Le primavere di Vesna PDF Stampa E-mail
Scritto da Sandro Capodiferro   
Lunedì 20 Febbraio 2012 10:43

LE PRIMAVERE DI VESNA di IDA VERREI

 

Qualche giorno fa, costretto in casa dal freddo insolito e intimidito dall’inattesa nevicata, riflettevo su come anche nei momenti di più estremo disagio o sofferta inadeguatezza, si debbano cogliere i segnali di rinascita e le nuove luci di un’alba che di lì a poco non tarda in ogni caso a far la sua ricomparsa. E mentre pensavo a questa sorta di rinnovamento dell’animo, gli esempi tangibili dei ciclici ritorni ai quali siamo inconsapevolmente assuefatti, tornavano alla mente come il ripasso di un’antica nenia infantile: dal buio la luce, dall’amaro il dolce, dalla tristezza la felicità, dai tanti inverni le altrettante primavere, raccontate stavolta per noi dalle pagine di Ida Verrei e del suo ultimo romanzo: Le primavere di Vesna. E’ incredibile come alcuni libri e i loro autori abbiano la facoltà, più che di raccontare una storia, di dipingerla in un insieme di vocaboli, frasi e incisi molto più simili alle pennellate di un Maestro d’arte che al verbo rivelato su pagine di ispirazione. Le primavere di Vesna ne è un valido esempio.

Una storia, quella di Liana (Vesna per le persone che segneranno la sua vita) che si dipana leggera, attraversando i confini geografici di una Slovenia primi anni trenta, fino a raggiungere una Liguria di sole e colore, passando per una Napoli descritta in sensazioni sonore e tratti cromatici veri e precisi, come dipinti sono anche i personaggi che in quei luoghi trovano il loro naturale palcoscenico. Un racconto tanto umanamente comprensibile quanto caratteristico delle nostre italiane diversità, si articola in immagini e ricorrenze dalle quali ci si lascia trasportare in questo viaggio di vita ed esperienza che in alcuni tratti ricorda le storie raccontate dai nostri nonni con dovizia di particolari estrema e il calore di chi quelle storie le ha vissute prima ancora di farne un racconto. La cosa che più mi ha colpito è stata la grande capacità di Ida Verrei di astrarsi dalla narrazione come soltanto una vera Scrittrice sa fare, non riportando giudizi di parte né il ben che minimo refolo di rimprovero a ciò che la protagonista fa della sua vita così piena di ipotesi percorribili e non esplorate come di conseguenze note dalle quali lasciarsi trasportare e il lettore con lei. Le pagine del romanzo, permeate di una femminilità consapevole e matura, scorrono lievi come lo stile narrativo a tratti poetico che riveste la storia di Liana di tinte sempre adatte e mai fuori luogo, in particolare nei passaggi più intensi del racconto. Liana e la sua famiglia di origine, Liana e le sue prime esperienze di donna, Liana e il suo amore per un uomo con il quale vivrà una parabola ascendente di luce e amore e figli, capace però di consumarla fin nelle viscere delle sue più illusorie convinzioni. Anche gli uomini descritti dall’autrice ritengo siano magistralmente disegnati e tipizzati in uno schema che ne descrive i tratti, più per ciò che fanno provare che per la traccia che lasciano del loro passaggio. Quante storie abbiamo sentito di donne che con coraggio hanno superato le loro frustrazioni e le loro paure pur di raggiungere ciò nel quale hanno da sempre creduto? Liana è una di quelle ma è originale e unica nel caleidoscopio descrittivo della sua narratrice. Liana è bella ma non appariscente, è ligia al suo ruolo di madre ma umana nelle sue debolezze, è vera Liana e anche quando tutto sembra rivoltarsi contro la sua stessa inconsapevole innocenza, Liana rielabora il puzzle della sua vita in una nuova forma che ne riveli una nuova verità. Addentrarsi nelle pagine di questo libro è come percorrere a ritroso la storia di tante storie rifinite a volte di un’allegria dolorosa soltanto perché il ricordo ne ha smussato i lati più taglienti regalando un nuovo respiro a ciò che un tempo sembrava già sepolto. Al lettore più attento non sfuggirà la trasmutazione quasi cinematografica delle ambientazioni sempre puntualmente incise in una barra temporale costruita su fatti storici e umane vicissitudini che aprono la vista su di un futuro che e’ sempre partenza e mai arrivo. In un brano si legge: “Non riusciva a ribellarsi, né a rinunciare a quell’uomo che in qualche modo l’aveva soggiogata. E non si chiedeva il perché. Era il bisogno d’amore che graffiava cuore e pelle. Le sue rivolte erano solo un groviglio interiore, tumulti che infiacchivano volontà e mente. Non era debolezza, tolleranza, era un osservare impotente la vita che le scorreva tra le dita come sabbia, mentre lei cercava, attonita, di trattenerne i granelli che restavano appiccicati. Era un volgere altrove gli occhi, sull’unico, minuscolo granello che indugiava e infervorava la fantasia. Era ancora un’occasione mancata”.

Quanta autoanalisi c’è in queste parole? Quanta forza nel guardarsi allo specchio della propria debole consapevolezza? C’è tanto di tutto questo come anche del rigoglio delle nuove primavere verso le quali Liana si fonde in Vesna raccontandosi donna nella sua nuda fragilità ma affrontando il gelo degli eventi “col capo alto” e senza difendersi dalla raffiche violente di una vita vissuta … assolutamente fino in fondo.

 

Sandro Capodiferro

 

 

 

 

 

 

Autore: Ida Verrei
ISBN 9788864021058
Euro: 15,00 pagg: 192
Editore: Edizioni Libreria Croce
Anno 2011

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