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Accessori fotografici: il “cavalletto”, questo sconosciuto! PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Iacarelli   
Venerdì 02 Settembre 2011 22:28

Accessori fotografici: il “cavalletto”, questo sconosciuto!
 
Vi sarà capitato di vedere fotografi armeggiare con un treppiedi, magari allungarlo o inclinarlo con sopra montata la macchina fotografica e sicuramente vi sarete chiesti: ma tutte queste grandi manovre serviranno veramente?
La risposta è presto data, il treppiedi o più comunemente chiamato cavalletto, serve e come anche se non è indispensabile in tutte le situazioni.
Esso permette essenzialmente di eliminare il mosso dalle fotografie specie quando si utilizzano i tempi lunghi. Annulla il rischio del tremolio indotto dalle nostre mani quando si scatta di giorno e scongiura il micromosso di sera e di notte, quando è più difficile farlo a mano libera.
L’evoluzione tecnologica attuale delle fotocamere digitali, permette di scattare senza problemi a mano libera nella maggior parte delle situazioni classiche ma ci sono dei compromessi a cui bisogna adattarsi. Lo scattare a mano libera di sera, vuol dire alzare gli ISO della fotocamera o aprire il diaframma dell’obiettivo. Se nel primo caso le moderne reflex semiprofessionali e professionali ci consentono di ottenere risultati strabilianti anche a 6400 ISO, senza l’ombra di grana e rumore elettronico, dall’altra le reflex di fascia medio-bassa e le compatte incontrano maggiore difficoltà ad ottenere buoni risultati già a 400-800 ISO. Se si ha una reflex si può evitare di alzare troppo gli ISO aprendo di più il diaframma dell’obiettivo, portandolo al valore massimo d’apertura, ma attenzione: molto spesso gli obiettivi luminosi a tutta apertura non danno il meglio di se e una maggior apertura significa sacrificare la profondità di campo e avere dei colori meno saturi.
In secondo luogo il cavalletto ci offre il vantaggio di “pensare” la foto che si sta cercando di fare. Usato soprattutto per i paesaggi e per le riprese macro o in studio, ci permette di studiare con molta calma e quindi al meglio, l’inquadratura.
In tal modo, montando la macchina sul treppiede, avremo la possibilità di fotografare a 100-200 ISO anche di notte.
Per scegliere un buon cavalletto, bisogna andare in negozio e toccarlo con mano.
Ce ne sono diversi a secondo dell’uso, del peso che si è disposti a portare e che il treppiedi medesimo deve portare (in termini di pesantezza della combinazione dell’attrezzatura), del numero di sezioni che compongono le gambe, gli sganci che devono serrare le sezioni, l’altezza minima e massima ed infine se comprarlo completo o senza testa.
                                           


                                       

I materiali con cui sono fatti i cavalletti sono essenzialmente tre: alluminio, in lega di magnesio e fibra di carbonio.
Il treppiedi in alluminio è il classico, pesante e robusto con un ottimo rapporto qualità prezzo. Se ci si indirizza verso gli altri due andiamo su prodotti indubbiamente più leggeri ma che “alleggeriscono” anche per il portafogli!
Dovete calcolare il peso della vostra attrezzatura che andrà montata sopra al treppiedi e assicurarvi che il cavalletto che metterete sotto non si sbilanci e cada, neanche per un colpo di vento. Le sezioni direi che ne bastano tre. Il mio personale consiglio è di non andare su cavalletti che ne hanno 5 o 6 perché si rischia di avere un sistema poco stabile. Anche l’altezza è importante. Deve poter farvi fotografare da 30 -40 cm da terra fino ad arrivare almeno all’altezza dei vostri occhi. Indirizzate la vostra preferenza su blocchi di sicurezza e di chiusura ben fatti e in materiali resistenti e con meccanismi sicuri e collaudati (posso garantirvi che non è assolutamente piacevole veder crollare rovinosamente in terra la vostra attrezzatura per il cedimento di una cerniera che serra le gambe!).
Importantissima, inoltre, la rigidità delle sezioni delle gambe e del meccanismo che le apre e le chiude.
Acquistando un cavalletto completo avrete la “testa” dove poter montare la macchina incorporata, altrimenti dovrete scegliere anche questo elemento tecnico.

                                           


                           
                                                                Testa a tre movimenti

                                             



                                                                        Testa a sfera


Per la testa vale lo stesso discorso che abbiamo fatto per le gambe: deve saper tenere il peso corpo+obiettivo.
Di teste ce ne sono molte e di molti tipi, fondamentalmente però i meccanismi su cui si basano si riducono a questi due: il movimento sugli assi fatto attraverso lo spostamento singolo di tre leve (prima figura) e lo spostamento sui tre assi libero fatto con un unico meccanismo (seconda figura).
Nella prima figura abbiamo tre leve e tre movimenti separati sui tre assi ed è un meccanismo che viene usato per fotografare panorami o più specificatamente da chi fa video e non ha bisogno di rapidità negli spostamenti, anzi le manopoline, aiutano il movimento lento della ripresa.
La seconda testa, a sfera, ha dalla sua il vantaggio che, con un unico meccanismo, permette di sganciare la sfera che induce la rotazione e lo spostamento sui tre assi in modo rapido.
Consiglio vivamente le teste che abbiano una piastra a sgancio rapido in modo che questa possa essere fissata sul fondello della reflex. Il fotografo che può vantare un aggancio/sgancio rapido dal cavalletto durante le sessioni di lavoro, eviterà di perdere tempo ad avvitare e svitare la macchina fotografica dalla testa ogni volta.
Alcune case costruttrici hanno aggiunto degli accessori sulle gambe del cavalletto come delle impugnature in neoprene per non gelarsi le mani nel trasporto di cavalletti in alluminio e delle punte estraibili in fondo ai piedini di gomma posti sotto le gambe per chi mette il cavalletto su terreni accidentati, il tutto in funzione di aumentarne la stabilità anche su terreni scoscesi.
Buona luce!


Francesco Iacarelli

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