Home Letteratura e Arte Recensioni Autori Affermati Maria Teresa Santalucia Scibona
Maria Teresa Santalucia Scibona PDF Stampa E-mail
Scritto da Salvo Zappulla   
Lunedì 11 Ottobre 2010 00:00

 

MARIA TERESA SANTALUCIA SCIBONA

Ritratto di una nobildonna senese

 

Questo prezioso volumetto (Nutrimenti per l’anima, di M. Teresa Santalucia Scibona, edizioni Joker, pagg. 71, €.11,00) è un richiamo alla memoria, un atto d’amore di M. Teresa nei confronti degli amici che hanno condiviso con lei il percorso luminoso della scrittura o della vita quotidiana; amici con cui ritrovarsi in un abbraccio ideale, oltre le barriere del tempo, oltre i luoghi della sopravvivenza. Ed ecco che Salvatore Quasimodo, Rimbaud, Giampaolo Rugarli, Salvatore Niffoi si ritrovano in questo fortino al riparo dalle intemperie terrene. La puntina del grammofono scava solchi profondi nel cuore e porta alla luce strazianti note di perduta giovinezza. Maria Teresa Santalucia Scibona è poetessa che ha ricevuto numerosi consensi da critici autorevoli, le sue liriche non sono passate certo inosservate, lasciano il segno, lasciano tracce indelebili. I suoi versi ardono del sacro fuoco della passione, si fanno sangue e carne, scandagliano le fibre stesse del cuore, i fremiti dell’anima. Il suo canto in un climax di travolgente intensità, ha il respiro ampio della musica, a tratti gioioso, a tratti doloroso o tormentato, ma sempre pervaso da ansia metafisica. "L’uomo molato dal dolore/ potrà riemergere. /Scoscesa sarà la salita,/per giungere dove sgorga la luce/indefettibile della Conoscenza./Perenne cornucopia di tesori/che presiede l’ordine cosmico/e l’essenza divina delle cose". Versi che toccano il filo invisibile di ciò che siamo e ciò a cui aneliamo. Per dirla con Henri Guillemin, è il grido di un cuore dilaniato dalla fuga eterna di tutto quanto si vorrebbe amare per sempre e che ci è stato strappato.

Gli interessi di M. Teresa spaziano dall’enologia, all'organizzazione di eventi culturali. E tutti con eccellenti risultati. Di certo è una personalità poliedrica e vitale. L’amore è la sua forza prorompente. Amore per la parola: "Assorbita dal suo passato/sapienziale vortica/la parola sensitiva/alchemica mistura/di sale zolfo, mercurio…". L’amore in senso ampio, amore per un’idea, un uomo, un’ amicizia, la sua terra, Dio o amore rivolto a se stessa; tutto ciò pervade la sua scrittura di ogni sfumatura della sconfinata gamma dei sentimenti umani. La sua è poesia come paziente sedimentazione, poesia fatta con eleganza e sensibilità e, a volte, anche con uno stile duro e diretto; ci regala attimi di verità ed emozione. Attraverso essa ci conduce per mano accompagnandoci nelle sue peregrinazioni creative. Maria Teresa è testimone del proprio tempo, interroga se stessa, plasma e manipola i suoi stati d’animo fino a renderli poesia, flusso ritmico, sensazioni, emozioni, meraviglia.

 

  

Intervista a Maria Teresa Scibona

 

 

Maria Teresa, cos’è la Poesia?

L’ enigma poesia nel suo evolversi spazio-temporale, assume diversi aspetti e concetti, che si collegano alla personalità dell’autore e all’influenza dei molteplici agenti culturali, come mode e correnti.

Così avviene che elaborazioni che esprimono le stesse tematiche, possono presentare, fra loro vertiginose differenze.

A tale proposito sono state coniate suadenti definizioni. P. Valéry sosteneva: "La poesia deve essere una festa dell’intelletto"

A mio parere, un ‘elegia, come un’opera d’arte, dovrebbe condensare -l’essenzialità compositiva– .

Ossia, avere come propulsore comune, il raggiungimento di un‘aulica ed estetica perfezione di forma e contenuto, affinché nei versi anche liberi dalle griglie metriche, si possa riscontrare suggestive risonanze e un effetto sonoro di musicalità, tale da costituire il sogno di una vita…

Ritengo importante una rigorosa scelta lessicale del testo, un’accurata punteggiatura, ma oltre una esperta elaborazione teorica, mi sembra essenziale che nella lirica, debba trasparire la limpida sincerità del cuore.

 

Dammi il tuo concetto del Bello.

Il concetto del bello è un elemento molto soggettivo, infatti il mio parere personale, può coincidere o meno, con la bellezza canonica o rimanere soggiogato dalla bellezza dell’orrido; con la turba tenebrosa, inquietante di esseri grotteschi, e brulicanti, nati dal segno nitido delle incisioni ed acqueforti di Enzo Frascione.

In quella "Allegoria delle passioni", che evoca il mondo simbolico e ossessivo di Hieronymus Bosch.

La beltà per me, deve essere armoniosa, suscitare vibrazioni ed estatica meraviglia, come lo stupore di un tenue tramonto, la maestosa grandiosità di inusuali paesaggi del creato, l’architettura ascensionale di una cattedrale gotica, la statuaria perfezione di un corpo umano maschile e femminile.

Lo scrittore Thomas Mann soleva dire: "La bellezza ci può trafiggere come un dolore".

 

 

Poeti si nasce? O è la vita, gli incidenti di percorso, le buche in cui si cade che ingentiliscono il nostro animo?

Ogni essere umano nasce col dono di un talento particolare, che è solo suo.

Gli artisti (scrittori, pittori, musicisti, attori etc.), oltre ad una innata predisposizione, hanno notevoli doti intuitive, una spiccata capacità introspettiva, per recepire e catturare, persuasive sensazioni emotive.

Un altro elemento è l’osservazione della realtà che ci circonda, infatti per Hemingway "La curiosità porta con sé il demone della scrittura."

Poi, le esperienze, i viaggi, un costante esercizio tecnico, affineranno i gusti e lo stile in divenire.

Il grande poeta riuscirà quindi, con i suoi versi, ad esternare una varietà sterminata di sentimenti, che si annidano nei tortuosi meandri dell’animo umano.

Essi rispecchiano la trama intessuta di ognuno, espressa con l’arma penetrante ed incisiva di alate parole.

Per Gustav Flaubert: "Il vero problema dello scrivere non è tanto di sapere ciò che dobbiamo mettere nella pagina, ma ciò che dobbiamo togliere".

Il futuro scrittore perciò, prima del suo esordio, dovrebbe incentivare l’estro creativo, esplorando con certosina pazienza, il mondo degli autori, assimilando lo stile smagliante di letterati del passato e contemporanei.

Ciascuno di loro, dotato di etica professionale, nel proprio percorso formativo, ha maturato una salda padronanza della scrittura, una coscienza critica, un formidabile mestiere e un intenso fascino, tale da catturare i fruitori.

Pur di ottenere un più ampio e indiscusso risultato, ogni autore si avvale del suo tipico linguaggio evocativo, di una personale strategia, atta a produrre un osmotico e indissolubile legame affettivo col suo lettore.

Nelle arti visive, si pensi ad esempio, ai trucchi ottici prodotti dagli specchi, che l’insuperabile Caravaggio usava, per proiettare sulla tela, i suoi giochi di luce ed ombre e rendere più realistici i dettagli delle stupende immagini.

Di sicuro, - gli incidenti di percorso – come il mistero della morte, le crude malattie, col loro fitto reticolo di incontenibili dolori, sgomenti, fragilità, subdole ansie, debolezze, forgiano l’animo dell’autore.

L’americano William Faulkner fa sentenziare ad un suo personaggio: -"Tra il dolore e il nulla scelgo il dolore", la cui valenza salvifica, almeno per me, non sarebbe comprensibile, se non mediata dalla fede.

Il poeta Mario Luzi, sorretto dalla propria etica-religiosa, di fronte alle negative vicende della vita e del mondo, incitava a non perdere mai la speranza e soleva dirci : -"La corda della disperazione non è mia". Condivido il monito positivo, che avallo e faccio mio. Infatti, considero lo scrivere, un effetto rasserenante e terapeutico.

Dopo la mia invalidante malattia, il valore semantico e visionario delle parole, mi ha aperto un varco di sconfinati orizzonti e attraverso la scrittura potevo riappropriarmi di una nuova trama parallela.

 

Tre aggettivi per definirti.

Volitiva, coerente, affidabile.

 

Nella tua vita hai conosciuto molti personaggi famosi: artisti, letterati, uomini di spettacolo. C’è qualcuno che ti ha particolarmente colpito? Raccontami qualche aneddoto.

Gli episodi sono talmente tanti, che potrei scriverci un libro.

Da ragazza, ho collaborato sette anni per "La Nazione", l’articolo che più di ogni altro rese la mia notte insonne, fu quando dovetti sostituire l’esperto Toto Moggi, che in maniera esemplare, recensiva i concerti della "Micat in Vertice".

Il 19 luglio 1958, alle 11 del mattino, fui spedita dal mio capo Dr. Giorgio Chiantini, alla inaugurazione della 27° annata, dei 14 corsi di perfezionamento dell’Accademia Musicale Chigiana (fondata dal mecenate Conte Guido Saracini).

Davanti alle civiche autorità e agli studenti, l’ambasciatore della Gran Bretagna a Roma, S. E. Sir Ashley Clarke K.C. M.G., tenne un’originale conferenza sul tema "L’umorismo nella musica".

Lo stesso Sir Clarke, eseguì al pianoforte, alcuni pezzi musicali per avvalorare ciò che sosteneva. Avevo una vaga, limitatissima conoscenza della lingua inglese e mi sentivo gelare…

Terminato l’evento, il Conte Chigi, mi presentò all’illustre oratore, per porgli le rituali domande.

Tremavo come una foglia… ma, la loro squisita gentilezza, fece sparire il panico e le terrificanti paure. La mia sofferta relazione fu pubblicata con la loro foto, in un articolo a tre colonne, che in calce portava già le mia sigla: M. T. S.

Un ‘altro episodio saliente che mi sovviene alla memoria, fu il felice incontro con uno dei più grandi artisti contemporanei, il Maestro Aligi Sassu.

Un pittore, che ho sempre ammirato per il simbolico segno grafico, il Suo "realismo magico" e gli improbabili cavalli rossi e verdi.

Ebbi l’inattesa fortuna di conoscere il maestro e la moglie colombiana, Selenita Olivares (nota cantante lirica), quando, rientrati dal Giappone, vennero a Siena, il 27 Ottobre del 1973, per inaugurare la mostra "I cavalli innamorati di Sassu", alla Galleria "Nuova Aminta".

In quei fulgidi anni, mi dedicavo alle cronache d’Arte e seguivo le importanti rassegne senesi, per il quotidiano "Avvenire".

Prima di intervistare l’artista, mi documentai con cura sulla vita e sui variegati cicli delle opere; Sassu, rimase stupito di come conoscessi il Suo folto percorso artistico, tanto che chiamò la moglie e dopo avermi presentato Le disse: -"Helenita, non avrei mai immaginato che a Siena ci fosse una signora che conosce la mia vita e la pittura quasi quanto te!"- Lei mi sorrise affabile e incuriosita .

Inutile dire, che tale complimento mi mise in totale confusione… e divenni rossa in volto, come un’aragosta lessata.

Nella nostra piacevole conversazione, il famoso pittore mi confidò di essere molto legato a Siena e alla dolce Toscana, poiché il suo primo valido critico e mercante d’Arte, era stato il concittadino Stefano Cairola.

Avvinto da un senso di riconoscenza, Sassu ricordò il periodo giovanile, quando sconosciuto e pieno di speranze, scorrazzava in bicicletta per i verdi declivi delle colline senesi assimilando i colori caldi e bellissimi della nostra urbertosa campagna, che avrebbe trasfuso nelle Sue tele immortali.

Ascoltavo il Maestro rapita, e avrei desiderato che non interrompesse mai il filo dorato, di quei preziosi ricordi.

Durante l’intervista, dissi al Maestro che adoravo i dipinti e gli indomiti cavalli, ma con le mie verdi tasche, non avrei mai potuto comprare un Suo quadro.

Lui afferrò dal tavolo, il catalogo dalla copertina argentata e nella pagina interna, vergò la Sua firma, formando una testa e la criniera di un puledro.

L’ unico rimpianto di quel mitico giorno, fu di non poter cenare con tutti loro, poiché non trovai nessuno a cui affidare i miei figli piccoli.

Uno degli scrittori che ho più frequentato, è il grande poeta Mario Luzi.

Ci incontrammo spesso a Siena per delle cene di gala, nell’Aula Magna del Liceo Classico "Enea Piccolomini", dove il Nostro, era stato studente ginnasiale, sino a sedici anni.

Stemmo insieme a Pienza più volte, e in pomeriggio memorabile per la presentazione del volume poetico su, Santa Caterina da Siena, scritto da Paola Lucarini Poggi, nostra comune amica.

Luzi amò la suggestiva Pienza per oltre trent’anni, l’aveva definita "città ideale piccolominea". Ogni estate ritornava in questa amena "oasi", e con la Sua proverbiale affabilità, si intratteneva in piazza con gli abitanti, che già lo ritenevano uno di loro.

Ci siamo rivisti, spesso a Firenze, città che sentiva sua, anche se considerava gli abitanti un pochino litigiosi. Ricordo che la Lucarini, aveva organizzato una manifestazione letteraria in onore di Luzi.

Paola volle invitarmi a cena con i relatori, in una simpatica pizzeria del centro.

Cordiale e spontaneo, Lui si mise a parlare con mio figlio Luigi, chiedendogli quali studi avesse intrapreso e quali fossero i suoi principali interessi giovanili.

La sua rara semplicità mi colpì molto.

Per tre anni consecutivi, nell’Aula Magna dell’Istituto Tecnico "Roncalli" di Poggibonsi, al termine del Premio scolastico "Liberi di scrivere", che Mario Luzi presiedeva, ebbi l’onore di presentare agli studenti delle ultime classi, la figura e le opere del grande Poeta.

Il 29 maggio 2004, sempre nell’Aula Magna dell’Istituto, durante la mia relazione, avevo ricordato oltre alle opere, anche i diversi testi teatrali.

Lui si complimentò, per come avevo spiegato ai ragazzi, alcune metafore delle sue poesie e sorridendo, ammise candidamente, che non si ricordava di aver scritto così tanto…

Come tutte le grandi anime, Luzi era una persona amabile e molto disponibile.

Il perenne fascino della Sua poliedrica personalità, rimarrà per sempre incastonata nel mio cuore.

 

 

Salvo Zappulla

Commenti

Mostra/Nascondi modulo commento.
 

Ricerca nel sito

Syndication

We use cookies to improve our website and your experience when using it. Cookies used for the essential operation of the site have already been set. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information