Il ritratto PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Iacarelli   
Mercoledì 02 Febbraio 2011 00:01

Il ritratto

Chi non ha mai fotografato il proprio figlio, la moglie, la fidanzata, il fidanzato o il marito?

Più o meno penso che ognuno di noi abbia in archivio una foto di una persona cara o, semplicemente, di un conoscente, se non, addirittura, di uno sconosciuto.

Il ritratto penso sia il tipo di foto che viene eseguita più spesso in assoluto.

Con il ritratto fermiamo il tempo da bambini, da adulti e da vecchi. Con il ritratto ci rimangono impressi i volti che fungono da scintilla nel farci ricordare le storie o gli aneddoti appartenenti a quella figura umana. Una nostra foto da bambini, alcune volte, è anche meglio di un racconto fatto dai nostri nonni o dai nostri genitori. In quella foto ritroviamo l’essenza della nostra infanzia, tutto quello che ruotava intorno a noi.

Fermando il tempo con uno scatto, i giovani volti non invecchiano e quelli invecchiati non muoiono mai.

Per questa sua natura, legata al ricordo molto più di qualsiasi altro genere fotografico, il ritratto è alla base delle nostre fotografie.

Internet oggi ci permette di esplorare luoghi, comodamente seduti in poltrona, da casa nostra. Paesaggi, animali esotici, città, i posti più remoti della terra e dello spazio, ma non i nostri ricordi, la nostra infanzia, la nostra festa di compleanno. Se non ce li mettiamo noi sul web, nessuno ce li fa vedere.

I ritratti possono essere di due tipi: quelli studiati (ritratti veri e propri) e le cosiddette istantanee.

Nei primi il soggetto è in posa, magari in studio; nei secondi, il soggetto è "preso al volo", nel senso che aspettiamo solo l’attimo favorevole per scattare senza che il soggetto stia in posa o si accorga della nostra presenza.

 

Posa

Un soggetto non si prende e si mette in posa ma si cerca, per quanto possibile, di conoscerlo un po’. Se non lo conosciamo affatto, prima di scattare, cercheremo di scambiare due chiacchiere per cercare di capire che gusti abbia, che tipo sia caratterialmente, se timido, estroverso, allegro, serio. Questo ci permetterà di farci un’idea di come ritrarlo mettendo in evidenza le sue caratteristiche. Dopo averlo messo a suo agio (si spera!) a livello emotivo/psicologico passeremo al lato fisico. In questa fase dobbiamo "prevedere" e quindi fare in modo che i suoi difetti non vengano evidenziati nella fotografia o, quantomeno, attenuati.

Dimenticatevi di poter far sparire le rughe, le orecchie a sventola o la cellulite! Quello solo la magia di Photoshop può farlo!

Però non disperate perché qualche piccolo "accorgimento" o trucco del mestiere c’è per "aggiustare" in maniera naturale un ritratto. Un naso pronunciato non si fotograferà mai di tre quarti, o dall’alto, magari lo si prenderà un po’ dal basso, le orecchie "a sventola" si potranno coprire con i capelli se si portano lunghi o con la figura messa di tre quarti per appiattirne uno e far sparire l’altro, insomma dopo aver scelto, insieme al soggetto, la posizione del punto di ripresa, la luce, dedicategli tutta la vostra attenzione e il risultato non vi deluderà.

Gli obiettivi migliori per un buon ritratto sono quelli che hanno una focale di 85, 105, 135mm. E oltre ad essere i migliori, sono anche quelli che restituiscono le proporzioni del viso in maniera corretta.

Si possono fare ritratti anche con un 50mm o con un 200mm, attenzione però alla distorsione a barilotto nel primo caso se si è troppo vicini (nasone) e alla poca profondità di campo, nel secondo caso, che rischia di non mettere a fuoco tutto il viso e gli occhi. Preferibilmente, in questi casi, mettiamo a fuoco l’occhio più vicino alla fotocamera oppure, per avere maggior profondità di campo, usiamo un diaframma più chiuso (per esempio da 5,6 a 8 o 11) abbassando i tempi di scatto, il tutto con la macchina montata su cavalletto.

L’illuminazione può essere sia quella di una finestra che quella di una lampada o di un flash (o una serie di flash). Logicamente tra luce diurna, lampade e flash cambierà la temperatura colore della luce, sarà più calda quella di una finestra, in special modo la mattina e verso sera, più fredda e più bianca quella del flash.

Divertitevi anche a giocare con pannelli riflettenti che contribuiscono a migliorare la leggibilità dei dettagli nelle ombre rischiarandole.

 

 

 

  Istantanee

Nelle istantanee, il soggetto praticamente non può darvi retta o non sa neanche della vostra presenza, quindi sarete voi a cogliere l’attimo giusto in cui valorizzare lo stesso. Va da sé che il discorso fatto per la posa, con le istantanee, non è più valido in quanto si dovrà essere freddi calcolatori per anticipare le mosse della persona e capire quale sarà il momento esatto per lo scatto migliore.

 

 

 

Ritratti ambientati

Nei ritratti ambientati il soggetto è fotografato nel contesto in cui si muove. Esempio: un attore di teatro nel suo ambiente, una pittrice nel suo laboratorio, i fedeli durante il bagno nel Gange in India, i cowboys in rodeo. Sono immortalate, cioè, tutte quelle situazioni in cui la persona ritratta (o a cui viene fatta una istantanea) è immersa nel proprio ambiente di lavoro, di svago o semplicemente mentre sta facendo delle cose che la caratterizzano.

L’importante è provare e riprovare fino a che non avrete esplorato le diverse situazioni che vi offre il connubio soggetto-ambiente in modo da scattare nelle migliori condizioni possibili.

Ricordate, comunque, che qualsiasi tipo di foto facciate ad una persona la renderà viva e le permetterà di rimanere insieme a voi e ai vostri ricordi per sempre.

 

Francesco Iacarelli

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