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Sette domande a... Francesco Iacarelli PDF Stampa E-mail
Scritto da Cinzia Baldini   
Venerdì 11 Maggio 2012 01:00

 

FRANCESCO IACARELLI

 

Con Francesco ci siamo ritrovati casualmente un paio di anni fa dopo aver lavorato insieme per qualche tempo. In ufficio era riservato e molto professionale e immaginate il mio stupore quando parlando dei nostri interessi ho scoperto che era diventato un appassionato e promettente fotografo artistico. Francesco ha una famiglia stupenda che con affetto ho chiamato "Iacarelli’s Band" perché non di rado, Paola la sua compagna e i suoi due dolcissimi pulcini, Leo e Giulia, sono le sue muse ispiratrici.

Francesco oltre ad un caro amico, è una persona solare, aperta, e sincera e nei suoi scatti presenta proprio questo suo modo di essere. La forza delle sue foto, a mio avviso, è proprio nella semplicità che lo contraddistingue anche nella vita. È una semplicità spontanea e originale, niente in lui è costruito a tavolino.

La freschezza dei suoi paesaggi, le espressioni intense dei suoi ritratti, i giochi di luci ed ombre o i colori dei suoi soggetti parlano a chi li guarda raccontando di quanta passione e quanta ispirazione c’è in ogni suo scatto. Una passione libera, istintiva e non contaminata da esigenze commerciali o interessi economici.

Francesco ha avuto varie testimonianze di apprezzamento alle mostre cui ha partecipato, sia in quelle collettive che personali. L’ultimo riconoscimento, ma solo in ordine di tempo, perché ne sono certa, ne seguiranno molti altri è la qualificazione tra i finalisti della V Edizione del concorso nazionale fotografico "AlberoAndronico 2011".

Notizie professionali ed opere su Francesco Iacarelli oltre che tra i redattori di Art Litteram potrete trovarle anche su:

http://www.flickr.com/photos/52082146@N05/

 

 

                                       

 

 

                       

 

 

 

 

 

1) Come nasce la passione per la fotografia?

 

La passione per la fotografia nasce da bambino, ma come una trasposizione dal disegno. Mi è sempre piaciuto ritrarre paesaggi, volti, oggetti, fermarli in una fotografia con la mia matita. Da lì il passo al "disegno chimico" è stato un attimo! Ho iniziato sempre più a fotografare e sempre meno ad usare matita e fogli. Ho iniziato a fotografare di tutto, dai viaggi fatti con la mia famiglia alle cose apparentemente poco fotogeniche. L'idea di fermare gli attimi, bloccare il tempo e riportarlo in movimento dopo tanti anni mi affascinava e mi affascina tutt'ora. Sono passato dalle "usa e getta", a piccole macchine semplicissime, fino ad approdare alla pellicola "seria" con strumenti più raffinati. Il digitale è la mia ultima "scoperta". Sono solo due anni che provo a pensare e a sviluppare le mie idee con questa tecnologia.

 

 

2) Cosa vuol dire per te sperimentare?

 

Sperimentare è ricercare l'immagine che magari hai da tempo "sotto il naso" e che non vedi o che magari "vedi" ma che non "guardi", osservare le cose con un’angolazione e con occhi diversi. È, anche, fare propria, con un’esclusiva personalizzazione un immagine copiata ai grandi fotografi. Insomma, essere originali per quanto possibile. E, soprattutto, visto che sono un completo autodidatta, sperimentare la fotografia è anche arrangiarsi usando la fantasia e quindi impiegare anche mezzi "non convenzionali" per ottenere lo scatto buono.

 

 

 

3) Prediligi il bianco e nero o il colore?

 

Uno non esclude l'altro. Secondo me è il soggetto che va "vestito" di colore o di grigio. Ogni soggetto ha una sua capacità comunicativa, bisogna avere l'abilità di interpretare la foto e vedere quale "vestito" gli sta’ meglio. Generalmente preferisco il colore e di solito "penso" a colori o in bianco e nero prima dello scatto.

 

 

 

4) Ieri la pellicola, oggi il digitale, quale i pregi e i difetti dei due sistemi secondo te e che sistema usi?

 

Fino a poco tempo fa la rivalità tra "analogico" e "digitale" si basava soprattutto nella risoluzione dell'immagine e quindi il favore andava alla pellicola e di conseguenza alle foto stampate su carta chimica. Oggi la tecnologia ha portato il divario a zero, anzi forse a favore del digitale. Devo ammettere che ero scettico sull'affermazione del digitale, ma forse in cuor mio era più la paura che sparisse il mondo della pellicola fatto di negativi e di bacinelle. Il digitale ormai è entrato nella nostra vita prepotentemente in tutte le sue forme, i pregi e le comodità ci sono eccome, a scapito forse dei piccoli laboratori fotografici che stampano meno foto di prima. Col digitale sai subito se lo scatto è riuscito o meno, mentre prima con la pellicola dovevi aspettare lo sviluppo. Non ultimo vantaggio, quello di una migliore catalogazione delle immagini che si possono conservare in uno spazio esiguo senza dover riempire album o tasconi di foto e diapositive che si riempivano di muffe se non ben conservate!

Adesso uso esclusivamente il digitale e faccio stampare le mie foto da un laboratorio professionale. Ogni tanto, però, riprendo in mano la mia vecchia Nikon a pellicola e mi "sparo" qualche rullino... finché se ne trovano!

 

 

5) Come nasce una tua fotografia? Parti da un progetto, un idea, o nasce tutto d'istinto?

 

Fondamentalmente nasce dall'osservazione e dalla ricerca di un soggetto che mi ispira. Una volta trovato, lo studio cercando di esprimere in immagine le sensazioni e le emozioni di quell'istante. L'istinto, a mio avviso, è una componente importante per un fotografo. Spesso è lui che mi guida su un’immagine prima che la ragione se ne renda conto. Oppure anche se parto da un progetto o un idea studiata prima, lo scatto è già nella mia testa e si avvia in automatico, io mi limito ad obbedire al suo comando .

 

 

6) Tra Mostre a cui hai partecipato, o che hai visitato, ce n'è una in particolare che ricordi con piacere?

 

La prima mostra a cui partecipi non si scorda mai! I preparativi, la scelta delle foto e l'esposizione agli occhi e ai giudizi degli altri artisti o del pubblico che per la prima volta non è formato da amici e parenti. Tra quelle che ho visitato sicuramente un ricordo piacevole va ad alcuni grandi fotografi come Ritts, Newton, Salgado, e il World Press Photo.

 

 

7) Che consigli daresti alle persone che si avvicinano oggi alla fotografia?

Scattare scattare scattare! E non è un imperativo di correre! Non c'è migliore scuola che provare a scattare e studiare le proprie immagini. Seguire qualche corso è importante, poi leggere anche le riviste del settore e i libri dei grandi come Cartier Bresson e Yamashita aiuta ma è soprattutto ad uscire con altri fotografi e a confrontarsi, che si impara moltissimo.

 

Cinzia Baldini

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