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Rosso Istanbul di Ferzan Ozpetek PDF Stampa E-mail
Scritto da Sandro Capodiferro   
Martedì 25 Ottobre 2016 01:23

 

ROSSO ISTANBUL di FERZAN OZPETEK - MERCATO INTERNAZIONALE AUDIOVISIVO

 

Una mattina di sabato che diventa palcoscenico di un’attesa al suo epilogo, un’occasione nell’aria già da mesi tra un articolo patinato e lo scorcio di una Santa Sofia mollemente adagiata su un cielo striato di rosa.

Siamo al MIA (Mercato Internazionale Audiovisivo) e piazza della Repubblica dà il benvenuto alla kermesse del nuovo, del prossimamente, dell’attesa per l’eccellenza della programmazione cinematografica della prossima stagione. Addetti ai lavori si avvicendano alla visione di promo alternandosi tra un genere e un altro, districandosi nella giungla di telecamere e microfoni che riempiono le sale, contendendosi l’imprimatur di un successo al suo esito morfologico prima ancora del primo vagito. L’occasione si fa più ghiotta laddove la pietanza servita al meglio è il risultato di uno Chef pluristellato della cinematografia italiana (e non solo): Ferzan Ozpetek e la sua ultima fatica Rosso Istanbul.

Conseguenza ultima di un Romanzo (in maiuscolo non per caso) che tre anni fa ha fatto palpitare il cuore e la mente di molti lettori (e ancora oggi continua a riscuotere consensi da best seller quale è), questo film ha tutta l’aria di voler restituire al pubblico le emozioni tessute in immagini, che da quello scritto hanno avuto origine, da parte di un Maestro che oltre a esserne padre e madre dona se stesso, fotogramma dopo fotogramma, per raccontare una storia che è stata favola e poi leggenda nei percorsi emozionali più eclettici di un autore-regista di tale levatura.

 

 

 

I brevi tratti del promo delineano una Istanbul dai colori penetranti che in qualche modo richiamano alle ambientazioni de “Il bagno turco” con il quale all’epoca il regista ci fece viaggiare tra i vicoli e le arie malinconiche di una Istanbul forse oggi diversa.

E già, perché mentre gli sguardi del cast (totalmente turco) ci penetrano e ammaliano dal grande schermo, si legge chiaramente che ciò al quale stiamo assistendo è la trasposizione cinematografica non soltanto di un Romanzo bensì di una città e di un malinconico ritorno. I fatti di Gezi Park, le madri del sabato, appaiono come citazioni riflesse da uno specchio mediatico dal quale non si può prescindere parlando della nuova Istanbul, che mette ogni giorno in scena un concerto tutto suo fatto di vecchi scorci e nuovi rumori a far da colonna sonora.

La produttrice Tilde Corsi e la rappresentante della coproduzione turca BKM rendono bene le aspettative di un investimento (sul quale Ozpetek scherza strappando agli astanti una risata conviviale), ma l’attenzione è rapita dal racconto coinvolgente dell’autore, di quando si è dovuto cambiare set perché quello scelto era troppo pericoloso, dell’uomo che si lascia esplodere e ne senti la deflagrazione e sai che te la ricorderai per sempre, o di una madre che alla fine delle riprese non sembra più un’attrice ma la senti tua e un po’ lo diventa.

In novembre termineranno gli ultimi ritocchi a quest’opera che sarà nelle sale per febbraio/marzo del prossimo anno. Ebbene la sensazione lasciando la sala è quella di un antipasto che prelude a qualcosa di veramente buono, un filo di nostalgia per quest’ora trascorsa insieme a chi sa disegnare il racconto di una vita, e l’attesa di un prossimamente ormai certo che, come il regista ci ha abituati da sempre, sappiamo già farà parte di noi.

 

Sandro Capodiferro

 

 

 

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