Una Terra senza umani PDF Stampa E-mail
Scritto da Cinzia Baldini   
Giovedì 30 Luglio 2009 20:37

Che cosa accadrebbe al pianeta se gli umani sparissero di colpo?

(da "Le Scienze" – edizione italiana di Scientific American – Settembre 2007)

 

L’articolo inizia con un breve commento della Redazione del Bimestrale che riporto integralmente:

É una fantasia piuttosto comune immaginare di essere l’ultima persona rimasta sulla faccia della terra. Ma che cosa succederebbe se tutti gli esseri umani fossero improvvisamente spazzati via dal pianeta? Questa premessa è il punto di partenza di The World without Us (Il Mondo senza di noi), il nuovo libro di Alan Weisman, saggista scientifico e professore associato di giornalismo all’Università dell’Arizona. In questo approfondito esperimento mentale, Weisman non specifica che cosa elimini Homo sapiens, ma si limita a presupporre la brusca scomparsa della nostra specie e prevede la sequenza di eventi che si verificherebbero con maggiore probabilità nel corso degli anni, dei decenni e dei secoli successivi.

Secondo Weisman gran parte della nostra infrastruttura materiale inizierebbe a sgretolarsi quasi immediatamente. Senza spazzini e addetti alla manutenzione delle strade, i grandi viali e le autostrade inizierebbero a creparsi e a deformarsi nel giro di pochi mesi. Durante i decenni successivi, molte abitazioni ed edifici commerciali crollerebbero, mentre alcuni oggetti d’uso comune resisterebbero alla rovina per un tempo straordinariamente lungo. Le pentole in acciaio inox, per esempio, potrebbero durare millenni, specialmente se restassero sepolte nei tumuli coperti di erbacce che una volta erano state le nostre cucine. E alcuni materiali plastici comuni potrebbero rimanere intatti per centinaia di migliaia di anni: non si consumerebbero fino a quando non si evolvessero dei microbi in grado di decomporli. Steve Mirsky, redattore di "Scientific American" ha intervistato Weisman per scoprire le ragioni che l’hanno spinto a scrivere il suo libro e quali lezioni possiamo trarre dalla sua ricerca.

Ed ecco l’articolo:

Che cosa accadrebbe a tutto ciò che abbiamo costruito se noi non ci fossimo più? La natura sarebbe in grado di spazzare via ogni traccia di noi? Tra le cose che l’uomo ha realizzato, ce ne sono alcune indistruttibili? La natura potrebbe, per esempio, restituire la città di New York alla foresta che esisteva al suo posto quando Henry Hudson vide l’isola per la prima volta nel 1609?

É stato avvincente parlare con gli ingegneri e gli addetti alla manutenzione di New York di tutto ciò che è necessario fare per tenere a bada la natura. Ho scoperto che le nostre enormi, imponenti e dominanti infrastrutture, che sembrano così monumentali e indistruttibili, in realtà sono piuttosto fragili, e continuano a funzionare ed esistere grazie ad un esercito di esseri umani dai quali tutti noi dipendiamo.

Il nome "Manhattan" deriva da una parola indiana che indica le colline: un tempo era un’isola ricoperta di colline. Ovviamente la zona fu spianata per poterci costruire un reticolo di strade. Intorno a quelle colline scorrevano circa 40 diversi corsi d’acqua e c’erano sorgenti in tutta l’isola. Che ne è stato di tutta quest’acqua? Su Manhattan cade sempre la stessa quantità di pioggia, ma l’acqua è sparita. É sottoterra. Una parte di essa scorre attraverso le fognature, ma un sistema fognario non sarà mai efficiente quanto la natura nel drenaggio dell’acqua. Così, nel sottosuolo, c’è una grande massa d’acqua che continua a scorrere sotto di noi in cerca di una via d’uscita. Persino in una giornata limpida e soleggiata gli addetti alla manutenzione della metropolitana devono pompare circa 60 milioni di litri d’acqua, altrimenti le gallerie inizierebbero ad allagarsi.

A Manhattan ci sono luoghi dove si conduce una lotta perenne contro l’innalzamento dei fiumi sotterranei che corrodono i binari. All’interno di questi locali di pompaggio si riversano enormi quantità d’acqua. E in fondo, in un piccolo vano ci sono le pompe che l’aspirano verso l’esterno.

Dunque mettiamo che gli esseri umani sparissero domani. Una delle prime cose che accadrebbero è che verrebbe a mancare l’energia. Molta della nostra energia proviene da centrali nucleari o a carbone provviste di interruttori di guasto automatici che assicurano che la centrale non vada fuori controllo se non c’è un essere umano a monitorarne i sistemi. Una volta interrotta l’elettricità, le pompe smetterebbero di funzionare e i sottopassaggi inizierebbero a riempirsi d’acqua. Entro 48 ore New York dovrebbe fare i conti con un bel po’ di allagamenti. Una parte sarebbe visibile in superficie. Potremmo avere fuoriuscite da alcune fognature. E presto quelle fognature si intaserebbero di detriti: prima con gli innumerevoli sacchetti di plastica abbandonati in giro per la città e in seguito, se nessuno di ocupa di potare le siepi nei parchi, sarebbe la materia organica vegetale a intasare i canali di scolo.

Ma che cosa accadrebbe sottoterra? Corrosione. Provate solo a pensare alle linee della metropolitana… Siete lì che aspettate il treno e ci sono tutte queste colonne di acciaio che sostengono il tetto, che in realtà è la strada. Queste strutture inizierebbero a corrodersi e alla fine crollerebbero. Basterebbe qualche decina d’anni perché le strade si riempiano di crateri. In pochi decenni alcune strade tornerebbero a essere quei fiumi di superficie che solcavano Manhattan prima che noi costruissimo tutte queste cose.

Molti degli edifici di Manhattan sono ancorati alla roccia sottostante. Ma pur avendo fondamenta con travi d’acciaio, queste strutture non sono state progettate per essere perennemente in ammollo. Così dopo un po’ gli edifici inizierebbero a cedere e a crollare. Crollando, un edificio si porterebbe giù un paio di altri palazzi, creando uno spazio libero. In questi spazi il vento porterebbe i semi delle piante e quei semi attecchirebbero nelle fessure del manto stradale. I semi metterebbero radici nei detriti di origine vegetale, ma l’aggiunta della calce proveniente dal calcestruzzo creerebbe un ambiente meno acido per diverse specie. La città inizierebbe a sviluppare un suo, proprio, piccolo ecosistema. Ogni primavera quando la temperatura oscilla sulla linea del disgelo, si formerebbero nuove crepe, dove l’acqua penetrerebbe, ghiacciando. E le crepe si allargherebbero, permettendo ai semi di penetrare. Tutto ciò accadrebbe molto rapidamente.

Immaginare una Terra senza esseri umani può avere anche vantaggi pratici. Secondo Weisman, può gettare nuova luce sui problemi ambientali.

Non sto suggerendo che dobbiamo preoccuparci di un’improvvisa scomparsa degli esseri umani, magari a causa di un raggio mortale alieno che ci spazza via tutti. Al contrario, ciò che sto scoprendo è che questo nuovo modo di osservare il nostro pianeta –togliendo noi in via teorica- è così affascinante che in un certo senso esorcizza i timori delle persone o la terribile ondata di depressione che può travolgerci quando leggiamo dei problemi ambientali che abbiamo creato e dei possibili disastri che potremmo dover affrontare il futuro. Perché, diciamocelo francamente, ogni volta che leggiamo queste cose la nostra preoccupazione è: "oh, mio Dio, ma allora moriremo? Sarà la fine?". Il mio libro elimina quel timore sul nascere, dicendo che la fine è già arrivata. Per una ragione non meglio precisata gli esseri umani se ne sono andati e ora ci mettiamo comodi e vediamo che cosa succede in nostra assenza. É un modo delizioso di ridurre tutti i timori e l’ansia. E guardare che cosa succederebbe in nostra assenza è un altro modo per osservare, diciamo, che cosa succede in nostra presenza.

Pensate per esempio a quanto tempo ci vorrebbe per cancellare alcune delle cose che abbiamo creato. Alcune delle nostre più formidabili invenzioni hanno una longevità che non siamo nemmeno in grado di prevedere, come certi inquinanti organici persistenti che sono partiti come pesticidi o sostanze chimiche ad uso industriale. O alcune delle nostre materie plastiche, che hanno un ruolo importantissimo nelle nostre vite e una presenza massiccia nell’ambiente. E quasi tutte quelle cose non esistevano neppure, fino al secondo dopoguerra. Così cominci a pensare che probabilmente non c’è modo di avere un esito positivo, che stiamo osservando un’ondata travolgente di proporzioni geologiche che la specie umana ha scatenato sulla Terra.

Verso la fine del libro sollevo la possibilità che gli esseri umani possano continuare ad essere parte dell’ecosistema in un modo molto più equilibrato con il resto del pianeta.

É un tema che affronto guardando per prima cosa non solo a ciò che di orribile e spaventoso abbiamo creato – come la radioattività artificiale e gli inquinanti, alcuni dei quali potrebbero restare in circolazione fino alla fine della storia terrestre – ma anche ad alcune delle cose meravigliose che abbiamo fatto. Mi chiedo: non sarebbe una triste perdita se l’umanità venisse spazzata via dal pianeta? Che sarebbe dei nostri maggiori atti artistici ed espressivi? Delle nostre più belle sculture? Della nostra migliore architettura? Rimarrà qualche segno ad indicare che siamo esistiti per un certo periodo di tempo? Questa è la seconda reazione che noto immancabilmente nelle persone. All’inizio pensano che il mondo sarebbe decisamente migliore senza di noi. Ma poi si dicono: "non sarebbe triste se non ci fossimo?" E non credo sia necessaria la nostra totale scomparsa perché la terra torni ad una condizione più sana.

I nuovi dominatori?

Si dice che la natura aborrisca il vuoto.

Se gli esseri umani sparissero, quale altra specie potrebbe evolversi fino a saper costruire utensili, coltivare la terra e usare il linguaggio, e infine dominare il pianeta? Secondo Alan Weisman, i babbuini avrebbero una ragionevole possibilità. Sono provvisti del cervello più grande rispetto ad ogni altro primate oltre a Homo Sapiens, e, come noi, si sono adattati a vivere nella savana man mano che gli habitat forestali in Africa si riducevano. In The World withaut Us (Il Mondo senza di noi) Weisman scrive: "Se svanissero gli esseri umani, i babbuini prenderebbero il nostro posto? Durante l’Olocene la loro capacità cranica è rimasta limitata perché noi abbiamo avuto la meglio su di loro, scendendo per primi dagli alberi? Se noi non fossimo più in circolazione, il loro potenziale mentale approfitterebbe dell’occasione per risollevarsi e spingerli ad un’improvvisa corsa evolutiva verso ogni anfratto vacante della nostra nicchia ecologica? Centinaia di migliaia di anni dopo quello di H. Sapiens, potrebbe avvenire un secondo esodo dall’Africa. Ci si chiederà che cosa ne faranno gli archeologi babbuini del futuro degli straordinari manufatti umani –sculture, posate, borsette di plastica- sepolti sotto i loro piedi.

Weisman si augura che "o sviluppo intellettuale della creatura, qualunque essa sia, che li riporterà alla luce, possa essere catapultato brutalmente su un piano evoluzionistico superiore grazie alla scoperta di strumenti già costruiti". Anche da fantasmi,insomma, potremmo continuare a plasmare il futuro."

VINCITORI…

La nostra fine sarebbe una buona notizia per molte specie. Ecco qui sotto un piccolo campionario di animali e piante che beneficerebbero della scomparsa del genere umano.

Uccelli: senza grattacieli e linee dell’alta tensione con cui scontrarsi, almeno un miliardo di uccelli ogni anno eviterebbe di rompersi il collo.

Alberi: a New York, querce ed aceri, oltre all’invadente alianto cinese, si impadronirebbero della città.

Zanzare: cessata ogni attività di sterminio e con il rifiorire delle zone umide, enormi nuvole di questi insetti si nutrirebbero di altri animali.

Gatto domestico comune: probabilmente se la caverebbe bene nel mondo postumano nutrendosi di piccoli mammiferi e uccelli.

 

… E VINTI

Non c’è dubbio: i nostri parassiti e il nostro bestiame sentirebbero la nostra mancanza. Ecco una breve lista di specie che probabilmente risentirebbero molto della nostra scomparsa.

Bestiame da allevamento: mucche e pecore diventerebbero un succulento pasto a base di carne per i leoni di montagna, i cojote e altri predatori.

Ratti: privati della nostra spazzatura morirebbero di fame o sarebbero preda dei rapaci che nidificano all’interno delle rovine degli edifici.

Scarafaggi: senza edifici riscaldati che li aiutano a sopravvivere all’inverno, scomparirebbero dalle regioni temperate.

Pidocchi: dato che questi insetti si sono adattati all’uomo in modo tanto specifico la nostra dipartita ne causerebbe l’estinzione.

 

… LA LUNGA SCOMPARSA DELL’UMANITA’:

Cronologia della caduta di New York…

 

2 giorni dopo la scomparsa degli umani

In mancanza di un costante pompaggio, il sistema della metropolitana di New York si allaga completamente.

7 giorni

Senza sistemi di controllo i reattori nucleari si incendiano o fondono.

1 anno

Il manto stradale cede e si spacca in seguito al gelo e al disgelo dell’acqua penetrata nelle crepe.

Da 2 a 4 anni

A New York, come nelle altre città, le strade di coprono di erbacce e, in seguito, di piante infestanti, le cui radici sollevano i marciapiedi e devastano le fognature già danneggiate.

4 anni

Senza riscaldamento, abitazioni e uffici sono vittime del ciclo gelo/disgelo, e iniziano a crollare.

5 anni

Grandi aree della città potrebbero essere state rase al suolo dagli incendi: basta un fulmine che colpisce un mucchio di rami secchi in quel che era Central Park per dare origine ad un catastrofico incendio.20 anni

Si formano dozzine di corsi d’acqua e paludi, mentre le strade crollate si riempiono d’acqua.

100 anni

I tetti di quasi tutti gli edifici sono crollati, accelerando il deterioramento delle strutture.

300 anni

Anche i ponti sospesi di New York sono crollati. Ma i ponti ad arco, specialmente quelli progettati per sostenere le linee ferroviarie potrebbero durare ancora per secoli.

500 anni

Foreste mature ricoprono l’area metropolitana di New York.

5.000 anni

In seguito alla corrosione degli involucri delle testate nucleari, l’isotopo radioattivo plutonio-239 si disperde nell’ambiente.

15.000 anni e più

Gli ultimi resti degli edifici in pietra di Manhattan cedono il posto ai ghiacciai in avanzamento all’alba di una nuova era glaciale.

35.000 anni

Finalmente si dissolve il piombo depositato al suolo dalle emissioni degli autoveicoli nel XX secolo.

100.000 anni

La concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera torna ai livelli preindustriali.

10 milioni di anni

Le sculture in bronzo, molte delle quali mantengono ancora quasi intatta la loro forma originale, sopravvivono quali relitti dell’era umana.

1 miliardo di anni e più

Con l luce solare che diventa più forte, la Terra si surriscalda enormemente, ma insetti ed altri organismi potrebbero adattarsi.

5 miliardi di anni

La Terra si vaporizza, mentre il sole ormai morente si espande e consuma tutti i pianeti interni.

Trilioni di anni

Spezzoni di Star Trek e degli altri programmi televisivi, sbiaditi e frammentati, continuano a viaggiare attraverso lo spazio

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