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Nunzio Donato e il mondo di Iulabor PDF Stampa E-mail
Sabato 06 Giugno 2009 20:27
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Nunzio Donato e il mondo di Iulabor
Intervista a Nunzio Donato
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INCONTRO CON NUNZIO DONATO

In questi ultimi anni, dopo una lunga gavetta trascorsa come genere di “nicchia”, il fantasy è riuscito a farsi largo nei gusti letterari degli italiani, arrivando ad occupare nelle librerie interi scaffali, laddove un tempo si sarebbero trovati libri completamente diversi.
Il rilancio di una letteratura che si era persa e la trasposizione cinematografica di storie emblematiche sconosciute ai più, hanno contribuito a questo rilancio; pensiamo ai vari Harry Potter, Il signore degli anelli, Le cronache di Narnia e altro ancora.
E’ stato quindi naturale che gli editori, grandi e piccoli, abbiano rivolto lo sguardo agli autori italiani, in cerca di quel non so che necessario a far arrivare in libreria una storia fantasy.
I nomi più noti sono quelli di Licia Troisi e Andrea D’angelo, ma molti altri scrittori hanno seguito le loro orme, anche se con passi più timidi.
Uno di questi è Nunzio Donato, che è già alla seconda pubblicazione con Delos Books, che ha riservato per lui due titoli nella neo-collana Storie di draghi, maghi e guerrieri.
Analizziamo i due romanzi – brevi, per la cronaca – rivolti, come gli altri numeri della collana, a un pubblico giovanile.

LA GEMMA DEL DOLORE

Il libro si apre sul tranquillo villaggio di Vilamego, sconvolto dalla venuta di un nemico misterioso e terribile, Lord Haeragan, comandante di una legione di guerrieri senza scrupoli. Sono in cerca della Strega, di cui quel popolo di contadini non sa praticamente nulla, e non esitano a uccidere e torturare pur di scoprire dove essa si nasconda. Così conosciamo Kitlan, giovane dal carattere indomito che alla prima occasione tenta di reagire alle angherie degli uomini del Lord, ottenendo purtroppo solo di mettersi nei guai. Dopo esser stato ferito e aver perso i sensi, il giovane si risveglia in una grotta, accudito da una donna bellissima che indossa un bracciale con una pietra rossa al centro. Il suo nome è Alilara ed è la Strega che il Lord sta cercando.
Attraverso uno specchio magico vede se stesso ancora nel villaggio e  lei gli rivela che si tratta di un Mutaforma, che ha assunto le sue sembianze per portare a termine una vendetta che lei brama da tempo.
Kitlan vuole delle spiegazioni e dopo lunga insistenza ottiene di conoscere la storia di Alilara.
La Strega inizia quindi a parlare di sé, di come venne rapita da bambina e successivamente fatta schiava dal perfido Zerrath, di come riuscì a scappare, trovando rifugio presso la Gilda dei Mistici prima, presso cui imparò l’arte della Guarigione, e di quella degli Elementalisti poi, la cui magia manipolava la natura. La narrazione in queste pagine si sposta, passando nell’ottica di Alilara. Così viviamo dal suo punto di vista il momento in cui indossa il bracciale con l’Amuleto di Iberallath, pietra magica in grado di darle visioni del futuro. Per ottenerlo è costretta a stipulare un patto con il Demone Custode dell’Amuleto, che le chiede di essere liberato dalla prigionia che la custodia della pietra esige. Solo in seguito scoprirà di aver commesso un fatale errore.
Questa azione causa gravi conseguenze nella Gilda degli Elementalisti e lei è costretta a fuggire.
Da quel momento il suo è un continuo girovagare in fuga da se stessa, che la porta a confrontarsi con prove sempre più difficili, tanto che rischiare la vita diventa il suo unico scopo. E così arriva alle porte della Torre di Kodnomtur da cui, si dice, nessuno ha mai fatto ritorno. E’ qui che incontra Nemesis, il Mutaforma che da quel momento la seguirà nella sua missione.
Quando il ricordo scompare e Kitlan torna alla realtà, la storia prosegue spedita fino alla resa dei conti finale.

 

Gemma


Estratto del libro:
[…] Eccole. Le voci. Esplodono all’improvviso come un coro tumultuoso. Grida, invocazioni, bestemmie. Sono tutte dentro la testa. Non c’è distinzione, nelle voci. Uomini, donne, bambini, il dolore si prende tutti. E infine tocca pure me. Al confronto, la ferita al braccio è come il pizzicotto irriverente di un bambino.
Guardo il bracciale al polso. La pietra rossa, la pietra dell’Amuleto di Iberallath, brilla nel buio. Il chiarore vivido e beffardo pulsa con feroce determinazione. La sento che scruta dentro di me. Che vìola la mia anima.
 Il tempo scorre, inesorabile. Gli occhi si abituano al buio. Il tenue chiarore che filtra dalle strette finestre comincia a dissipare l’oscurità. Elementi dello scenario che mi circondano cominciano a delinearsi, a prendere forma. Linee, contorni, strutture. Ragnatele. Ma non c’è alcun suono. Sento le ossa che scricchiolano all’esterno. I passi incerti degli scheletri. Il loro assurdo, sibilante respiro. Ma qui, intorno a me, il silenzio. Ora è solo un minaccioso avvertimento. Perché le voci dentro di me non smettono di urlare e il loro frastuono mi fa vacillare. […]


Questo libro ha dalla sua diversi punti di forza. Uno consiste nei numerosi colpi di scena che l’autore dissemina durante la narrazione, che coinvolgono nella lettura al punto di desiderare di andare avanti senza staccare gli occhi dal libro. C’è poi la struttura, divisa tra narrazione dei fatti da un lato e visione dei ricordi di Alilara dall’altro.
In questo Nunzio Donato ha fatto un buon lavoro, riuscendo a non deludere mai le aspettative, creando il giusto pathos lungo il percorso.
L’inganno del demone è la parte più riuscita di tutto il racconto, non a caso ne rappresenta il fulcro, anche se il ritrovamento dell’amuleto prima e della sfera luminosa poi rendono la storia molto simile alle avventure dei giochi di ruolo fantasy. Anche la presenza delle varie Gilde (Mistici, Elementalisti, Negromanti e Guerrieri) richiama alla dimensione dei role games in stile Dungeon & Dragons. Non che questo sia un male a priori, tutt’altro, è solo indicativo del fatto che il giovane autore ha bisogno di affinare gli artigli per il futuro.
Ci sono altre cose che non convincono del tutto.
Lord Haeragan è l’incarnazione dello stereotipo del cattivo, spietato e violento in modo sfacciato; egli sembra cercare e ottenere l’odio del lettore con estrema facilità, a tal punto che ci si interroga sulla verosimiglianza dei suoi comportamenti.
Kitlan è il classico ragazzetto  di campagna che ambisce a qualcosa di più nella sua vita e appena l’occasione si presenta, non esita a coglierla al volo. Di lui non ci rimane tantissimo alla fine del racconto. Siamo sicuramente portati a immedesimarci più in Alilara, la cui storia riusciamo a vedere attraverso la narrazione dei capitoli centrali, e che ci colpisce per la sua umanità, per gli errori che arriva a commettere pur di perseguire i propri scopi, o più precisamente, per seguire quella strada che la cosa dentro le indica di volta in volta.
Molto belle le immagini in cui scopriamo l’esistenza del Mutaforma, anche se di questa creatura alla fine riusciamo a sapere poco. Cade come  un dono dal cielo tra le braccia di Alilara , cosa che ci fa storcere il naso in verità, ma oltre a bearci del suo potere mutante, non sappiamo altro di lui.
Per concludere, La Gemma del Dolore è un buon prodotto e la sensazione quando si gira l’ultima pagina è che sarebbe stato bello se la lettura fosse durata di più.


ZENAMI

La storia comincia in una taverna, chiassosa, piena di odori forti. Zenami Beamiil è un giovane Mistico in viaggio tra le montagne, in volto ha disegnata una runa e per questo usa indossare mantello e cappuccio, suscitando inevitabilmente l’interesse e i sospetti degli avventori. E’ così che già nelle prime pagine si trova in difficoltà, circondato da mercenari ostili che vogliono linciarlo perché lo credono uno Stregone. In sua difesa si erge un gigante senza nome che spazza la resistenza dei mercenari con facilità estrema, ottenendo di andarsene con il ragazzo. L’uomo rappresenta un autentico mistero per Zenami: come lui ha un tatuaggio sul volto ma il ragazzo non sa decifrarne la runa; al contrario, il colosso riesce a leggere la sua: Jamodhan, proteggi Iulabor.
Zenami ne è sorpreso, ma l’altro è taciturno quasi quanto lui, così partono a cavallo fianco a fianco, senza sapere granché l’uno dell’altro.
Durante il viaggio devono affrontare alcuni dei mercenari della taverna, che li hanno seguiti assetati di vendetta e in quest’occasione il gigante ancora una volta salva la vita del Mistico.
L’incontro successivo  è quello che dà la svolta alla storia. Nel proseguo del cammino, scorgono in fondo a un burrone dei carri distrutti e là in mezzo una giovane donna circondata da mostri orribili, simili a giganteschi scorpioni, che il gigante identifica come Divoratori.
Zenami è determinato a salvare la vita alla giovane e convince il compagno a seguirlo nell’impresa. Quando però arrivano in fondo al dirupo, scoprono che la giovane sa difendersi molto bene: è una combattente nata e conosce la magia. E’ Alilara, la Strega de La Gemma del Dolore, ancora una volta assistita da Nemesis il Mutaforma. Con loro c’è Irija, una bambina molto speciale.
Dopo aver sconfitto i Divoratori, Alilara identifica il colosso come un membro della Gilda dei Guerrieri; non solo, riconosce il segno che egli ha tatuato in volto e sa che è la runa di un demone.
Scopriamo così che il gigante è un Guerriero che ha rinnegato il proprio ordine ed è noto in quelle terre come L’Oscuro. Racconta la sua storia, di come tradì il proprio dio lasciando morire i suoi compagni durante una pericolosa missione, fuggendo per salvarsi la vita; di come in seguito incontrò il demone Zom Beidla em Gozori, che gli propose un patto: portargli una Spada di grande potere in cambio del dono di predire il futuro. Tuttavia, come per Alilara ne La Gemma del Dolore, il patto con il demone si rivelò ingannevole e l’unico futuro che gli fu dato vedere, e che ogni notte rivive nei suoi sogni, è quello della propria morte. Conosce il luogo, il modo, le sensazioni che lo legano alla fine dei suoi giorni, ma non il momento. Adirato, riuscì a riprendersi la spada e a fuggire. Così, da dieci anni, aspetta che quel giorno arrivi. E tuttavia, nel frattempo, ha scelto che l’unico scopo che valga la pena perseguire, sia trovare e uccidere il demone e avere finalmente la sua vendetta.
Dopo uno scontro con un manipolo di goblin, i nostri si rimettono in viaggio giungendo alla città-tempio di Herzag, una roccaforte di negromanti debellata dal Male secoli addietro. Mentre si aggirano tra le rovine, la bambina viene rapita dal demone e quella che segue è una corsa contro il tempo per salvarla. Nello scontro finale con Zom Beidla em Gozori, l’Oscuro si trova a dover fronteggiare, assieme a Zenami, Alilara e Nemesis, l’avversario più terribile: il momento della sua morte.
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Zenami
 


Rispetto al precedente, Zenami vorrebbe essere un completamento del mosaico iniziato con La Gemma del Dolore. L’inizio della storia è abbastanza classico, anche qui l’impronta del gioco di ruolo emerge abbastanza chiaramente. Il protagonista viene fatto oggetto delle angherie di alcuni mercenari e uno straniero misterioso, in apparenza tutt’altro che amichevole, lo salva, dando inizio alla vicenda. I cliché del gigante buono e del bello e dannato sono qui condensati insieme dandoci una netta sensazione di già visto. L’Oscuro non ci sembra poi così oscuro, i suoi atteggiamenti inizialmente accattivanti, si spengono nell’anonimato nel momento in cui Alilara ottiene di conoscere la sua storia. Zenami rimane piuttosto in secondo piano, nonostante tutto. E’ un personaggio insipido, che ci fa tenerezza ma non ci appassiona più di tanto.
Alilara e Nemesis risultano piatti, forse perché di loro abbiamo saputo tutto nel primo libro e qui si da per scontato di conoscerli. Si ha la netta sensazione che i due libri avrebbero dovuto essere parte di un unico romanzo meglio amalgamato.
Il demone, che si è sempre dimostrato astuto nel corso delle vicende personali dei protagonisti, a un tratto viene beffato dalla propria superficialità nel sottovalutare la forza spirituale di Zenami. Successivamente, il giovane Mistico è quasi costretto a rivelare ai propri compagni di esser sopravvissuto a un’imboscata dei goblin solo perché lo hanno creduto morto, sfociando in un fastidioso infodump.
Le scaramucce con Divoratori, goblin e compagnia bella infine risultano prolisse e prive di mordente. Sembrano inserite per allungare un brodo che avrebbe avuto bisogno di ben altri ingredienti.

Nel complesso, la sensazione è che Nunzio Donato abbia le carte in regola per fare molto di più di quanto abbia mostrato in questi due libri. Del binomio, senza dubbio La Gemma del Dolore è il migliore. Lettura piacevole, struttura solida, intreccio ben congegnato, personaggi discreti, buon finale.
Zenami non ha quasi nulla di tutto ciò. Racchiude in sé molte nozioni che si legano in maniera interessante al primo libro – mi riferisco soprattutto al Mutaforma - ma non vi è una buona struttura a sostenerle. L’Oscuro, su cui l’autore si è certamente concentrato molto, non riesce a convincere come avrebbe dovuto per i motivi già detti. Di Zenami, che dà il nome al libro,  alla fine non sappiamo granché, eccetto che è stato bandito dalla sua Gilda di appartenenza, così come pure i suoi compagni. Eppure sulla carta è il protagonista di questa vicenda.
 

 

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