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Scritto da Salvo Zappulla   
Lunedì 09 Agosto 2010 00:04

 

                                  

 

LA TUA VOCE di VIRGINIA FODERARO 

 

Leggendo e riflettendo su questa silloge poetica di Virginia Foderaro, mi domando da dove trae origine la sua forza, la pregnanza delle sue liriche. Traspare una sorta di rimpianto in questi versi, la sensazione di momenti perduti lungo il percorso della vita e ripresi per la coda. Come se Virginia volesse avocare a sé l’incanto e serrarlo dentro la fortezza della propria memoria. E’ poesia vissuta? È una voce misteriosa che ha echi profondi nell’animo umano? Una poesia modulata su sentenziosità vive, che riflettono aspirazioni segrete, mancate o fallite? Sono frammenti o sintesi parziali di espressioni esistenziali? Sicuramente c’è il suo vissuto in queste poesie, la sua complessa e indefinibile interiorità che incide sul suo tessuto esistenziale, intriso di momenti malinconici, lampi di gioia, ricadute, amori finiti, riconquistati, ancora perduti, ritrovati o smarriti per sempre. In poche parole, c’è la vita, la Sua vita, quella di Virginia e quella universale. Sentimenti umani, in fondo comuni, ma non tutti gli esseri umani hanno la capacità poetica di trarre impulso dalle proprie sensazioni per ricavarne versi musicali, parole concatenate con armonia in grado di librarsi in volo per ricadere come piccole stille dorate. Dal nido dell’ultimo inverno/ il volo nel vuoto va incontro all’ignoto./Pennelli sottili dipingono il vento/e fissano virgole sull’orizzonte./ Oggetti smarriti rincorrono stelle./Appeso dal nulla c’é un filo che pende./E’ corda ispessita da nuvole e attimi./ Afferro la presa e atterro/ da questo mio volo/dal quale riporto un raggio di sole.

Questi versi li ho amati con una intensità estrema, mi hanno fatto sognare, incarnano la speranza, la possibilità che ognuno di noi ha di uscire dal proprio limbo e cogliere il frutto della vita. Invitano ad osare, a tendere la mano e afferrare l’infinito. La poesia come strumento di relazioni sociali, angolo di visuale privilegiato, dimensione e chiave di lettura tesa a individuare la peculiarità e la natura pluridimensionale dell’anima che l’ha concepita. Uno spazio temporale minimo, destinato a usurarsi in fretta nella vastità dei secoli. Una sorta di crepuscolo che conduce a quel senso di ineluttabile tempesta che è tipica di chi scava dentro se stesso. La poesia e il suo soliloquio. Il Poeta e la sua unicità. Il Poeta e la sua solitudine impossibile da scalfire. Virginia in questa raccolta segna il passo del suo cammino, le ferite causate lungo il percorso da rovi acuminati. Tracce affidate alla memoria, alla memoria del rimpianto, alla memoria di questo compendio di stati d’animo profondamente vissuti e sofferti.

 

SALVO ZAPPULLA

 

 

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