e il 1440. Nell’ interno vi si trovano dei grafici a soggetto militare e invenzioni che il Fontana riteneva geniali e strategiche, ma che alla luce dei fatti erano tutt’altro, oltre che non così innovative. Dato che la descrizione grafica di tali invenzioni è assai poco chiara, nel momento in cui si osserva il Cryptex, chiarissimo in tutta la sua consistenza sia nei disegni che nella spiegazione del suo funzionamento e uso, si dovrà dedurre che la paternità di tale oggetto è ben diversa dalle altre e questo viene confermato dall’uso delle lettere invece dei numeri, che era un elemento tipico, per oggetti similari, dell’età classica e non medievale.

Da che cosa deriva questa ipotesi? Dal fatto che dopo la conquista di Costantinopoli da parte dei Crociati nel 1206, e poi dopo la seconda guerra turca del 1443, in Occidente ci fu un gran fiorire di studi molto avanzati in ogni campo scientifico. Sappiamo che in entrambi gli episodi citati, alla conquista seguirono atti di puro vandalismo e di razzia, ottenendo così la dispersione se non la distruzione di preziosi codici custoditi nelle biblioteche, e molti di loro rappresentavano le ultime testimonianze della ricchezza della biblioteca alessandrina. Nelle navi veneziane moltissimi codici e manoscritti furono trasportati in occidente, facendo iniziare un florido commercio. Ricordiamo poi che nel XV sec. in Italia, Francia e Germania, lo studio del greco antico, non veniva seguito e di conseguenza quei manoscritti non poteva essere né letti né divulgati, cioè accade quello che avvenne per gli scritti arabi: non conoscendo appieno la lingua in cui erano stati scritti, essi vennero tradotti da “uomini sanza lettere”, che tradussero secondo il loro estro e solo per loro conoscenza, senza preoccuparsi di una eventuale divulgazione.

Ma come funzionava questo benedetto Criptex?

Prima di descriverne il funzionamento, sarà importante precisare perché questo oggetto fu inventato.

Esso era stato pensato per esigenze molto meno nobili di quello che ci vuole far credere l’autore del best-seller: era un oggetto nato dalla richiesta di costruire una serratura un po’ più sofisticata per valigie porta-documenti o borse di prestigio, ma, nonostante i più grandi sforzi, tale oggetto era meccanicamente fragile e quindi, facilmente, era possibile renderlo inutilizzabile forzandolo o addirittura rompendone il meccanismo.

 

       

E qui si spiega anche l’espediente di Brown, che, consapevole di questa caratteristica, colloca all’interno del suo Cryptex una fiala d’aceto insieme a una delicatissima striscia di papiro, custode del segreto, in modo che ogni tentativo maldestro di forzatura avrebbe rotto la fiala facendo in modo che l’aceto contenuto avrebbe distrutto per sempre il documento.

E adesso smontiamo il colpo di genio di Brown: questo accorgimento poteva andar bene nel XV sec. ma oggi tutti, o buona parte, sanno che collocando qualsiasi oggetto del genere, ovvero a chiusura a scatto, in un freezer-congelatore si può provocarne la rottura, impedendo all’aceto di fuoriuscire, salvando così il documento. Possibile che in piena contemporaneità il protagonista non abbia pensato a una soluzione del genere? Anche perché, come è stato dimostrato precedentemente, questo famoso Cryptex era molto vicino ad una serratura per scrivania, quindi non ad una cassaforte a combinazione… molto più valida come oggetto aristocratico di sicurezza che un vero e proprio rimedio alla fuga di segreti, forse inteso più come un giocattolo per dame annoiate.

E adesso passiamo alla spiegazione del suo funzionamento: in sostanza i modelli meno sofisticati sono composti da una coppia di tubi metallici concentrici con i diametri di poco differenti, Uno di essi è tagliato per l’intera lunghezza da una fessura molto stretta che è necessaria per lo scorrimento di un dente fissato al secondo in fase di estrazione. Sul più grande, inteso come diametro, sono collocati uno accanto all’altro, gli anelli mobili con incise le lettere dell’alfabeto visibili all’esterno. Essendo lo spazio fra i due cilindri estremamente ridotto, essi ruotano con una leggera frizione; inoltre una specie di stecca fissata ai due perni estremi dell’oggetto impedisce agli anelli di fuoriuscire rendendo il tutto estremamente stabile. Ruotando un anello per volta si potrà formare una parola, allineando le lettere una a fianco dell’altra, e sarà questa parola che formerà un passaggio per il dente interno che servirà ad aprire l’oggetto, scorrendo nel canale interno del cilindro interno.

Fermo restando che nello stupendo film che aveva come interpreti Massimo Troisi e Roberto Benigni, messer Leonardo ci fa la figura di un mago Merlino che aveva dei problemi persino a giocar a carte, non si può immaginare che il grande Leonardo potesse impiegare il suo tempo a giocherellare con una serratura simile quasi a un cubo di Kubrik.

Questa mia cavalcata in difesa della vera ricerca ha un suo perché: fermo restando che il romanzo ha dalla sua la paternità dell’utilizzo del certo per l’incerto (e questo è sempre motivo di lode, se trattato con trasparenza, come forma di rispetto per il lettore), posso dire con certezza che il libro vale una lettura in un contesto romanzato, ma chiarendo bene che fare un romanzo storico è di ben altro impegno. Taccio sul film perché amo troppo il cinema, e il vero cinema non si basa solo su straordinari effetti speciali… sempre per il solito discorso di rispetto dell’utente.

 

 

 

Dopo l’edizione del romanzo il Cryptex ha avuto un rinascere sotto svariate forme e materiali, e tutto questo perché l’autore lo avevo reso figlio del genio di Leonardo, il quale, ahimè, non è mai venuto a contatto con tale giocattolo… la sua mente geniale era impegnata in ben altri pensieri, per nostra fortuna!

 

 

 

 

 

 

Patrizia Palese 

 

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