Macro PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Iacarelli   
Mercoledì 23 Febbraio 2011 08:37

 

In fotografia, tendenzialmente si fotografa tutto ciò che è grande, se non addirittura maestoso, secondo l’unità di misura umana. Pensiamo ai paesaggi, a figure umane, agli ampi scenari della natura come cascate, montagne o mari e laghi. Il "piccolo", al massimo, può essere un fiore, il particolare di un oggetto, o del viso di una persona. Ma chi l’ha detto che anche l’infinitesimamente piccolo non possa essere altrettanto maestoso!

Il genere viene chiamato macrofotografia o se ci spingiamo con rapporti di ingrandimento al microscopio, microfotografia.

In questa breve descrizione parleremo di macrofotografia e dell’attrezzatura che vi ruota attorno per eseguirne la sua realizzazione.

In macrofotografia, è il "piccolo", il microscopico a dare spettacolo.

Pensiamo anche ad un semplice fiore a cui dare risalto ai pistilli, oppure alla testa di un’ape, alle mandibole di un ragno, a tutto ciò che il nostro occhio nudo non può vedere o a cui quotidianamente non facciamo caso (un esempio è il soffermarci a guardare i colori dell’iride di un occhio).

Nella macrofotografia, il rapporto di ingrandimento desiderato si ottiene aumentando la distanza tra obiettivo e piano sensore/pellicola.

I "mezzi" per ottenerla, sono svariati e tutti validi.

La tecnologia ottica ci viene in soccorso con obiettivi particolari denominati appunto macro o micro.

 

Gli obiettivi costruiti appositamente per la macrofotografia sono differenti da quelli costruiti per la fotografia generica. Un macro deve avere caratteristiche di nitidezza straordinarie e deve essere ottimo ai diaframmi più chiusi. Questo perché nella macro la distanza di messa a fuoco si riduce tantissimo, nientemeno la distanza tra lente frontale e soggetto può arrivare anche a 1 cm. In questo caso la profondità di campo riducendosi notevolmente (nell’ordine dei millimetri) "costringe" il fotografo a chiudere il diaframma, aumentando, farà in modo che il soggetto venga tutto o in parte -quella che ci interessa esaltare- a fuoco. Ecco perché un buon obiettivo macro deve avere la miglior costruzione ottica, quindi la sua massima qualità, a diaframmi più chiusi.

Utilizzando invece ottiche di uso "normale", cioè quelle che usiamo per far ritratti o paesaggi, avremo la possibilità di avvicinarci al soggetto fino ad un certo punto, non certo per scattargli una macro. Con l’inversione dell’obiettivo, ossia girandolo fisicamente e quindi anteponendo la lente frontale al sensore/pellicola, potremmo avvicinarci di più al soggetto fino ad avere un ingrandimento e una messa a fuoco ottimali.

Esistono appositi "anelli di inversione ottica", che uniscono la lente frontale al bocchettone ottica della reflex.

 

 

 

 

Un ulteriore sistema da cui si traggono ottimi risultati può essere quello di utilizzare tubi di prolunga che consistono in veri e propri anelli da interporre tra corpo macchina e obiettivo per aumentare l’ingrandimento del soggetto, aumentando la distanza tra obiettivo e sensore/pellicola.

 

 

Il soffietto, è lo strumento più completo, poiché ci permette di variare, su una scala graduale, passo passo, la suddetta distanza lente/sensore, variando a piacimento l’ingrandimento del soggetto che ricordiamolo, può andare ben oltre il rapporto 1:1 di ingrandimento.

 

 

Esistono delle lenti addizionali, che vengono montate sulla parte anteriore dell’ottica, aumentandone l’ingrandimento. Sono composte da lenti che ingrandiscono il soggetto, come fossero delle vere e proprie lenti di ingrandimento.

 

 

Per finire, ci sono i software che aiutano ad ottenere questo tipo di ingrandimenti. Su tutte le macchine fotografiche di ultima generazione c’è il loghino del tulipano che indica, appunto, che la macchina è già predisposta per la macrofotografia. Il fotografo dovrà solo avvicinarsi al soggetto e nel momento in cui lo vedrà a fuoco, nel mirino o sul display, scattare.

L’opzione, come ho già detto, si trova su tutte le compatte e in alcune di loro, come nel caso delle reflex di fascia bassa o cosiddette entry level, la distanza soggetto-lente anteriore può raggiungere la ragguardevole misura di 1 cm.

 

 

La fotografia macro è indubbiamente affascinante ed accessibile a tutti.

Alcuni consigli che mi permetto di suggerire, sono quelli di utilizzare un buon cavalletto (il mosso a quelle distanze è sempre in agguato), flash anulari (sono flash particolari da montare intorno alla lente frontale che ripartiscono la luce sul soggetto uniformemente) o luci spot e avere molta pazienza, soprattutto se si fotografano insetti.

Come al solito, potrete gestire al meglio il vostro set fotografico cambiando spesso inquadrature, luci e… scattate, scattate, scattate.

La molteplicità degli scatti è essenziale perchè non sempre al primo colpo si ottiene ciò che si vuole.

A questi livelli, infatti, sia la luce flash che solare, va sempre controllata per non ottenere foto piatte e, nel caso di un soggetto come un insetto o un fiore, basta un soffio di vento, con i tempi lenti, a "muovere" l’immagine, nonostante il cavalletto.

Una ultima raccomandazione: con alcuni piccoli insetti e rettili molto suscettibili (per esempio la libellula e la lucertola) siate il più possibile distanti e "invisibili"! Anche la vostra ombra potrebbe spaventarli, perciò preparate la macchina prima, in modo da esser pronti quando vi avvicinerete.

 

Francesco Iacarelli

 

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