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Il peccato degli innocenti, saggio teatrale PDF Stampa E-mail
Scritto da Alba Gnazi   
Lunedì 11 Aprile 2011 00:00

Il peccato degli innocenti

 

(Saggio allievi III anno; acting training Beatrice Bracco)

 

 

Caldo insolito, in quest’aprile romano.

La via del Teatro Blu è punteggiata da basse fiammelle che segnano il passaggio; le ombre sfumano in bagliori lievi .

Di fronte all’ingresso gruppi sparsi di gente di ogni età, abiti di scena, fiori.

Voci sommesse, sorrisi.

L’attesa serpeggia nei tacchi delle scarpe e sulle punte elettrizzate dei capelli.

Chi fuma accende un’altra sigaretta.

Occhi s’incontrano e subito distolgono, inquieti,  la propria curiosità da quella assiepata nello sguardo altrui.

L’attesa ha un odore più intenso se ci s’accosta alla porta chiusa, da cui entrano ed escono attrici e attori già in abiti di scena; come uno spiritello saltella sul tetto e s’infila nelle tasche occupate da dita impazienti, nelle voci a tratti più alte, in qualche risata.

La porta si apre, l’attesa si condensa sulle teste e nelle gambe, che ordinatamente lasciano lo spazio esterno e sono dentro.

Siamo dentro.

Luci azzurrine su sfondi bianchi; in alto, sospese e a sorpresa, come le note di ‘Shine on you crazy diamond’ dei Pink Floyd – ottimo preludio e introduzione alla serata - , scene delle prove dello spettacolo regalate da un proiettore.

La carezza delle note non s’esaurisce quando ci si accomoda in sala; persone davanti, persone dietro - si siedono, si cercano, si chiamano -; una sola luce che di sbieco interseca la scena e la visuale, poi via anche quella, la musica scivola sotto e tutto ha inizio.

Cabiria, memorabile personaggio felliniano, ha lo sguardo diretto di questa giovanissima attrice dalla voce roca – Loredana Guagliolo -, che si appropria della scena con veemenza, seguita da un’altra giovanissima attrice, che interpreta, con altrettanta veemenza,  la parte di Wanda – Eleonora Gnazi - .

È il prologo a un serrato intreccio di scene – in cui le bravissime attrici torneranno a più riprese e in diversi contesti - che si dipanano con naturalezza in un flusso intervallato dal cambio rapido degli scenari.

Sotto gli occhi sfilano le personificazioni delle brutture e dell’inganno, dell’illusione e della speranza, della bellezza pura e dell’innocenza, della follia e dell’ignoranza gretta che racchiudono in un unicum l’essere donna di molteplici personaggi,  da Cabiria ( ‘Le notti di Cabiria’, F. Fellini ) a Willie ( la bambina protagonista di ‘Proibito’ , T. Williams ) a Filumena Marturano ( ‘Matrimonio all’italiana ‘ , E. de Filippo ).

Realtà diverse di donne diverse per età, vissuti, estrazioni, aspettative.

Donne ferite e offese, spesso sole e condannate a viversi, attraverso esistenze i cui fili sono tirati da destini improvvidi, in cui sono lo scherno e la frode a decidere le sorti del futuro; donne per le quali l’unico riscatto consiste, paradossalmente,  nell’essere aderenti profondamente a se stesse, accettando quello stralcio di vita che sono chiamate a condurre – remando contro, nonostante tutti e tutto e conservandosi pulite e ricche - .

Donne belle e affascinanti, donne vacue, donne assassine; donne che amano profondamente, che con altrettanta intensità odiano e si odiano; donne sorelle, donne amiche; donne logore e fertili, donne stanche, donne bugiarde, vecchie lolite, imberbi adulte .

Donne di tutti i giorni e di tutti i tempi.

Donne che non mollano e non passano mai di moda.

Donne che vincono, anche quando non lo sanno.

Coinvolgenti, divertenti, in più punti commoventi le interpretazioni rese dagli attori, che hanno dato prova di notevole versatilità e impegno, nel recitato – sia nel dialetto romanesco che in quello napoletano -  e nel cantato, nelle danze, nella gestualità, nelle pause.

Siamo di fronte ad ‘allievi ‘ che già recano addosso la patina dell’esperienza, che possiedono la scena e la manipolano, consumandola e dandole il guizzo della novità; si ha la sensazione di stare scoprendo qualcosa  - qualcuno - di particolare, di essere di fronte a un ‘divenire’ che ha già in sé i presupposti per rivelarsi importante.

Ha commosso fino alle lacrime l’interpretazione di Filumena Marturano resa da Eleonora Gnazi, che ha personificato sapientemente il ruolo della donna di mezz’età, che dalla vita di strada è passata al servizio di un ricco pasticciere, ex cliente di quando era prostituta, in cerca di riscatto per i propri figli attraverso l’ inganno. Nelle parole e nelle espressioni della Gnazi traspare la solitudine e la mancanza d’amore di Filumena, il cui unico desiderio è dare serenità ai figli , quei figli senza padre che non possono essere comprati né risarciti, quei figli che  ‘’ non si pagano ’’.

Bravissima, altresì, la giovane Loredana Guagliolo  che, nel personificare Cabiria,  passa con spontaneità dall’allegria alla più cupa disperazione; sciocca, frivola, fortemente popolana in più situazioni,  il personaggio Cabiria colpisce per la sua freschezza, per la sua innocenza: quella che appartiene anche a Willie, interpretata da Roberta Nevola, bambina che vive un sogno non suo in abiti non suoi,  nella periferia degradata di una città nel Mississippi, ai margini di un gioco folle e disperato in cui si finge adulta.

Da contrappunto, incastonate come gemme: ‘ Manola’ – contrapposizione tra le identità di Anemone e Ortensia, interpretate da Eleonora Gnazi e Serena Pallottini - dalla pièce di M. Mazzantini -; ‘ Nuts ‘ – un monologo serrato e intenso, interpretato dalla bravissima Serena Pallottini -; ‘ Casa chiusa ‘ – una prostituta e un uomo, sullo sfondo del tradimento più vile della storia, interpretati da Ernesto D’Argenio e Chiara Ricci -

Il tutto ha concorso a costruire uno spettacolo di sicuro effetto – replicato per tre serate, il 7/8/9 aprile - che ben palesa la preparazione raggiunta dagli allievi di Beatrice Bracco.

Si è trattato di un saggio, come dicevamo agli inizi.

Eppure, non ce ne siamo accorti.

Lo scroscio di applausi, al termine, è vibrante e sentito.

Volano mazzi di fiori, confusi tra le mani che si stringono, tra le parole che si perdono, tra le emozioni che si dilatano, ora che lo spettacolo è finito. 

Abbiamo visto la malinconia e la commozione pervadere i visi degli allievi al termine della rappresentazione; il loro desiderio di ringraziare chi li ha aiutati a raggiungere certi livelli e che, certo, costituirà un punto fermo nella loro esistenza, come ogni insegnante che non esaurisce il suo compito nella lezione, ma continua a darsi, a restare lì, con consigli e suggerimenti. Coi ricordi, nei ricordi.

Si abbracciano, questi attori tornati nei loro panni, con sorrisi veri e lacrime irrefrenabili. 

Il ‘circo della vita’, come ebbe a dire Fellini, non smetterà di reclamarli. Ma non adesso. Adesso si appartengono ancora e per il resto c’è tempo.

Ce ne andiamo alla chetichella.

Quello che dovevamo prendere è già qui, con noi e dentro di noi.

Tutto il resto, giustamente, è solo loro.

 

 

Alba Gnazi

 

 

 

 

Commenti

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al migliore di tutti ,domenico soriano che a dato con modo tono e grande capacita interpretativa a filumena marturano di fare una bella figura,l' arte non e' acqua............ grande salvio..............
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