La casa della morte PDF Stampa E-mail
Scritto da Cinzia Baldini   
Lunedì 04 Aprile 2011 11:16

Sinuhe l’Egiziano (circa 1394 a.C.) è il romanzo della letteratura dell’antico Egitto più famoso e conosciuto.

Il racconto ci è giunto tramite il ritrovamento di vasi fittili, di papiri e di alcuni ostraka su cui era stato scritto e narra la vita di Sinuhe. Il protagonista, è un medico che racconta in prima persona le sue straordinarie avventure in un magico e lontano tempo quando Faraoni potenti regnavano sulla terra d’Egitto e dei mitici vegliavano su quell’antico popolo.

Non si sa se Sinuhe sia realmente esistito.

Alcuni egittologi ritengono di si, altri pensano sia un’opera di fantasia, in ogni caso è un romanzo scritto in un linguaggio raffinato e la storia narrata è ancora attualissima e piena di fascino che consiglio a tutti di leggere.

Un breve estratto con la descrizione della mummificazione che avviene, nella casa della morte, tratto da "Sinuhe l’Egiziano" di Mika Waltari per la serie de I classici del romanzo storico di Fabbri Editore, tradotto da Maria Gallone.

"...Credevo come medico di aver visto tutto ciò che era possibile vedere della morte e della sofferenza e mi ero incallito alla ripugnanza di odori mefitici e alla manipolazione di ascessi e di piaghe cancrenose. Ma quando inizia il mio servizio alla Casa della Morte mi accorsi che ero un bambino e non sapevo nulla. I poveri a dire il vero ci davano poco fastidio. Giacevano tranquilli nel loro bagno, in mezzo all'acre odore di sale e di lisciva, e ben presto appresi a maneggiare l'uncino con cui dovevano essere rimossi. Ma i cadaveri degli appartenenti alle classi superiori richiedevano un trattamento complicato. e la sciacquatura delle loro viscere e la loro conservazione in giare esigeva un animo molto indurito. Ma ancora più induriti bisognava essere per assistere al saccheggio che Ammon faceva dei morti, e che superava persino quello dei vivi. Il prezzo dell'imbalsamazione variava a seconda dei mezzi, gli imbalsamatori mentivano ai parenti del defunto, addebitando loro molti olii preziosi, unguenti e sostanze preservanti che essi giuravano di adoperare, mentre non si trattava che di un solo ed unico ingrediente, e precisamente dell'olio di sesamo. Soltanto i cadaveri illustri venivano conservati con tutta la necessaria perizia. Gli altri venivano riempiti di un olio corrosivo che consumava le viscere, e la cavità era pi imbottita di giunchi macerati nella resina. Per i poveri non si faceva neppure questo; tolti dalla vasca dopo 30 giorni erano messi ad essiccare e poi consegnati ai congiunti.
La Casa della Morte era sotto il controllo dei sacerdoti del dio Ammon. Nondimeno i lavatori di cadaveri e gli imbalsamatori rubavano tutto ciò su cui potevano mettere le mani e consideravano questo un loro diritto. Soltanto i maledetti dagli dei o i criminali che fuggivano la giustizia prendevano servizio come lavatori di cadaveri ed erano riconosciuti da lontano dal lezzo di sale, ranno e di putrefazione inseparabile dal loro commercio, per cui la gente li evitava e non venivano ammessi né nelle taverne né nelle case di piacere.
Poiché mi ero offerto volontariamente di lavorare con essi, i lavatori di salme mi ritenevano uno di loro e non mi celavano nessuna delle loro azioni. Se già non avessi assistito a cose peggiori, sarei fuggito terrorizzato per il modo con cui essi profanavano i cadaveri anche dei personaggi di maggiore riguardo, mutilandoli per vendere alle streghe gli organi di cui quelle si servivano per le loro pratiche oscene. Se esiste una terra d'Occidente (= al di là) credo che molti morti si stupiranno del loro corpo smembrato quando inizieranno il loro viaggio, nonostante le grosse somme pagate al tempio per il loro seppellimento.
Ma i maggiori festeggiamenti nella Casa della Morte avevano luogo quando veniva portata la salma di una donna giovane, bella o brutta non importava. Ella non veniva gettata immediatamente nel bagno, ma per la prima notte i lavatori di cadaveri se la prendevano come compagna di letto; litigavano tra loro e sorteggiavano ai dadi chi l'avrebbe posseduta per primo. Poiché questi uomini erano talmente aborriti  che neppure l'ultima delle prostitute si sarebbe sottomessa ad essi, anche con il miraggio di un forte compenso in oro; e nemmeno le Negre volevano saperne di loro e ne avevano una spaventosa paura.
Una volta che un uomo era entrato nella Casa della Morte e aveva assunto servizio come lavatore di salme, lasciava raramente il luogo a causa dell'orrore in cui era tenuta la sua casta e trascorreva il resto della propria esistenza tra i cadaveri. Durante i primi giorni tutti costoro mi parvero come solo una maledizione divina e i loro discorsi mentre ingiuriavano e profanavano le salme oltraggiavano le mie orecchie. In seguito appresi che anche tra di essi vi erano artigiani esperti che tenevano in alto onore la loro professione considerandola la più importante di tutte e tra i migliori questa era infatti ereditaria. Ciascuno di costoro si specializzava in qualche ramo, come per i medici della Casa della Vita, cosicché uno si occupava della testa, un altro del ventre, un terzo del cuore, un quarto dei polmoni, finché tutte le parti del corpo erano trattate per la conservazione eterna.
Tra questi vi era un uomo anziano di nome Ramose, il cui compito era il più difficile di tutti: egli doveva distaccare il cervello ed estrarlo dal naso con l'aiuto di pinze e quindi risciacquare il  cranio con olii purificanti. Egli notò con stupore la destrezza delle mie mani e prese ad istruirmi, cosicché prima che avessi compiuto metà del mio servizio nella Casa della Morte mi elevò a suo aiutante e l'esistenza divenne così per me, più sopportabile.
Io lo assistevo nel suo lavoro, che era il più pulito e il più altamente considerato in quel luogo e tanto grande era la sua influenza, che li altri non osavano più spaventarmi o gettarmi addosso budella e interiora. Non so come avesse questo potere, poiché non alzava mai la voce...
…Dopo essermi lavato e purificato con la massima cura, abbandonai la Casa della Morte tra le maledizioni e gli scherni dei lavatori di cadaveri. Non che facessero questo per malvagità; era il loro modo solito di parlarsi a vicenda e il solo che conoscessero. Benché mi fossi lavato, i passanti si tennero a distanza da me, si turarono il naso e fecero gesti insultanti, tanto profondamente mi ero tuffato nel fetore della Casa della Morte. Nessuno volle traghettarmi dall'altra parte del fiume."

 

Cinzia Baldini

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