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(Non) Siamo tutti fotografi PDF Stampa E-mail
Scritto da Claudio Fratantonio   
Venerdì 12 Marzo 2010 08:30
  

Lo ammetto, non avrei mai potuto scegliere un titolo più controverso di questo, e così va da sé che mi tocchi spiegare.

Non credo sia questo il momento di spendere eccessive parole sulla storia della macchina fotografica dalla sua nascita fino ai giorni nostri: partirei piuttosto dall’enorme diffusione che quest’ultima ha avuto nel giro di pochissimi anni diventando, quasi come il telefono cellulare, un oggetto comune a tutti.

Proprio in questi giorni ho potuto leggere di questo fenomeno che mi riguarda in prima persona perché anche io mi sono avvicinato a questa disciplina, che ritengo sia arte a pieno diritto, da pochi anni e in coincidenza con l’avvento delle prime fotocamere digitali.

Ma perché, nonostante il digitale, non si può dire (come vorrebbero farci credere per vendere di più) che oggi siamo tutti fotografi?

Ritornando al telefonino, nominato non a caso, possiamo certamente affermare che sia il simbolo indiscusso della "tecnologia per tutti" e la causa principale della diffusione della "foto mania" di questi tempi. Chiunque ne possieda uno (in media ce ne sono ormai due pro capite) inizia inevitabilmente a usare, tra le prime funzioni, proprio lo strumento "fotocamera". Spesso lo fa a sproposito, magari per fotografare se stesso e poi inviare il proprio faccione via "mms", ma comunque familiarizza con le foto al punto da rendersi conto che i risultati sono penosi.

Allora finalmente compra la sua prima "macchina fotografica digitale" .

 

cito da Wikipedia, l'enciclopedia libera

In informatica ed elettronica con digitale ci si riferisce a tutto ciò che viene rappresentato con numeri o che opera manipolando numeri. Il termine deriva dall'inglese digit, che significa cifra, che a sua volta deriva dal latino digitus, che significa dito.

fortunatamente nella fotografia il termine assume un significato molto più semplice (soprattutto nella pratica) perché si intende il procedimento che consente di ottenere immagini mediante tecnologie elettroniche direttamente in forma digitale e di memorizzarle su un supporto magnetico ottico o elettronico.

 

In altre parole, messe al bando le pellicole che non si è mai certi d’aver inserito correttamente (il più delle volte si apriva l’alloggiamento per errore inondando il negativo di luce) e che non davano la certezza del risultato fino al momento tragico dello sviluppo, fare pratica è diventato molto più semplice ed economico. Questo ha dato ulteriore impulso alla nuova tendenza che ci ha spinto tutti in piazza armati di fotocamera scavalcando persino i giapponesi in questo primato.

Ma allora perché non si è estinta la figura del fotografo professionista? Perché non è morto in un’alba di fuoco seguendo lo stesso destino che in passato travolse il temibile Tirannosaurus Rex con tutti i suoi simili? Intanto per la straordinaria capacità dell’uomo di adattarsi a nuovi habitat, e poi perché nei primi anni questi resistette continuando a usare proprio quei cari vecchi rullini che davano ancora risultati inarrivabili per la nuova tecnologia, convertendosi al digitale solo nel momento in cui la difficoltà sempre maggiore di reperire sul mercato accessori e materiali di consumo diventò insostenibile.

La fine della produzione della pellicola professionale KODACHROME, nel giugno 2009, ha probabilmente segnato il definitivo passaggio alla nuova era, ma nel frattempo tutti, nel settore, erano già corsi ai ripari. I costi, certo, più accessibili, oggi riguardano solo strumenti dagli evidenti limiti quando le condizioni esterne di luce o magari anche solo di distanza del soggetto da immortalare non sono ideali.

Difficile pensare di ottenere una foto che possa definirsi qualcosa di più che carina in questo modo.

 

Le nuove fotocamere portatili hanno certo raggiunto prestazioni di riguardo, ma resta il fatto che per potersi definire fotografi è necessario:

  1. Avere una dotazione superiore (fotocamera reflex, ottiche in grado di abbracciare ogni tipo di inquadratura, lampeggiatori esterni che assicurino la possibilità di lavorare in condizioni di luce non ottimali, treppiede, telecomando, filtri ecc.) che si riconosce facilmente partendo proprio dai prezzi, spesso non proprio accessibili a tutti.
  2. Saper ovviare alla eventuale carenza tecnica dei mezzi a disposizione operando modifiche a livello di apertura del diaframma, tempo di esposizione, luminosità …
  3. Dotarsi di un supporto di memorizzazione adeguato (un computer potente e con tanta memoria disponibile)
  4. Avere un software per l’organizzazione e il ritocco che nel digitale spesso aiuta molto a migliorare lo scatto originale (ma la foto originale deve essere già bella, è sbagliato pensare che le applicazioni informatiche possano fare miracoli).

 

Ma a parte questi requisiti tecnici, ancor di più è assolutamente necessario :

  1. Guardare a tutto come a una possibile inquadratura
  2. Non vergognarsi, per la strada, di assumere posizioni bizzarre per ottenere l’inquadratura come la si vuole
  3. Girare sempre attrezzati perché bisogna essere pronti quando l’ispirazione arriva.
  4. Non essere mai troppo contenti del risultato raggiunto. Lo scatto più bello è sempre quello che deve ancora venire.
  5. Osservare i lavori degli altri cercando sempre nuovi spunti e nuove motivazioni. Internet mette oggi a disposizione una quantità inimmaginabile di fotografie a cui attingere nella ricerca di modelli che possono rientrare nella nostra sfera, dai ritratti ai paesaggi e fino alle elaborazioni astratte.
  6. Provare, provare, provare

 

Su questo punto insisto perché, da buon autodidatta, posso affermare che se nel mio archivio ottico posso vantare ormai diecimila foto circa è solo perché ne ho scattate quasi quarantamila, scatto più scatto meno. Questa foto di esempio, che potete trovare anche sul mio blog e accompagna una poesia, è il risultato di una serie di circa venti scatti alla luna dove ho provato modificando di volta in volta ISO, tempi di esposizione, zoom e messe a fuoco, fino a che non ho trovato quello giusto.

 

 

Meditate gente, meditate.

 

CLAUDIO FRATANTONIO

Commenti

avatar Pippo
0
 
 
ma io tutta questa eccezzionalità ...........
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