L'altra metà del cielo PDF Stampa E-mail
Mercoledì 02 Dicembre 2009 19:08
 

L'altra metà del cielo

Incontro con Maria Teresa Biscarini

 

La letteratura femminile tra racconti, cortometraggi e un buon caffè”, questa la titolazione apparsa sulla rivista Avanguardia (numero 41 Anno 14 2009) relativamente ad una scrittrice di “casa nostra”: Maria Teresa Biscarini. Con la disponibilità che la contraddistingue, accetta di buon grado l’invito a parlare di sé su Art Litteram, con questa intervista:

 

Narrativa femminile avanti tutta?  

M.T. Sì e no.

Vuol forse intendere che c’è stata una svolta nella sua scrittura?

M.T. Se per svolta si intende un qualcosa di nuovo, direi di sì. Se invece allude ad un rinnegare il passato, decisamente no.

Ci spieghi meglio…

M.T. Se la memoria non mi inganna il nostro primo incontro si era prevalentemente concentrato sul filone scrittura e comunque ricerca espressiva coniugata al femminile.

Appunto…Cosa c’è di nuovo all’orizzonte?

M.T. C’è che a seguito di un laboratorio di scrittura tenuto dal giornalista Giorgio Comaschi, si è deciso di tentare la via della pubblicazione per un libro scritto a 18 mani. E la cosa ad ottobre di questo anno è andata in porto.

Mi sta dicendo che è coautrice?

M.T.  Esattamente e questa volta le donne pur non essendo tra le protagoniste principali della vicenda noir, sono comunque state chiamate in causa in una posizione direi nevralgica per l’intero impianto narrativo, ma non mio tramite.

Si tratta quindi di un noir in qualche modo al femminile?

M.T. Un noir dei nostri giorni che affonda le sue radici in una tradizione millenaria in cui le imperatrici giocano un ruolo molto importante. Un giallo storico in cui il presente si interseca col passato in un gioco di prospettive che, alle volte, può provocare un senso di smarrimento, ma che poi in qualche modo trova una sua direzione o forse più direzioni nei finali che ciascuno dei partecipanti al corso ha impresso alla storia.

Una sorta di filo di Arianna a più uscite

M.T.  In un certo senso, sì.

Non credo sia stato un lavoro facile quanto a coordinamento.

M.T. Non facile, ma proprio per questo stimolante. Specie per me, unica partecipante di fuori regione, che quindi non aveva nemmeno modo di frequentare il gruppo al di là delle ore di laboratorio. E credo che il passaggio di testimone riesca meglio quando ci si conosca abbastanza bene l’uno con l’altro. Interrompere un pezzo e lasciare che l’altro prosegua nella direzione più congeniale tenendo però sempre nel debito conto i contributi forniti dagli altri, può riuscire ad una sola condizione: che si entri in uno scambio empatico con l’altro.

Perché, ci faccia capire, ìl laboratorio dove si teneva?

M.T. A Bologna. Non a caso Comaschi, ideatore del corso insieme a Procope Studio, è un bolognese doc.

Parliamo del Giorgio Comaschi dello Zecchino d’oro?

M.T. Proprio lui.

Mai sentito che fosse anche un docente di corsi di scrittura.

M.T. In effetti si è trattato del suo primo corso in tal senso ed in più occasioni ha tenuto a ribadire che intenderà farlo rimanere tale, per la singolarità che l’esperienza ha significato per tutti noi.

A questo punto vogliamo sapere titolo ed editore.

M.T. IL MISTERO STECCANELLA edito da Pendragon.

E la questione degli autori come è stata risolta?

M.T. Curiosamente direi, come curiose sono state le vicende che hanno condotto alla stesura del libro. L’autore del libro è l’unico corsista che non ha scritto nulla e che non ha mai partecipato alle lezioni, se non a quella d’inizio. E così la molla ispiratrice e propulsiva da cui ha preso avvio la trama è stata propria la sua scomparsa.

In barba alla legge sul diritto d’autore…

M.T. Beh sì in effetti l’impostazione della copertina può essere fonte di equivoci che all’interno si risolvono, essendo ogni capitoletto attribuito al suo legittimo autore.

Chi stabiliva la successione dei pezzi e l’autore dei medesimi?

M.T. Comaschi assegnava i turni, ma poi eravamo liberi di dirottare la storia nella direzione che ci appariva più congeniale, specie all’inizio. Poi però si è sentita la necessità di un coordinamento e di un editing per colmare le lacune, per eliminare le incongruenze, per ragioni di coerenza e qui siamo entrate in azione io e colei che ha messo di mezzo le imperatrici della Cina. 

Un giallo scritto a più mani ed ambientato in Cina dunque.

M.T. In un certo senso, ma ora non mi faccia aggiungere altro, altrimenti si rischia di svelare troppo e di veli già se ne parla a sufficienza nel romanzo.

Una pubblicazione in vendita credo sia un bel traguardo…

M.T. Sì, credo di sì. Si comincia a vedere il lavoro di squadra di un team redazionale: dalla scelta della copertina, all’impaginazione, dalla sigla dell’editore alla quarta di copertina al codice ISBN. Il lavoro artigianale dello scrittore che diventa un articolo in commercio.

Comunque non riesco a credere che tra i suoi pezzi che compongono il romanzo non ce ne sia almeno uno avente come protagonista una donna…

M.T. Strano ma vero…almeno che non si consideri il finale ambientato nella cripta. Lì mi sono servita di sacerdotesse, ancelle, imperatrici in veste di numi tutelari…ma più che personaggi reali, ho voluto creare un clima misterosofico…”alla Indiana Jones” come l’ha definito Comaschi. E comunque non è che la mia passione per la storia delle donne sia svanita così. Come avevo annunciato in prima battuta, questi passi ulteriori nelle varie tipologie di narrazione, non significano che abbia rinnegato il passato, anzi…

Continua a scrivere di donne quindi.

M.T. Esattamente. Accanto alle mie “vecchie” collaborazioni ce ne è una nuova di zecca. Si tratta di un quindicinale edito dall’associazione culturale Liberamente la cui redattrice capo, Elena Refraschini, sono anni che si batte per mantenere in vita la rubrica “Storie di donne”. Inutile dire che il nostro è stato un riconoscersi… tramite i pezzi. Così sono entrata a fra parte della rosa dei collaboratori che sfornano pezzi visibili su www.liberamentemagazine.org

Chi cerca trova…

M.T. Infatti. E non potevo trovare di meglio che iniziare una collaborazione con un numero intitolato “L’altra metà del cielo”, con chiaro riferimento al genere femminile.

Un talento il suo sempre più emergente allora…

M.T. Credo che tutte queste interazioni siano molto utili per creare un circuito “virtuoso” che prima o poi si autoalimenterà. E comunque un significativo contributo va anche a coloro che mi hanno sostenuto e tuttora mi sostengono. E con questo non intendo riferirmi a persone amiche o conoscenti, che sempre con un certo imbarazzo coinvolgo in queste mie peregrinazioni personali, quanto a professionisti che ho avuto occasione di conoscere all’interno di laboratori vari.

Si riferisce a qualcuno in particolare?

M.T. Ovviamente sì. Lo stesso Giorgio Comaschi al termine di questa esperienza di scrittura corale che lui ha definito “avventura”, ha stilato una sorta di pagella personale sul nostro modo di scrivere. Circoscrivendo la sua valutazione alla scrittura narrativa riporto espressamente le sue parole: “La fantasia non ti manca ed è una fantasia sana, con quelle piccole follie necessarie per poter scrivere di qualsiasi cosa”.

Una sorta di genio e sregolatezza

M.T. Sinceramente il binomio mi sembra un po’ forte. La genialità è sempre qualcosa di sfuggente, quanto invece alla sregolatezza, non direi. Forse non convenzionalità. E comunque come ha tenuto a precisare l’editor Enrico Rulli, mio mentore e amico “Di uno scrittore ciò che conta è la personalità, il modo in cui vive il mondo. Poi, la disposizione verso un senso dell'ironia che gli permette di mettere mano con leggerezza alle scritture più pesanti e terribili ed alle descrizioni più tragiche. Infine, un istinto al gioco, grazie al quale può permettersi di giocare, appunto, con i personaggi, disponendoli sulla scena e facendoli muovere a suo piacimento”.

Un percorso costellato di  mani amiche…Pensa di annoverare anche la rivista Avanguardia tra i suoi sostenitori?

M.T. Sicuramente. In effetti giusto qualche tempo fa, ho ricevuto una telefonata da una docente dell’istituto superiore Galeazzo Alessi di Perugia. Aveva letto l’intervista apparsa su Avanguardia e da lì si è messo in moto un meccanismo che mi vedrà loro ospite per un incontro sulla scrittura già nel mese di Dicembre. Approfitto quindi dell’occasione per tributarvi un mio sincero grazie perché se si continuerà a parlare di me, sarà anche merito vostro.

                                                                                             

 Riccardo Maria Gradassi

 

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